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Le verità mai dette da Giovanni Brusca

"Marcello Dell'Utri referente di Totò Riina dopo la morte di Salvo Lima"

28 febbraio 2011

Nuove accuse di Brusca: "Dell'Utri referente di Riina dopo morte di Lima"
di Salvo Palazzolo (Repubblica/Palermo.it, 25 febbraio 2011)

Al processo contro Marcello Dell’Utri, il pentito Giovanni Brusca era diventato addirittura un cavallo di battaglia della difesa. Aveva detto di non sapere nulla del braccio destro di Silvio Berlusconi e dei suoi rapporti con Cosa nostra. Per questo i giudici l’avevano bollato come "ambiguo" e "reticente". Da qualche settimana, l’ex padrino di Cosa nostra sembra aver cambiato idea. E radicalmente.
Ai magistrati di Palermo che indagano sulla trattativa fra mafia e Stato ha detto: "Dopo il delitto di Salvo Lima e prima della strage di Capaci, Riina mi confidò: il posto di Salvo Lima l’hanno preso Marcello Dell’Utri e Vito Ciancimino". Sarebbero stati loro i nuovi referenti di Cosa nostra per la trattativa a suon di bombe che Riina voleva portare avanti.
Brusca l’ha confessato dopo un lungo e drammatico interrogatorio, in cui è scoppiato anche in lacrime. I magistrati di Palermo l’avevano convocato nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato di riciclaggio e intestazione fittizia di beni, per non avere mai parlato di 188 mila euro in contanti e di alcuni appartamenti intestati a prestanome. Di questi beni i magistrati hanno saputo fra giugno e settembre scorso, grazie ad alcune indagini dei carabinieri di Monreale e alle microspie piazzate nell’abitazione dove ogni tanto il pentito andava in permesso premio. Le microspie avrebbero svelato anche le verità che Brusca non ha mai detto su Marcello Dell’Utri e la trattativa. Il pentito è crollato davanti a quelle intercettazioni che il procuratore aggiunto Antonino Ingroia e i sostituti Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava gli hanno contestato. E a 15 anni dall’inizio della sua collaborazione con la giustizia, ha deciso di affrontare il capitolo più delicato, quello dei rapporti fra mafia e Stato.

Nei giorni scorsi, anche il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, l’aggiunto Domenico Gozzo e il sostituto Nico Marino, che indagano sulle stragi del 1992, hanno interrogato Brusca. E adesso, all’improvviso, sembra aprirsi un nuovo scenario nell’inchiesta sulla trattativa e forse anche nelle indagini che cercano di fare luce sui mandanti occulti della stragi Falcone e Borsellino. Per i magistrati di Palermo, le parole di Giovanni Brusca costituiscono un riscontro alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, che al processo contro il generale Mario Mori ha tirato in ballo Dell’Utri come il "protagonista" della trattativa dopo l’arresto del padre Vito, nel 1993: "Mio padre me l’ha confidato", ha detto Ciancimino junior. Ma era rimasta una dichiarazione senza apparenti riscontri. Anzi, sembrava proprio smentita dalla sentenza della corte d’appello che ha condannato Dell’Utri per i suoi rapporti con Cosa nostra fino al 1992. Per il periodo successivo, l’accusa è caduta.
Adesso Brusca riapre il caso. E le nuove dichiarazioni potrebbero avere anche ripercussioni nel processo al generale Mori, chiamato in causa dalla Procura per aver gestito con Ciancimino la prima parte della trattativa fra mafia e Stato, nel 1992. Per i magistrati di Caltanissetta, le parole di Brusca sono un ulteriore conferma all’esistenza della trattativa fra le stragi di Capaci e via D’Amelio, che Borsellino avrebbe scoperto.

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28 febbraio 2011
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