Le mafie nel pallone...

La denuncia in un dossier di Libera: "Il calcio è inquinato dalla mafia. Più di 30 clan controllano il pallone"

17 luglio 2010

Riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome, il grande affare del mondo ultrà, le "mani" sulle scuole calcio. Le mafie sono nel pallone!
E' la denuncia dell'associazione Libera, che ha presentato il dossier "Le mafie nel pallone - Storie di criminalità e corruzione nel gioco più truccato al mondo. Potenza Calcio: il caso limite", un'anticipazione del libro "Le mafie nel Pallone", di Daniele Poto, in uscita a settembre.

Libera punta il dito dalla Lombardia al Lazio, abbracciando la Campania, la Basilicata, Calabria, toccando la Puglia, con sospetti in Abruzzo e con un radicamento profondo nell'isola siciliana.
E con il Nord Italia sicuramente non immune da questa onda di illegalità applicata al calcio. Più di 30 clan direttamente coinvolti o contigui censiti nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose ed i casi di corruzione nel mondo del calcio. E alla spartizione della torta il gotha della mafia, dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pelle, dai Misso alla cosca dei Pesce e Santapaola, denuncia ancora Libera.
Oggi, sostiene il dossier di Libera, i clan guardano al mondo del calcio, controllano il calcio scommesse, condizionano le partite, usano il calcio per cimentare legami della politica, riciclano soldi. Le inchieste della magistratura, le intercettazioni telefoniche, la cronaca quotidiana dimostrano come anche nel football è presente un alfabeto dell'illegalità tutto italiano, con pertinenze anche straniere: 'ndrangheta, camorra, Cosa nostra, sacra corona unita e mafia tutte attive ed operative nel corrompere quella che sembrava apparentemente un'isola felice e che viene interpretata come un enorme affare.
I pericoli - denuncia Libera - di convergenze mafiose e di riciclaggio nel calcio che conta possono essere molto evidenti anche solo dal punto di vista intuitivo. Quando la percentuale di giocatori stranieri tra comunitari ed extracomunitari, nei campionati professionistici nazionali guarda ormai ad un macroscopico 40%, per Libera è evidente che possono nascere fondati sospetti sulla regolarità delle modalità di compravendita. L'acquistare un giocatore straniero potrebbe inoltre, sostiene Libera, essere il comodo 'ombrello' per operazioni offshore.

"Mi stupisco di chi si stupisce - ha affermato don Luigi Ciotti, presidente di Libera -, da sempre le mafie hanno controllato sul territorio le squadre di calcio. E oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi. E' necessario rompere i silenzi, avere il coraggio della denuncia seria e documentata ricordando le tante piccole squadre e realtà locali che non hanno perso la trasparenza e la lealtà nel loro agire quotidiano". "Le mafie - ha concluso Don Ciotti - usano il calcio giovanile per arruolare nuova manovalanza. Possedere una squadra di calcio rappresenta in tante realtà un fiore all'occhiello, una testimonianza di prestigio e soprattutto strumento di controllo del territorio".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it]

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17 luglio 2010

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