Lotta alla criminalità organizzata

Dall'ultima relazione della Dia: in Sicilia Cosa nostra protegge strenuamente il latitante n° 1, in Lombardia la 'ndragheta ha infettato politica e società

18 novembre 2010

Tra i punti salienti dell'ultima relazione della Dia, la Direzione investigativa antimafia, consegnata al Parlamento e relativa al primo semestre del 2010, la fitta e complessa rete che protegge il n° 1 di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, e della pericolosa penetrazione della 'ndrangheta nella vita politica, sociale ed economica di una regione come la Lombardia.

La barriera attorno a Messina Denaro - C'é un network strutturato che protegge il latitante numero 1 della mafia, Matteo Messina Denaro e gestisce le sue comunicazioni con regole ferree. La relazione della Dia evidenzia la presenza di "un nutrito gruppo di soggetti, alcuni dei quali fino a tempi recenti del tutto sconosciuti agli inquirenti perché abilmente mimetizzati nel tessuto sociale, ma comunque legati al ricercato, non solo perché incaricati di gestirne la latitanza, ma anche perché investiti del delicato compito di porre in essere attività strumentali all'esistenza ed alla vitalità stessa della compagine mafiosa". Uomini molti vicini al latitante vengono così impiegati per "veicolare direttive a mezzo di missive". A differenza di quanto accadeva con Bernardo Provenzano, il network delle comunicazioni di Messina Denaro è molto strutturato e "caratterizzato dall'osservanza di due regole ferree: il divieto di lasciare traccia materiale sia dei biglietti che dei movimenti posti in essere per le attività di consegna/prelievo degli stessi, nonché nel ridurre al minimo il numero dei tramiti e le occasioni in cui la 'posta' viene veicolata".
Da qui la grande difficoltà che fino ad ora hanno impedito agli investigatori di prendere il latitante trapanese che, comunque, ha oramai i giorni contati, come hanno assicurato diverse volte magistratura e forze dell'ordine.

La 'ndrangheta lombarda - "Le famiglie storiche della 'ndrangheta presenti in Lombardia influenzano la vita economica, sociale e politica della regione". La presenza "consolidata" in alcune aree lombarde di "sodali di storiche famiglie di 'ndrangheta" ha "influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi", riporta la Dia. La relazione inoltre sottolinea il "coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede a impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l'assegnazione di appalti e assestato oblique vicende amministrative".
L'allarme arriva nel pieno della polemica aperta dalla denuncia di Roberto Saviano a "Vieni via con me", cui il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha reagito con sdegno e determinazione. La 'ndrangheta, osserva la Dia, al momento rappresenta una minaccia maggiore di Cosa Nostra, "in crisi organizzativa e di vocazioni", essendo "sempre più strutturata territorialmente e con riferimenti gerarchici precisi in un ambito di tipo federativo".
Per penetrare nel tessuto sociale, "le cosche - che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla 'casa madre calabrese' come ha dimostrato l'inchiesta 'Crimine' che ha ricostruito l'organigramma della 'ndrangheta - si muovono seguendo due filoni: quello del consenso e quello dell'assoggettamento", spiegano gli esperti della Dia. Tattiche che "da un lato trascinano con modalità diverse i sodalizi nelle attività produttive e dall'altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici". Con questa strategia, e favorita da "una serie di fattori ambientali", si consolida la "mafia imprenditrice calabrese" che con "propri e sfuggenti cartelli d'imprese" si infiltra nel "sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell'edilizia privata" come il "multiforme compartimento che provvede alle cosiddette 'opere di urbanizzazione'." Il risultato è un vero e proprio "condizionamento ambientale" da parte della 'ndrangheta, "a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali".

In Lombardia ormai la 'ndrangheta si è ambientata talmente bene che non ha più bisogno di usare tecniche d'intimidazione. Al contrario, sottolinea la Dia, si serve di "nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al massimo ribasso" nelle gare d'appalto e la "decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere". Insomma, una volta consolidata la propria presenza, la 'ndrangheta ha imparato a usare bene leggi e bandi a proprio vantaggio, arricchendosi sempre di più.
Ricordando l'arresto di amministratori pubblici e imprenditori che collaborano con la 'ndrangheta, la Dia però mette anche sull'avviso il governo per il futuro: si rischia che l'associazione criminale s'infiltri con successo negli appalti per l'Expo 2015. Per evitarlo, si legge nella relazione, occorre un "razionale programma di prevenzione".
"Il cosiddetto 'ciclo degli inerti', la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali costituiscono i settori - scrive la Dia - maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell'intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati". Ma c'è di più: secondo la Dia, infatti, il "condizionamento ambientale" delle cosche su parte dell'economia lombarda, va inteso come "partecipazione ormai pacificamente accettata di società riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato".

Non è solo la Lombardia però a doversi preoccupare dell'ormai "consolidata" presenza e pregnanza della 'ndrangheta. Ben organizzata com'è, agisce naturalmente anche in altre Regioni: il Lazio, il Piemonte, il Veneto. Per quanto riguarda il Lazio, in particolare, "la Capitale - si legge nel rapporto - come altre grandi aree metropolitane costituisce un favorevole luogo per il rifugio di latitanti". "Nel primo semestre 2010 sono infatti stati tratti in arresto alcuni esponenti di rilievo delle cosche reggine, sfuggiti alla cattura in precedenti azioni di polizia", ricorda ancora la Dia. A Roma "gli interessi economici delle cosche si sono via via evoluti concentrandosi nel multiforme e diffuso settore commerciale della ristorazione". E "le 'ndrine dei Gallace e Novella sarebbero orientate verso il settore degli appalti pubbici".
Si è detto che la 'ndrangheta ha ramificazioni in buona parte delle regioni settentrionali (dal Piemonte al Veneto, passando per la Liguria, l'Emilia Romagna e anche la Toscana). In Piemonte si registra una "qualificata presenza di soggetti riconducibili alle 'ndrine del vibonese, della locride, dell'area ionica e tirrenica della provincia di Reggio Calabria". Anche in questo caso, la 'ndrangheta gestisce lucrosi appalti e subappalti. In Liguria "traffico di stupefacenti, estorsioni, usura, gioco d'azzardo, controllo dei locali notturni per lo sfruttamento della prostituzione costituiscono i maggiori settori dell'arricchimento per le cosche". Per il Veneto il rapporto si limita a rilevare "segnali d'interesse". Le cosche sono presenti anche in Emilia Romagna e Toscana.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Il Fatto Quotidiano]

 

 

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18 novembre 2010

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