Le "incivili" (secondo Berlusconi) modifiche al ddl intercettazioni

"Le modifiche lasceranno la situazione pressapoco come quella attuale" e "non lascerà parlare gli italiani liberamente al telefono"

21 luglio 2010

Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è stato un atto di "buon senso" e "rispetto della Carta", per il premier Berlusconi c'è la delusione che "tutto resta com'è ora". L'accordo raggiunto nella maggioranza sulle intercettazioni allenta in parte la stretta del bavaglio, e marca ancora e ulteriormente le distanze fra presidente della Camera e presidente del Consiglio, costretto quest'ultimo a subire la retromarcia del proprio esecutivo.
"Con le modifiche di oggi, si avrà una legge che lascerà la situazione pressoché come è adesso". Il premier Silvio Berlusconi ha parlato di intercettazioni e delle modifiche apportate al ddl dalla commissione giustizia della Camera, anche durante la conferenza stampa di presentazione del Milan tenuta ieri.
Secondo Berlusconi, c'è una legge "che non lascerà agli italiani la libertà di parlare al telefono e l'Italia non sarà un paese davvero civile, come lo è, ad esempio la democraticissima Inghilterra". "In Inghilterra, infatti - ha sottolineato Berlusconi - le registrazioni telefoniche non possono essere portate come prova nei processi né dall'accusa né dalla difesa. Qui da noi è uno scandalo assoluto. Il privato, senza avere commesso alcun reato, può venire registrato e vedere le sue conversazioni finire sui giornali, con un peso completamente diverso da quello che ha detto, perché basta tagliare qua e là una frase e il senso cambia".
"La battaglia sulle intercettazioni - ha aggiunto Berlusconi - ci porta fuori i difetti della nostra democrazia, costruita con una architettura costituzionale non in grado di produrre interventi di ammodernamento e democratizzazione. Le leggi - ha concluso - non piacciono a certa magistratura di sinistra e il popolo non conta più nulla".

Per il ministro della Giustizia, Angelino Alfano "dopo due anni di lavoro e discussioni parlamentari, il testo odierno sulle intercettazioni è l'unico punto di arrivo attualmente possibile, stante l'attuale situazione parlamentare ed istituzionale, al fine di conciliare diritto alla privacy, diritto di cronaca ed efficienza delle indagini". "Detto ciò - ha aggiunto - va riconosciuto che il contenuto del ddl intercettazioni, così come delineato dagli emendamenti fino ad oggi presentati in Commissione Giustizia, è senz'altro meno ambizioso rispetto a quanto previsto nel nostro programma di governo".
Dall’opposizione il segretario democratico Pierluigi Bersani, parla di "mezzo passo avanti", ma invita la maggioranza a mettersi d'accordo con se stessa dopo la freddezza dimostrata da Silvio Berlusconi nei confronti delle ultime modifiche al ddl. "Siamo al 'ghe pensi mi', ci penso io" ha ironizzato il capo del Pd, citando la frase del Cavaliere ma in realtà, ha argomentato, bisogna aspettare che la maggioranza trovi l'intesa: "Quando si metteranno d'accordo, ne parleremo. Noi siamo qui anche ad agosto, ma credo ci sia qualche problema a fare subito questo ddl".
Plaude al nuovo testo Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera e presidente Generazione Italia. "Sulle intercettazioni hanno vinto la ragionevolezza e il buonsenso e il testo che si profila è per noi un ottimo risultato con cui garantire il giusto equilibrio tra esigenze investigative, libertà di stampa e riservatezza dei cittadini", ha dichiarato il finiano. "Il risultato raggiunto - ha detto ancora - è un successo di tutto il Pdl e del governo che hanno accolto la ferma posizione a favore della legalità, della minoranza interna, che ancora una volta si è mostrata utile a evitare errori e particolarmente sensibile sotto il profilo istituzionale".
Anche per il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini "il testo del ddl intercettazioni è profondamente cambiato ed è migliorato, penso che sia un nostro successo. Dopo di che può essere che se ne discuterà a settembre, ma questo è un altro discorso", spiegava Casini riferendosi alle voci circolanti su uno slittamento del varo della legge. Rinvio di cui parlavano l'altro ieri gli stessi deputati del Pdl. Secondo autorevoli fonti del partito, sembra infatti difficile approvare la riforma entro la pausa estiva.

