Le molteplici personalità del vino che rischiano di venir adombrate dalla miopia della politica europea

21 dicembre 2007

Come le persone, anche i vini hanno un carattere e questo può essere descritto oggettivamente. Un vino può essere aristocratico o volgare, esclusivo o comune, da enoteca o da supermercato, da ristorante o da bere casa. Tutto ciò è emerge da una ricerca condotta per ben tre anni dal Centro Studi Assaggiatori (l'unità di ricerca sull'analisi sensoriale più avanzata e completa in Italia) e denominata “Le personalità del vino”, che è riuscita a definire scientificamente le personalità di un vino oltre che le sue caratteristiche organolettiche.
La complessa ricerca, portata avanti con l'impiego di oltre duecento assaggiatori professionisti, rispetto ai metodi d'assaggio tradizionali ne ha impiegato uno in particolare, il Big Sensory Test Analogico-Affettivo, che ha consentito di delineare in modo oggettivo i tratti del carattere di ogni vino assaggiato, esattamente come si fa per le persone.
E' stato determinato per esempio il profilo del “vino aristocratico” che deve essere di colore intenso, con buona alcolicità, non spiccatamente acido ma con grande struttura e una ancora più grande rotondità, e deve presentare profumi di fiori, agrumi e frutti essiccati, ma anche sentori balsamici. Ma c'è anche il vino “austero”, quello “rilassante” e perfino quello “evocativo”.
Dalla ricerca è emerso inoltre che è vero che esiste un tipo di vino per ogni persona. Ad esempio il “vino dei giovani”: più leggero con profumi di vaniglia, ciliegia, fragola, lampone.
I risultati della ricerca hanno anche evidenziato che effettivamente ogni occasione vuole il suo vino. “Quello da bere con gli amici ha un profumo più floreale e profumi vegetali, di legno e animali”, ha precisato infatti Manuela Violoni, responsabile della ricerca e sviluppo del Centro Studi Assaggiatori.

"Abbiamo individuato le caratteristiche sensoriali oggettive che contraddistinguono il carattere di un vino dall'altro - afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e professore di Analisi sensoriale presso le Università di Udine, Verona e Cattolica -. La personalità del vino è sempre stata affrontata anche dalla critica enologica senza una base di dati oggettivi. Questa ricerca fornisce al mondo del vino un metodo per supportare il tema in modo scientifico”.
Insomma, uno studio che rivela non soltanto l'immenso universo esistente all'interno di ogni singolo vino, e dunque in ogni singolo vitigno e nella sua conseguente lavorazione, ma anche la passione e il serio interesse che l'Italia, rivolge ad uno dei suoi più importanti prodotti celebrato ed amato in tutto il mondo.

Tale passione, tale profondo ed interessantissimo studio però rischia di venire vanificato da alcune scelte miopi fatte dalla politica. Come ad esempio l'ultima del Parlamento europeo che la scorsa settimana ha dato il via libera alla riforma del settore vitivinicolo dell'Ue, decidendo che i produttori di vino delle regioni centro settentrionali, dove le condizioni climatiche  spesso non permettono di raggiungere la gradazione alcolica minima necessaria, potranno continuare ad utilizzare la tecnica dell'aggiunta di zucchero nel vino. Nei Paesi dell'Europa meridionale, invece, dove le temperature sono più miti, Strasburgo ha deciso di mantenere gli aiuti finanziari ai mosti, tecnica naturale utilizzata in alternativa allo zuccheraggio, con lo stesso obiettivo di raggiungere il tasso alcolico richiesto.
Un passo avanti rispetto alla proposta della Commissione europea, che aveva invece proposto il taglio dei finanziamenti ai mosti prodotti nei Paesi mediterranei. Il Sud rimane comunque svantaggiato, essendo i prezzi dei mosti tre volte superiori a quelle dello zucchero. La riforma del settore, che è stata adottata con 494 voti favorevoli, 115 contrari e 84 astensioni, ha bocciato tutte le proposte del “fronte mediterraneo”, come quella che richiedeva, ai produttori che fanno ricorso alla tecnica dello zuccheraggio, di specificarlo nell'etichetta.

La decisione ha lasciato profondamente insoddisfatta la Cia (Confederazione italiana agricoltori), secondo cui la riforma adottata in Parlmento “non è una scelta competitiva per le produzioni italiane” e non risponde pienamente alle esigenze dei produttori, lasciando aperti molti problemi nel settore vitivinicolo. L'associazione guidata da Giuseppe Politi ha ribadito, inoltre, la sua ferma opposizione all'aggiunta di saccarosio nel vino che, come possiamo ben capire, stando allo studio del Centro Studi Assaggiatori, andrebbe a "sopprimere" la personilità che ogni vino possiede. La Cia è altresì rammaricata per la bocciatura dell'emendamento che prevedeva l'indicazione obbligatoria dell'aggiunta di zucchero.

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21 dicembre 2007

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