Le ''Talpe alla Dda di Palermo''. Il confronto tra l'imprenditore e l'ex maresciallo dei carabinieri

28 novembre 2006

Continua il lungo ed intricato processo alle ''Talpe alla Dda di Palermo'', cominciato nell'aprile del 2005, e che si è successivamente suddiviso in diversi filoni, inchieste che hanno interessato, tra gli altri, anche il presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro.

La scorsa settimana, davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale di Palermo, si sono confrontati l'imprenditore della sanità privata bagherese, Michele Aiello, accusato di associazione mafiosa, e l'ex maresciallo dei carabinieri e deputato regionale, Antonio Borzacchelli, sotto processo per concussione e rivelazione in concorso di segreto d'ufficio.

I due, fatti sedere l'uno accanto all'altro davanti ai giudici che stanno processando Borzacchelli, sono stati interrogati su alcuni punti dell'inchiesta che riguardano in particolare somme di denaro che Aiello avrebbe versato al maresciallo in cambio di informazioni riservate o di favori ''burocratici'' presso gli uffici regionali della Sanità o l'Assemblea regionale siciliana.
Rispondendo alle domande dei propri difensori, l'ex maresciallo dei carabinieri ha detto che nel periodo di Natale del 2001, Aiello gli mandò una confezione di ''strane'' bottiglie di champagne. Strane perché le confezioni contenevano altro invece che champagne. ''In realtà dentro non c'erano le bottiglie - ha detto Borzacchelli -, bensì 50 milioni di vecchie lire. Aiello mi disse: 'Io sono fatto così' ''.
L'imputato durante l'interrogatorio ha ribadito che tra lui e l'imprenditore c'era una società di fatto: ''Io mi occupavo della parte burocratica e amministrativa della gestione del centro diagnostico Santa Teresa e lui si era affidato a me''. ''A me toccava il 5%. - ha continuato -. Eravamo talmente amici io e Michele che non c'era bisogno di fare una scrittura privata: In lui avevo una fiducia cieca''.

Michele Aiello, soprannominato il ''Re Mida della Sanità Siciliana'', durante il confronto si è rivolto a Borzacchelli dandogli del lei, mentre l'ex maresciallo l'ha continuato a chiamare ''caro, Michele''. L'imprenditore bagherese ha confermato quanto aveva detto in precedenza ai giudici in riferimento ad alcune fughe di notizie attraverso le quali avrebbe appreso da Borzacchelli, nel dicembre 2002, che il pentito Nino Giuffrè, braccio destro di Bernardo Provenzano, stava facendo dichiarazioni su di lui agli investigatori.
Borzacchelli ha replicato dicendo: ''Confermo di avere parlato nell'ottobre del 2002 a Michele di Giuffrè, ma è stato solo dopo che erano usciti i primi articoli di stampa che parlavano della sua collaborazione. In quella circostanza, sapendo che Aiello aveva pagato sette milioni di pizzo, gli consigliai di andare a parlare con i carabinieri di Termini Imerese, competenti per territorio, ma lui si rifiutò. Commentammo insomma solo un articolo di stampa, io non parlai di indagini segrete''.
Aiello ha contrattaccato replicando di avere appreso dall'ex maresciallo di avere il telefono sotto controllo. ''Non ho mai detto ad Aiello che i telefoni della società erano intercettati'', ha risposto l'imputato.

Messi uno di fronte all'altro, l'imprenditore ha ricordato al sottufficiale i particolari su inchieste da lui appresi. ''Mi disse - ha spiegato Aiello ai giudici - 'Vedi che c'è accanimento su di te' ''. Ma ancora una volta Borzacchelli ha smentito. L'imprenditore ha ricordato anche altre rivelazioni di notizie che sarebbero state fatte da Borzacchelli: ''Nell'estate del 2003 - ha detto Aiello - mi disse in un primo momento che le indagini si stavano chiudendo positivamente per me, poi invece, subito dopo, ha detto che c'era un vero e proprio accanimento nei miei confronti''. ''Mai parlato di inchieste'', gli ha fatto eco il sottufficiale.
Aiello ha negato inoltre di essere stato socio di Borzacchelli nel centro diagnostico di Bagheria. ''Lo escludo categoricamente - ha affermato -. Il signor Borzacchelli non è ben informato. Mi sembra assurdo che io potessi dargli il 5 per cento delle mie società senza averne prima parlato con gli altri soci, tra cui mia moglie e mia sorella. Non c'era alcun accordo''.

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28 novembre 2006

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