LE VERITÀ CLAMOROSE!

"La magistratura sarà capace di reggere le verità che vanno emergendo sulle stragi. La politica saprà fare altrettanto?"

21 luglio 2010

La verità, la clamorosa verità sulla strage di via D'Amelio è vicina. Anzi, è a un passo. A 18 anni dall'assassinio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, i magistrati di Caltanissetta non hanno dubbi. Nonostante i depistaggi, le "amnesie" istituzionali, le false prove e i falsi pentiti, le indagini sono prossime a una svolta. Terribile e clamorosa.
"Il fatto - si chiede l'aggiunto Domenico Gozzo, ascoltato a lungo, ieri, dalla commissione nazionale Antimafia assieme al procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari - è se c'é una politica in grado di raccogliere questa verità".
Credono nelle capacità dello Stato, invece, i pm. E in quelle della magistratura, costretta a riscrivere una storia processuale che il suggello della Cassazione aveva reso definitiva. Delle "clamorose sviste investigative", costate undici ergastoli a imputati probabilmente innocenti (LEGGI), è tornato a parlare Lari, che si appresta a inviare alla Procura generale il materiale per chiedere la revisione del processo agli esecutori materiali della strage. Un processo mandato in frantumi dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che ha smontato la vacillante ricostruzione di Vincenzo Scarantino, pentito dalle alterne vicende che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere uno dei tasselli del clamoroso depistaggio. E al 'capitolo Spatuzza', a cui la speciale commissione del Viminale, il mese scorso, ha negato la concessione del programma di protezione (LEGGI), è molto interessata l'Antimafia che ha chiesto alle procure di Palermo e Caltanissetta tutta la documentazione in loro possesso sul collaboratore di giustizia. Sull'ex boss di Brancaccio, che sta facendo dichiarazioni anche su altri capitolo oscuri della stagione stragista di Cosa nostra, a partire dal fallito attentato dell'Addaura (LEGGI), la commissione Antimafia ha interpellato anche i magistrati di Palermo sentiti, prima dei colleghi nisseni, per oltre sette ore.

Il presidente della Commissione Antimafia Giuseppe Pisanu "nega decisamente che i magistrati di Caltanissetta abbiano dichiarato di essere ad un passo dalla verità sulla strage di Via d'Amelio e che la politica non sarebbe in grado di reggere il peso di tale verità". A riferirlo è una nota della presidenza della commissione Antimafia, nella quale si precisa anche che "non si può riferire alcunché dello svolgimento dei lavori della Commissione in seduta segreta".
Il procuratore Sergio Lari, ha invece dichiarato ai giornalisti: ''Dagli elementi che abbiamo acquisito sembrerebbe proprio che non sia stata solo la mafia a volere la strage di via D'Amelio''. Per Lari oggi, a due anni dalle prime dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, le indagini sono a un "momento cruciale". "Noi ce la stiamo mettendo tutta" per arrivare alla verità sulle stragi del 1992, ha assicurato il capo della Procura nissena, anche se "avremmo voluto disporre di maggiori risorse". Sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, Lari ha ribadito che dalle indagini emergerebbe il ruolo di "soggetti, che, pur appartenendo alle istituzioni statali, hanno tradito al dovere di fedeltà delle istituzioni, quindi sono dei traditori. E' certo che ci fu un depistaggio colossale". "Ho fatto collezione di proiettili e lettere minatorie - ha poi aggiunto -. Voglio sperare di non finire anche io nel tritacarne come i miei predecessori. E' opportuno ricordare che ai tempi di Borsellino e Falcone la mafia era molto più forte, mentre oggi è molto più debole e tutti auspichiamo che non abbia più la forza per dare vita a una nuova era stragista".

