Liberi i complici di Provenzano: qualcuno ha sbagliato

La Corte di Cassazione si discolpa e punta il dito sulla Corte d'Appello: "L'errore arriva da chi ha dato per decorsi i termini di custodia cautelare"

07 giugno 2011

Nei giorni scorsi la terza sezione della Corte d'appello di Palermo ha rimesso in libertà, per decorrenza dei termini di custodia cautelare, quattro fiancheggiatori di Bernardo Provenzano (LEGGI). I quattro imputati erano stati arrestati nel 2006 ed erano ancora in cella perché condannati, il 2 luglio 2009. Gioacchino Badagliacca e Giampiero Pitarresi avevano avuto sette anni e mezzo ciascuno, Vincenzo Paparopoli e Vincenzo Alfano sei anni e otto mesi a testa. Quasi due anni dopo la decisione di secondo grado, però, la sentenza definitiva della Cassazione non è ancora arrivata (l'udienza è prevista per la metà del mese) e la stessa Corte d'appello ha dovuto metterli fuori perché il tempo è scaduto. La scarcerazione è avvenuta tra la fine di aprile e i primi di maggio, ma la notizia si è appresa solo nei giorni scorsi.

Per la Cassazione, però, non erano scaduti i termini della custodia cautelare per i quattro. A precisarlo è stata la stessa Corte di Cassazione, in una nota, nella quale si sottolinea che l’errore è stato della Corte d’Appello di Palermo. "In merito alle notizie di stampa di domenica 5 giugno relative alla liberazione di quattro detenuti fiancheggiatori di Provenzano, attribuita ai ritardi della Cassazione nel decidere i ricorsi dagli stessi presentati, si precisa che - è detto nella nota della Suprema Corte - i ricorsi, pervenuti alla Cassazione, il 24 marzo 2010 e assegnati alla V Sezione penale, sono stati fissati per l’udienza pubblica del 20 gennaio 2011, nel corso della quale il collegio giudicante, su conforme richiesta del procuratore generale di udienza, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, rilevando che la motivazione della sentenza impugnata (di oltre 100 pagine) era pervenuta soltanto il giorno precedente". "L’udienza - prosegue il comunicato - è stata successivamente fissata per il 14 giugno 2011, tenuto conto che, secondo i calcoli effettuati, risultava che i termini di custodia cautelare per i quattro imputati scadevano nella data del 6 marzo 2012. Infatti, il reato per cui i quattro imputati sono stati condannati è quello di cui all’art.416 bis codice penale aggravato dai commi 4 e 6; la reclusione massima è di 15 anni e va aumentata della metà ai sensi del comma 6". Da ciò, "consegue che - afferma la Cassazione - la durata complessiva della custodia cautelare è di 6 anni ai sensi dell’art.303 comma 4 lett c, codice procedura penale. Invece la Corte d’Appello di Palermo Sezione III con quattro ordinanze di analogo contenuto ha erroneamente individuato la scadenza della custodia in carcere per i quattro detenuti alla data del 29 aprile 2011".

L’errore dunque sarebbe della Corte d’Appello che avrebbe dato per decorsi i termini. Le scarcerazioni non sono state impugnate dalla procura generale e dunque sono definitive. Il ripristino della misura cautelare, insomma, anche se la Cassazione avesse ragione non sarebbe possibile con la conseguenza che i quattro imputati dovrebbero restare liberi fino all’eventuale passaggio in giudicato delle sentenze di condanna emesse a loro carico. Adesso il procuratore generale di Palermo Luigi Croce acquisirà tutti gli atti relativi alla vicenda processuale dei quattro.

[Informazzioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, LiveSicilia.it, Lasiciliaweb.it]

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

07 giugno 2011

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia