Le pene ai mafiosi...

41-bis incostituzionale per Salvino Madonia, ergastolo a Nino Santapaola, fratello del capomafia 'Nitto'

02 dicembre 2010

PALERMO - È stata rigettata e dichiarata inammissibile la questione di legittimità costituzionale della normativa che limita i colloqui tra i boss al 41 bis e i loro legali introdotta dal cosiddetto pacchetto sicurezza. L’istanza di incostituzionalità è stata sollevata dal killer mafioso palermitano Salvino Madonia, condannato all’ergastolo anche per l’omicidio di Libero Grassi.
L’eccezione è stata presentata, l'altro ieri, dallo stesso boss al gip di Caltanissetta Lirio Conti. L’udienza era stata fissata per l’effettuazione dell’incidente probatorio in cui si sarebbero dovuti sentire i periti del giudice sulle comparazioni del dna trovato su alcuni oggetti - mute da sub e maschera - sequestrati sulla scogliera su cui venne piazzato il tritolo usato per l’attentato e quello degli indagati: lo stesso Madonia, Angelo Fontana, Gaetano Scotto e Raffaele e Angelo Galatolo. L’udienza è stata rinviata al 25 gennaio perchè i periti hanno chiesto una proroga. All’istanza di Madonia si è opposto il pm della Dda Nicolò Marino, titolare delle indagini, che ha eccepito l’irrilevanza della questione nel procedimento. Il gip ha accolto l’opposizione della procura dichiarando l’istanza infondata in quanto il boss è al 41 bis su disposizione di autorità giudiziarie diverse da quelle di Caltanissetta.
Salvino Madonia, 54 anni, è il terzo dei quattro figli del patriarca Antonino. Sarebbe stato questo "rampollo d'onore" ad esplodere quattro colpi di calibro 38 contro un uomo indifeso come Grassi, stando alle rivelazioni del pentito Marco Favaloro che si autoaccusa di averlo accompagnato sul posto una mattina dell' agosto 91.
Salvino è stato indagato dalla Procura di Caltanissetta perché ritenuto tra i responsabili del fallito attentato a Giovanni Falcone del 21 giugno 1989.

CATANIA - Antonino Santapaola, fratello del capomafia Benedetto, è in grado di intendere e volere ed è colpevole di un duplice omicidio commesso il 30 gennaio 1982: è la decisione della prima Corte d'assise d'appello di Catania che, accogliendo la richiesta del pm Roberto Campisi, ha confermato la sentenza di primo grado, emessa il 18 dicembre 2008, e lo ha condannato all'ergastolo per l'uccisione di Antonino Zitello e Andrea Musumeci.
La valutazione della Corte contrasta con quelle di altri giudici che hanno invece sospeso dei processi a Nino Santapaola perchè considerato incapace di intendere e volere per gli esiti di una schizofrenia paranoica.
Secondo l'accusa, che cita la ricostruzione dei fatti fornita da quattro collaboratori di giustizia, l'obiettivo dei sicari era Zitello che era sospettato dal clan di avere passato informazioni a un cosca rivale che organizzò un agguato mafioso contro Cosa nostra in via Delle Olimpiadi. Musumeci fu ucciso, anche lui strangolato, soltanto perchè era in sua compagnia.
Nel suo intervento il legale di Nino Santapaola, l'avvocato Giuseppe Lipera, ha ribadito che la patologia del suo assistito lo rende incapace di intendere e volere, tanto da non avere potuto discutere con lui dei contenuti del processo. Il penalista ha annunciato ricorso in Cassazione.

[Informazioni tratte Corriere del Mezzogiorno, Ansa, La Siciliaweb.it]

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

02 dicembre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia