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Le musiche perdute di Rossini e Donizetti ritrovate nella Biblioteca del Conservatorio di Palermo

08 maggio 2012

Oggi, martedì 8 maggio, nella Biblioteca del Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo, Daniele Ficola, direttore del Conservatorio, Philip Gossett, massimo esperto dell'opera italiana ottocentesca, ex docente presso l'Università "la Sapienza" di Roma e professore emerito dell'University of Chicago, e Dario Lo Cicero, docente bibliotecario del Conservatorio "V. Bellini" e autore delle recenti scoperte, hanno presentato al pubblico i manoscritti autografi da poco ritrovati nel Fondo della Biblioteca, tra i quali si trovano musiche di Rossini e Donizetti. Di alcuni di questi brani era nota l'esistenza, ma erano considerati perduti, altri erano finora del tutto sconosciuti.
Sono state presentate inoltre quattro cantate scritte appositamente per Palermo e anch'esse ritrovate recentemente nella Biblioteca del Conservatorio "V. Bellini": due di Pietro Generali: "La Vestale" e "Il Tempio di Minerva", e due di Donizetti, ritenute perdute fino a pochissimo tempo fa: "Cantata per la partenza del Luogotenente Generale March. Ugo delle Favare" e "Cantata per il natalizio di Re Ferdinando I" (composte entrambe nell’estate del 1825). Infine si è fatto cenno ad altre rilevanti scoperte effettuate nel corso degli ultimi anni.

Una prima parte dei ritrovamenti della Biblioteca palermitana è l'oggetto di un articolo, sul numero attualmente in corso di stampa della Rivista Italiana di Musicologia, a firma di Philip Gossett e Dario Lo Cicero, dal titolo "Tre autografi sconosciuti rossiniani e la collezione della Biblioteca del Conservatorio di Palermo".
In una miscellanea, inventariata nel 1986 semplicemente come «[Antologia di brani operistici di Rossini, Donizetti, Generali] - manoscritto», Dario Lo Cicero ha rinvenuto cinque pezzi di estremo interesse: si tratta di brani autografi, tre di Rossini, uno di Donizetti e uno di Pietro Generali (1773-1832), importante compositore del primo Ottocento successivamente messo in ombra dalla crescente fama di Rossini. Gossett e Lo Cicero precisano che «questa miscellanea, composta esclusivamente da manoscritti autografi di Rossini, Donizetti e Generali, è di grandissima importanza. Tuttavia è passata inosservata anche a causa di una radicata indifferenza, talvolta mista a pregiudizi, nei confronti del patrimonio della biblioteca che l'ha custodito. Un patrimonio decisamente sottovalutato, con la parziale eccezione del fondo Pisani, ma che negli ultimi anni sta diventando oggetto di intense ricerche ed attenzioni sempre maggiori». Si tratta di una miscellanea chiaramente legata all'attività del Teatro Carolino di Palermo nel corso degli anni Venti dell'Ottocento.
Dei brani di Rossini, due erano già conosciuti da copie dell'epoca, mentre l'autografo, ora rinvenuto, era considerato perduto: si tratta di due arie aggiunte da Rossini in occasione delle rappresentazioni romane del Turco in Italia nel novembre 1815, "Un vago sembiante", cavatina di Don Narciso, e "Presto amiche", cavatina di Donna Fiorilla.
Il terzo pezzo, che costituisce il ritrovamento più importante, finora era stato cercato senza fortuna sia tra gli autografi di Rossini che tra le varie copie d’epoca. Si tratta del Quintetto dal I atto de La gazzetta: "l'autografo di un pezzo che avevamo ritenuto perso, che non esisteva né nell'autografo dell'opera, La gazzetta, né in nessuna fonte secondaria conosciuta, […] un pezzo sconosciuto e affascinante». Nel libretto per la prima napoletana de La gazzetta infatti si trova il testo per questo quintetto, ma la musica era completamente ignota. Probabilmente all'epoca il quintetto era eseguito di rado, per decisione forse dello stesso compositore.
A questi tre pezzi segue poi una cavatina sostitutiva per L'italiana in Algeri, "Cimentando i venti e l'onde", scritta da Donizetti nel 1825, quando il compositore si trovava a Palermo come direttore del Teatro Carolino, per la cantante Maria Tomaselli Tamburini, che Donizetti descrive come "un cane" in una lettera di quell'anno a Simone Mayr.
Conclude l'antologia l'autografo di un'aria di Pietro Generali per soprano, coro e orchestra, "Cessar gli affanni", scritta nel 1825 per Palermo, dove Generali fu direttore artistico del Carolino sia prima che dopo la breve permanenza di Donizetti.
Gossett e Lo Cicero concludono che "Quella che sta venendo alla luce è solo la parte emersa di un iceberg. Forse è arrivato il momento di indagare su quel restante 90% ancora sommerso. Ad esempio la musica di numerosi operisti, messi in quegli anni in ombra dal successo di Rossini, è ancora in larga parte sconosciuta, poco studiata e pochissimo eseguita".

- www.conservatoriobellini.it

 

 

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08 maggio 2012
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