Per il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ascoltato anche lui per ore dalla commissione parlamentare Antimafia, arrivare alla verità sulle stragi del 1992 è un'impresa che è "riduttivo definire impervia". "Si tratta di indagini su fatti accaduti 18 anni fa - ha detto il procuratore capo - Evidentemente i segreti possibili sono stati occultati, molte memorie sono state cancellate, molte persone non sono più vive".
Messineo ha comunque ricordato che le inchieste sul periodo stragista sono "di competenza dei colleghi di Caltanissetta e gli ambiti di indagine sono ben perimetrali. Indubbiamente ci sono aree comuni di indagine nelle quali ci muoviamo secondo il principio del coordinamento".
Comunque, anche Messineo la "verità sulle stragi passa dagli apparati dello Stato".
Scenari "terribili" emersi dalle inchieste di Caltanissetta quanto inquietanti sono quelli che i pm di Palermo hanno dipinto sullo stato di Cosa nostra, indebolita dagli arresti, ma ancora in grado di controllare il territorio attraverso l'imposizione del pizzo, condizionare gli appalti pubblici e disporre di arsenali. Una mafia che ha rinunciato all'attacco diretto allo Stato, perché impegnata soprattutto nel fare affari e reinvestire i capitali.

''Con le mie dichiarazioni ho inteso auspicare che la politica saprà essere al nostro fianco nella difficile ricerca della verità": lo ha detto il procuratore Nico Gozzo, puntualizzando il significato delle dichiarazioni rese ai giornalisti prima dell'audizione alla commissione nazionale Antimafia. "L'attenta scrupolosa e approfondita seduta con la commissione parlamentare Antimafia - ha aggiunto - mi ha certamente convinto che questo mio auspicio sarà raccolto".

"Sono abbastanza ottimista sulla possibilità che venga finalmente fuori tutta la verità sulla stagione delle stragi". In un'intervista a 'la Repubblica', il procuratore aggiunto Antonio Ingroia sottolinea che nel paese c'è "un rinnovato interesse da parte dell'opinione pubblica, dell'informazione e anche da parte della politica". "Dopo anni di afasia della politica - ha aggiunto - qualcosa sta cambiando. La visita della commissione Antimafia a Palermo, le domande rivolte in audizione, il contenuto della relazione del presidente Pisanu, la sensibilità dimostrata dal presidente Fini, che ha sottolineato che Mangano non è un eroe, sono segnali positivi, che negli anni scorsi non avevamo mai percepito". Per Ingroia, "le commissioni antimafia presiedute dal centrodestra ma anche dal centrosnistra non sono riuscite mai a mettere il tema delle trattative e dei rapporti mafia-politica negli anni delle stragi al centro. Ciò sta accadendo per la prima volta. Le indagini della procura di Caltanissetta stanno consentendo di rilevare scenari agghiaccianti che, purtroppo, danno ragione a chi come me, già nell'estate del '92 ebbe la certezza che quella di via D'Amelio non era strage di sola mafia. Depistaggi di tipo istituzionale - conclude Ingroia - sarebbero incomprensibili se destinati a coprire uomini di mafia. Possono avere senso solo se destinati a coprire responsabilità di pezzi dello Stato".

La nuova mappa di Cosa nostra - Novantaquattro famiglie, 29 mandamenti e una capacità di controllare e condizionare fino a 300 mila voti. E' l’organigramma di Cosa nostra palermitana, trapanese e agrigentina disegnato alla commissione nazionale Antimafia dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, e dagli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci che hanno riferito l’assetto della mafia ai commissari. I magistrati hanno descritto una Cosa nostra in crisi dopo gli arresti di latitanti e "soldati", ma in grado di rigenerarsi e tornare pericolosa. "Abbiamo descritto ai commissari lo stato dell’arte della mafia, sostenendo che Cosa nostra è in una fase di sommersione, che ha abbandonato lo scontro diretto con lo Stato, ma continua con le estorsioni e si dedica, soprattutto ad accumulare ricchezze e reinvestirle". Così il procuratore Messineo ha riassunto le oltre sette ore di botta e risposta con l’organo parlamentare. "Abbiamo anche detto che nella lotta alla mafia abbiamo raggiunto traguardi importanti - ha aggiunto Messineo - come la cattura dei latitanti e che Cosa Nostra al momento non è stata capace di ricostituire una struttura di comando. Resta, però, la vocazione alla violenza delle cosche, la pressione sui commercianti e il condizionamento degli appalti". "Inoltre - ha concluso - la mafia continua ad avere una grossa disponibilità di armi".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, La Siciliaweb.it]

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21 luglio 2010

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