Le società calcistiche proprio non ci stanno! Silenzio, quindi, in campo. Non si gioca!

Le squadre di B si ribellano, e i campi diventano come dipinti da Giorgio De Chirico

25 agosto 2003
Salta la Coppa Italia e cala il silenzio su una domenica del pallone.
Ma la partita vera continua.

Tra cellulari e patti segreti, mancati fischi e urla che non smorzano il rumore di fondo della settimana di passione che si annuncia, restano pochi giorni per le molte insanabili liti in corso o per mettere una pezza al caos: dalla ribellione della B a 24 alla A che non si tocca, ai contratti della pay-tv e anche alla più nobile ma tradita questione delle regole del campo, della legge del risultato, del numero dei gol di cui anche il Totocalcio sembra poter fare a meno.

Tutto nel silenzio ieri, e i risultati non contano perchè quasi nessuno ha rotto il silenzio del pallone: un arbitro, Domenico Messina, ha corso zitto zitto sul prato di Vicenza-Venezia, cronometro alla mano e fischietto in tasca si è allenato per 45' per poi riempire, come buona parte dei colleghi, il suo verbale con alla voce squadre una sola parola, 'assenti'.

I tifosi del Palermo, che non è andato a Treviso, scelgono di sfilare silenti per la città mostrando striscioni contro Coni e Federcalcio e pro Zamparini, il presidente rosanero; un altro arbitro, Mauro Bergonzi, sbriga la sua pratica a Sesto San Giovanni e poi commenta: ''oggi (ieri, ndr) mi merito un bell'otto in pagella, anzi di più''; e a Livorno arriva il Genoa che vuole giocare ma trova lo stadio comunale sbarrato e si becca pure gli insulti e i fischi di quelli che non hanno rinunciato a vedere lo spettacolo degli avversari spaesati e in tuta davanti ai cancelli chiusi.

Episodi qua e là di un panorama piatto e persino immobile: le squadre ribelli si sono però cautelate consegnando in qualche modo all'arbitro ''l'atto di protesta'', il manifesto delle 19 ribelli. Un modo per dire che è in corso una battaglia aspra, che si lotta per la sopravvivenza, che senza accordi su numeri e soldi la B continuerà a restare sul suo aventino. Ipotesi questa che sembra vacillare. Il calcio ha sempre trovato vie d'uscita come la già ventilata teoria delle 20 in A e 22 in B nella stagione 2004-2005, ma si parla anche di altri compromessi e soprattutto di quote di salvifica mutualità quali potrebbero derivare dalla divisione delle torta dei diritti televisivi.

Giornata di silenzio quindi, rotta da rari commenti amari sul calcio - ''un mondo marcio'' lo definisce l'ex premier Giuliano Amato, ''non c'è più romanticismo'', lamenta Giampiero Mughini - ma la brace cova sotto la cenere in forma di ultrà pronti a scatenarsi. Tanto che mentre alcune tifoserie continuano a contestare e manifestare, del pallone ora non si occupano soltanto le Forze dell'ordine ma anche i Servizi segreti allertati da alcune notizie sui movimenti dei supporter in rivolta.

E aspettando la soluzione del caos, la strada che consenta di salvare il business di tutti, una voce si alza ancora, incalzante e polemica, per chiedere la testa di Franco Carraro: è la voce di Luciano Gaucci, sin qui l'unico che può cantare vittoria nella lunga partita politico-giudiziaria, patron di Catania, Perugia e Sambenedettese, che instancabilmente ripete ''è tutta colpa sua''.


Fonte: Ansa

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25 agosto 2003

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