Le parole di Papa Benedetto XVI. La condanna della Politica e del Relativismo culturale

10 dicembre 2005

Dopo che Giovanni Paolo II durante il suo pontificato è riuscito a richiamare a se e alla Chiesa tante persone e tanti, tanti giovani, parlando di perdono, avvicinamento e, in certo qual modo, anche di tolleranza, oggi dal soglio pontificio Papa Benedetto XVI condanna, mette in guardia, avverte e intima consigli che sembrano regole, opinioni che sembrano editti, dialoghi che sembrano monologhi.
Anche nella sua ultima omelia, durante la messa per celebrare il quarantesimo anniversario del Concilio Vaticano II, Papa Ratziger ha colto l'occasione per denunciare e condannare il pensiero non conforme a quello cattolico.
''L'uomo tende ad abbandonare Dio, a rendersi autonomo dal principio dell'amore per puntare invece sul potere individuale; ma così facendo sceglie la strada della menzogna anziché quella della verità.''
Allo stesso modo, ha denunciato il Papa, si fa strada nell'uomo ''il sospetto che una persona che non pecchi affatto sia in fondo noiosa; che manchi qualcosa nella sua vita: la dimensione drammatica dell'essere autonomi; che faccia parte del vero essere uomini la libertà del dire di no, lo scendere giù nelle tenebre del peccato e del voler fare da sé; che solo allora si possa sfruttare fino in fondo tutta la vastità e la profondità del nostro essere uomini, dell'essere veramente noi stessi; che dobbiamo mettere a prova questa libertà anche contro Dio per diventare in realtà pienamente noi stessi''.

''L'uomo vive nel sospetto che l'amore di Dio crei una dipendenza - ha detto ancora Ratzinger - e che gli sia necessario sbarazzarsi di questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L'uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere egli stesso dall'albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere la morte e le tenebre''.
In questo senso l'uomo, secondo la visione del Pontefice, ''non vuole contare sull'amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere''. ''Piuttosto che sull'amore - ha proseguito Benedetto XVI - punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo, egli si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte''.

E' dunque sempre il ''relativismo'' il nemico numero uno, è l'Uomo che vive sulla terra senza dio il problema.
Tale Uomo, secondo Ratziger, minaccia la libertà religiosa con la politica e con il relativismo culturale, così come ha accusato prima della preghiera mariana dell'Angelus in piazza San Pietro, domenica scorsa.
La ''libertà religiosa è ben lontana dall'essere ovunque effettivamente assicurata'', ha detto e ''in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell'agnosticismo e del relativismo''.
Benedetto XVI, ricordando poi il documento dei padri conciliari sulla libertà religiosa approvato 40 ha aggiunto: ''La libertà religiosa deriva dalla singolare dignità dell'uomo che, fra tutte le creature di questa terra, è l'unica in grado di stabilire una relazione libera e consapevole con il suo Creatore''. ''A motivo della loro dignità - dice il Concilio - tutti gli uomini, in quanto sono persone, dotate di ragione e di libera volontà... sono spinti dalla loro stessa natura e tenuti per obbligo morale a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione''.

Secondo la Chiesa, quindi, i laici, gli atei e gli agnostici, minano la libertà religiosa degli altri. A molti non sembra così, a qualcuno sembra il contrario. La Storia è testimone di vicende in cui minacciate sono state sia la libertà religiosa, sia il libero pensiero. Gli aguzzini colpevoli di tale schiavitù ebbero casa e padri sia nella Chiesa che nell'Ateismo e nel relativismo.
Condannare l'ingiusto è fondamentale, ma il dialogo è altra cosa dalla continua opportunistica condanna.

F.M.

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10 dicembre 2005

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