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Loro continueranno la protesta

Sesto giorno di sciopero della fame per i precari della scuola di Palermo. Stessa protesta per tre colleghi ragusani. Intanto ci sono prof precari che raccolgono meloni in nero

05 settembre 2011

Sono passati sei giorni da quando il 30 agosto scorso a Palermo, i tre bidelli precari Calogero Fantauzzo, Pietro Musso e Filippo La Spisa, hanno cominciato lo sciopero della fame contro i tagli alla scuola pubblica. Sono stanchi e debilitati, ma non intendono mollare la protesta e chiedono un incontro con il Presidente della Regione Raffaele Lombardo.
Con loro davanti alla tenda allestita a piazza Indipendenza, ci sono una trentina di precari della scuola. In segno di solidarietà anche il deputato nazionale del Pd Alessandra Siragusa ha aderito allo sciopero della fame per l’intera giornata.
"Siamo vicini ai precari della scuola che dopo anni di servizio si vedono tagliati fuori dal mondo del lavoro e costretti a mettere a repentaglio la propria salute per ottenere il riconoscimento di ciò che gli spetta" affermano il portavoce nazionale dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando e il segretario regionale del partito in Sicilia e capogruppo IdV in Commissione Istruzione al Senato, Fabio Giambrone. Un altro presidio di precari della scuola è in corso davanti alla sede della Prefettura.

"Siamo stanchi e debilitati – dice Pietro Musso, 42 anni, 2 figli – ma non intendiamo mollare". Calogero Fantauzzo, 46 anni, 4 figli aggiunge "amici e colleghi manifestano la loro solidarietà con piccoli e grandi gesti, non manca chi sta qui al presidio dalle prime ore del mattino fino a tarda notte. Purtroppo – conclude – solo per le istituzioni siamo invisibili".
Ieri, nella tenda montata davanti il Palazzo della Regione siciliana, è comparso un disegno con cui Alessandro, 6 anni, raffigura il dramma del padre, Calogero Fantauzzo. "È venuto a trovarmi insieme a mia moglie e al fratellino - ha raccontato Fantauzzo - Ha disegnato la mia protesta. Mi ha detto: papà questo sei tu e me lo ha consegnato. Lui sa il motivo per cui sono qui e ricorda perfettamente che nel 2009 ho partecipato a iniziative simili". "Mi sono emozionato - ha aggiunto - So che per i miei figli questa vicenda è un trauma, spero resti solo un ricordo lontano col tempo e di trovare presto stabilità economica". "Le istituzioni sono latitanti - ha ribadito - ma non ci sentiamo soli. Associazioni, esponenti del mondo politico e cittadini si sono uniti alla nostra protesta". Infine un avvertimento: "Non ci fermeremo fino a quando non avremo risposte e se non arriveranno andremo a incatenarci a Roma, davanti il ministero della pubblica istruzione".

A 290 Km di distanza, tanto separa Palermo da Ragusa, altri tre precari della scuola hanno deciso di mettere l'identica protesta. Pietro Aprile, Vincenzo Sigura e Giuseppe Agosta, che trascorrono le notti dentro un auto parcheggiata davanti l'ufficio scolastico in via Giordano Bruno a Ragusa, ieri mattina sono finiti in ospedale. Stavano male e sono stati convinti a sottoporsi ad accertamenti. "Adesso va meglio - ha detto dall'ospedale Pietro Aprile, cardiopatico di 45 anni e 2 figli a carico - I medici ci hanno fatto dei prelievi e iniettato delle flebo. Staremo in osservazione ancora per un pò, non appena saremo dimessi torneremo al presidio per continuare la protesta".
Anche questi tre uomini sono decisi a non mollare. "La nostra è una battaglia in difesa della scuola pubblica siciliana - sostiene il collaboratore scolastico - bistrattata dai pesanti tagli della riforma Gelmini e penalizzata dalla manovra finanziaria".

Intanto, c'è chi per resistere ai tagli decisi dal ministro Gelmini, pur essendo professore ha deciso di raccogliere meloni in nero. Si chiama Salvo Altadonna, 38 anni, sposato, padre di una figlia di 2 anni e mezzo. E' un docente di sostegno precario.  E così sabato e domenica è andato a raccogliere meloni nelle campagne tra San Cipirrello e Roccamena, nel palermitano, guadagnando 150 euro per due giorni e mezzo di lavoro in nero.
Altadonna è uno dei tanti precari, che a Palermo in questi giorni sostiene la protesta dei tre bidelli palermitani, da una settimana in sciopero della fame. Ieri a tarda notte è tornato ancora una volta in piazza dai colleghi e ha dormito con loro nella tenda.
"Non mi vergogno di aver fatto questa scelta per vivere. È una questione di sopravvivenza e necessità e la ripeterò anche in futuro", dice Altadonna, che l'anno scorso ha digiunato per 18 giorni contro i tagli alla scuola davanti all'ufficio scolastico provinciale, in via Praga. "Eravamo in 16 a lavorare nei campi - racconta - nove erano extracomunitari, il vitto e l'alloggio erano inclusi nella paga. Non posso appoggiarmi solo alla mia famiglia per vivere".
Da dieci anni Salvo fa l'insegnante di sostegno con incarichi annuali in una scuola elementare a Borgo Nuovo, un quartiere a rischio della città. Anche sua moglie è una precaria: anche lei è un insegnante di sostegno. "Ho una laurea in scienze della formazione primaria - prosegue ancora Altadonna - e due abilitazioni come insegnante di sostegno di scuola materna ed elementare".

[Informazioni tratte da Lasiciliaweb.it, ANSA, LiveSicilia.it, Corriere del Mezzogiorno]

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05 settembre 2011
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