Le Talpe alla Dda di Palermo. Continua il processo sulle congiunture tra mafia e politica in Sicilia

La politica e la mafia, nella Sicilia dei favori e dei voti di scambio

15 ottobre 2005

''Dopo la scoperta delle microspie in casa di Guttadauro, Borzacchelli disse a Miceli di non temere perchè avrebbe occultato i contenuti delle intercettazioni relative ai politici''.
Lo ha detto ieri, deponendo al processo al maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, accusato di concussione, il medico Salvatore Aragona, finito in carcere nell'ambito dell'indagine su mafia e politica (l'inchiesta soprannominata dalla stampa ''l'inchiesta sulle talpe alla Dda di Palermo'') assieme all'ex assessore comunale Domenico Miceli.
Ai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo Aragona ha parlato dei rapporti di Miceli con il capomafia di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, ''rapporti di cui il presidente della Regione Salvatore Cuffaro sarebbe stato informato e della vicenda delle microspie nascoste dai carabinieri del Ros a casa del boss''. ''Durante la campagna elettorale del 2001 - ha raccontato il medico - Cuffaro seppe da me e da Miceli che frequentavamo casa Guttadauro''.
Sulle notizie apprese sull'apertura di un'inchiesta a carico del capomafia da parte dei carabinieri Aragona ha raccontato tre episodi.

Il primo si riferisce ad un incontro avuto a Milano con Miceli.
Nel marzo del 2001 ''Miceli - ha detto Aragona - mi disse che Cuffaro gli aveva riferito che, pur essendo stato scarcerato, Guttadauro era attenzionato dai carabinieri che erano convinti che stesse facendo una scalata ai vertici della famiglia di Brancaccio''. In quell'occasione l'ex assessore ipotizzò che ad informare il governatore fosse stato Borzacchelli.
Il secondo episodio, raccontato dal teste, risale al 12 giugno del 2001 quando Miceli avrebbe informato Aragona di avere saputo che nel suo studio i carabinieri avevano piazzato microspie ed una telecamera. ''Mimmo - ha detto Aragona - mi disse siamo rovinati''.
L'ultima occasione in cui il medico parlò della vicenda delle cimici nascoste nell'abitazione di Guttadauro e dell'inchiesta del Ros fu il 24 giugno del 2001, durante una cena a cui partecipavano Cuffaro, Borzacchelli e Miceli. ''Miceli - ha ricostruito il teste - parlò con Cuffaro e Borzacchelli, poi si avvicinò a me e mi disse di avere appena saputo da loro che i familiari del capomafia avevano scoperto le cimici e che incautamente avevano detto, non sapendo che ce ne fossero delle altre nella stanza in cui si erano spostati, allora avevano ragione''.

A domanda dei pm Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo, che gli chiedevano quali vantaggi avesse Borzacchelli nel raccontare dell'indagine del Ros a Miceli il teste ha detto: ''era un modo per ricattarlo''.
L'udienza è proseguita con l'esame del teste del legale dell'imputato.

Fonte: La Sicilia

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15 ottobre 2005

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