A cambiare il testo ieri in mattinata era arrivato in Aula l'emendamento del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo che prevede come "l'obbligo del segreto per le intercettazioni cade ogni qualvolta ne sia stata valutata la rilevanza''. Con l'emendamento al ddl e la cosiddetta 'udienza filtro', il gip, d'intesa con accusa e difesa, deciderà le parti pubblicabili delle intercettazioni e quelle che invece vengono secretate. La modifica stabilisce che "si afferma il principio che nel corso delle indagini l'obbligo del segreto per le intercettazioni cade ogni qualvolta ne sia stata valutata la rilevanza".
Per il sottosegretario Caliendo arriva però la richiesta di sfiducia dell'Italia dei valori: l'Idv ha infatti chiesto al presidente del Senato Renato Schifani di calendarizzare la mozione di sfiducia nei suoi confronti, secondo quanto riferito dal capogruppo Idv a palazzo Madama. Anche il Partito democratico ha chiesto in Commissione che il sottosegretario Caliendo non segua più il ddl perché "politicamente inopportuno, dato il suo coinvolgimento nell'inchiesta sulla cosiddetta P3 e sull'eolico".

Ben venga l'introduzione dell'udienza filtro per valutare la rilevanza delle intercettazioni e quindi la loro pubblicabilità, con la quale il governo ha "recepito sostanzialmente un'istanza avanzata fin dall'inizio dall'Anm". Ma ora dal ddl bisogna cancellare anche le norme che limitano l'utilizzo dello strumento investigativo: il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, ha accolto così le nuove modifiche al ddl. Ripetendo che ora vanno messe da parte tutte quelle disposizioni, contenute nel ddl, che limitano l'uso investigativo delle intercettazioni, come quelle che prevedono la competenza del tribunale collegiale, "che produrranno effetti devastanti sul funzionamento degli uffici giudiziari".
In una nota la Federazione Nazionale della Stampa Italiana a proposito delle modifiche che saranno apportare al ddl sulle intercettazioni ha sostenuto: "L'udienza-filtro, la cui introduzione anche la Fnsi ha sollecitato per lungo tempo, entra finalmente nei testi proposti dal governo: si è capito, pur tardivamente, che è in questo strumento il giusto equilibrio fra il diritto alla riservatezza, il diritto-dovere di informare e il diritto dei cittadini a conoscere le vicende di rilevanza pubblica. E' un importante passo avanti". La Fnsi ha sottolineato: "Evidentemente avevano fondamento le proteste e le richieste formulate nei mesi scorsi da tanta parte dell'opinione pubblica, e con essa dalle rappresentanze dei giornalisti e dei magistrati". Il passo avanti fatto, secondo la Federazione, "va ascritto non soltanto al dibattito tra le forze politiche ma anche alla possente mobilitazione che ha caratterizzato la vita pubblica italiana di questo periodo". "Restano però aperte due questioni di assoluta rilevanza, che il sindacato dei giornalisti chiede vengano prese in esame nel prosieguo della discussione parlamentare alla Camera - prosegue ancora la nota - la prima è l'assenza di un termine certo entro il quale l'udienza-filtro debba svolgersi: se manca questa indicazione vincolante, si rischia che il segreto sulle intercettazioni duri per mesi o anni; il bavaglio, rimosso in linea di diritto, verrebbe ripristinato nei fatti. La seconda è il permanere dell'obbligo al riassunto: non se ne comprende la ragione, una volta che l'udienza-filtro abbia escluso le parti delle intercettazioni prive di rilevanza pubblica".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Repubblica.it]

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21 luglio 2010

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