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Le Talpe alla Dda di Palermo. Continua il processo su sanità, forze dell'ordine e mafia

Il maresciallo del Ros Giorgio Riolo su Michele Aiello

23 maggio 2005

''Ero fiero di stare al fianco di Aiello. Perchè avrei dovuto nutrire sospetti sul suo conto, visto che aveva contatti con i magistrati della Dda ed anche con la segreteria dell'onorevole Lumia? Semmai erano loro, i magistrati, a dover sapere se Aiello aveva scheletri nell'armadio''.
Lo ha detto il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, sentito venerdì mattina (20 maggio) nel processo al maresciallo Antonio Borzacchelli che si celebra davanti alla seconda sezione del Tribunale presieduta da Antonio Prestipino.

Interrogato dal Pm Nino Di Matteo, sotto gli occhi di Borzacchelli, imputato per concussione, Riolo solo per un momento alza il tono di voce, di solito flebile, acquista un piglio combattivo, esclama: ''E fatemi sfogare...''. Ma è solo un attimo. Il maresciallo del Ros, imputato a sua volta nel processo alle ''Talpe della Dda'' per concorso in associazione mafiosa, si placa e torna a rispondere con un filo di voce.
Al pm che gli ha chiesto se Borzacchelli gli avesse mai riferito dei rapporti di Aiello con il boss Bernardo Provenzano, Riolo ha risposto: ''Borzacchelli me lo disse, la voce girava anche nei corridoi delle caserme. Si diceva che all'interno della Diagnostica, la struttura di Bagheria, c'erano i soldi di Provenzano, l'ho sentito pure dal mio comandante, il maggiore Antonio Damiano. Ma su queste cose si buttano le pietre e nascondono le mani...''.

Poi Riolo ha raccontato di un paio di ''bonifiche'', fatte sempre a titolo amichevole, in favore dell'ex direttore generale della Ausl 6 di Palermo Giancarlo Manenti, al quale tramite la intermediazione di Borzacchelli, aveva chiesto un posto di lavoro per sua moglie.
''Feci queste bonifiche, a distanza di 2 o 3 mesi l'una dall' altra - ha detto Riolo - nell'ufficio di Manenti. Lui era presente''.
Riolo ha dunque raccontato che Borzacchelli gli manifestò ''la volonta'' di far spaventare Aiello, e che gli chiese di ''spalleggiarlo''. Il suo obiettivo era quello di ottenere una quota nella società della Diagnostica per Immagini. Sulle pressioni esercitate da Borzacchelli su Aiello, il maresciallo del Ros è stato piuttosto vago. ''Aiello - ha detto - temeva azioni giudiziarie, soprattutto perquisizioni, e il terrorismo giornalistico da parte di un giornale di Bagheria''.
Riolo ha poi riferito che Borzacchelli era convinto di meritarsi una quota societaria, ''perchè la Diagnostica l'aveva salvata lui dal fallimento''. A Riolo, lo stesso Aiello, confidò però che ''Borzacchelli non aveva nulla da pretendere'', perchè ''gli aveva già dato abbastanza''.
Sulle dazioni di denaro da parte di Aiello, il teste ha ricordato che ''dopo il suicidio del maresciallo Lombardo, Borzacchelli chiese soldi ad Aiello per aiutare il figlio, che aveva problemi alla vista e che doveva operarsi. Aiello aiutò la famiglia''.

Il controesame di Riolo è stato rinviato al prossimo 3 giugno. 
 
Fonte: Giornale di Sicilia

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23 maggio 2005
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