Libera Chiesa e... Libero Stato?

La Chiesa chiede ai laici di dialogare e rivendica il diritto di parola su tutti i temi che riguardano la politica

03 dicembre 2005

Bisogna affidarsi al ''libero confronto delle idee, rispettandone gli esiti democratici pure quando non possiamo condividerli''. Sono questi i termini della ''proposta'' fatta dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, per ''superare, a livello pratico'' le contrapposizioni tra ''laici'' e ''credenti''.
Secondo il card. Ruini, parlando in apertura dell'incontro del Progetto culturale della Cei, dedicato al ''cattolicesimo italiano e futuro del paese'', tutto ciò ''fortunatamente e nella sostanza, avviene di fatto, in un Paese democratico come il nostro'', ma ha sottolineato: ''è bene che tutti ne prendiamo più piena coscienza, per stemperare il clima di un confronto che prevedibilmente si protrarrà assai a lungo, arricchendosi di sempre nuovi argomenti''.
''I fautori del relativismo - ha aggiunto Ruini - continueranno a pensare che in certi casi siano stati violati i diritti di libertà, mentre i sostenitori di un approccio collegato all'essere dell'uomo continueranno a ritenere che in altri casi siano stati violati diritti fondati sulla natura, e perciò antecedenti ad ogni umana decisione, ma non vi sarà motivo di accusarsi reciprocamente di oltranzismo antidemocratico''.
Affermazioni impeccabili, ma che sanno di ''ultima parola'', come dire: la Chiesa è pronta al dialogo, che si preparassero anche i laici.
 
E che la Chiesa abbia tutto il diritto di ragionare sui problemi che affliggono l'Italia, nessuno vuole metterlo in dubbio, né le si può negare il dovere di parlare di ''vita'' e ''famiglia'' quando l'espressione del pensiero cattolico non va ad intralciare la laicità dello Stato. Quindi va bene, sempre e comunque, la Libera Chiesa in Libero Stato, ma i vescovi italiani vanno oltre i temi sui quali è legittimo che intervengano, e nel documento finale dei lavori dell'Assemblea generale della Cei, il loro ''sguardo'' si allarga su questioni come la legge elettorale, la Finanziaria, le riforme istituzionali e le politiche economiche a sostegno delle famiglie, e questa è politica e sono i politici che devono pensare a quale possa essere la giusta strutturazione delle leggi che meglio servino i cittadini.
Nel testo del documento si legge che i vescovi italiani ''in totale adesione'' con quanto detto dal cardinal Camillo Ruini, ribadiscono che ''l'impegno aperto e concreto a favore della persona umana, con i valori inerenti la sua dignità individuale e sociale, e in particolare la vita e la famiglia, non rappresenta una violazione della laicità della nostra Repubblica, ma piuttosto un contributo, offerto alla libertà di ciascuno, per il suo bene autentico''. E poi: ''Una Chiesa che tacesse su questi temi, per salvaguardare i propri pur legittimi interessi istituzionali non farebbe invero molto onore né a se stessa né all'Italia''.

E i vescovi non si fermano solo a questo, infatti pronta risposta hanno riservato a quei laici che negli ultimi tempi hanno alzato barricate intellettuali accusando la Chiesa di ingerenza in questioni politiche. ''I vescovi italiani - rileva il documento finale della Cei - in piena sintonia con il messaggio inviato da Benedetto XVI al presidente della Camera dei deputati in occasione del terzo anniversario della visita di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano hanno ribadito la necessità di una laicità positiva che abbia come riferimento i diritti fondamentali dell'uomo, compreso quello della libertà religiosa''. Quindi la Cei si è detta preoccupata per il ''clima di tensione'' della politica italiana, e per una campagna elettorale che si annuncia ''dai toni duri'', e si sono arrogati il diritto di rilevare ''le forti polemiche'' sulla nuova legge elettorale e la riforma della Costituzione, sulla legge Finanziaria ''che taglia i fondi destinati al sostegno delle fasce più povere e decurta quelli assegnati alla cooperazione internazionale'', e sulle politiche per il Mezzogiorno per le quali hanno chiesto ''un deciso impegno dello Stato per contrastare il fenomeno della malavita organizzata, che continua a fare vittime, attraverso una reale difesa della democrazia e investimenti che diano luogo a nuovi posti di lavoro''.

Posizioni, sbagliate? No, non è questo il problema, solo che la forza impositiva con la quale la Chiesa rivendica il suo diritto di intervento in un'azione di ''moralizzazione della politica'' - dal sapore fortemente politico -, senza esagerare, sembra abbia come ultimo fine quello di condizionare risolutivamente i percorsi dello Stato.
Insomma, che la Chiesa si dica preoccupata che i laici non siano d'accordo che siano i vescovi a consigliare loro come essere, e caso mai diventare, dei ''buoni e giusti laici'', non solo sembra assurdo, ma da certi punti di vista, riconoscere tale tendenza come pericolosa, non è del tutto fuori luogo.
Dunque: Libera Chiesa vabbene, ma Libero Stato, no?

F.M.


[Nella foto il cardinale Camillo Ruini]

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03 dicembre 2005

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