Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine
 Cookie

Ma l'Italia diventerà un Paese di Veline e di laureati per honoris causa? Certo, al peggio non c'è mai...

03 agosto 2007

Se da un lato l'Italia è stata definita ''Paese di Veline che ha dimenticato il femminismo'' (Financial Times di un paio di settimane fa), da un altro lato il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, non vuole che si aggiunga un'altra ignominiosa definizione: ''Paese di laureati per honoris causa che ha dimenticato i veri intellettuali''. Sì, perché negli ultimi tempi non c'è stata università italiana che ha rinunciato a legare il proprio nome a quello di un qualche personaggio famoso da onorare con un titolo ad hoc e certificarlo come dottore.
Ma andiamo per ordine e iniziamo dando una definizione di ''Laurea honoris causa''...

Una laurea honoris causa è un titolo accademico straordinario, assegnato ad un individuo come riconoscimento alla propria esperienza e conclamata competenza in un determinato campo del sapere, pur senza aver dato gli esami richiesti per conseguirla, né avendo mai frequentato o essere iscritto presso l'istituzione accademica che vuole consegnare il riconoscimento.
Tipicamente questa laurea viene conferita nel corso di una cerimonia in pompa magna in concomitanza alle usuali cerimonie di laurea. Il ricevente viene invitato a tenere un discorso di accettazione davanti alla facoltà riunita e agli altri laureati, evento che spesso costituisce il punto saliente della cerimonia.
Le università possono nominare ogni anno diversi riceventi per questi titoli onorifici. Le candidature passano attraverso vari comitati prima di essere approvate definitivamente dal Ministro per l'Università e la Ricerca. I nominati vengono avvertiti solo dopo un'approvazione ed un invito formale.
Colui che riceve una laurea honoris causa è laureato a tutti gli effetti. L'assegnazione di questa permette di fregiarsi della qualifica accademica di dottore.

NB: Da non confondersi con ''laurea ad honorem'', assegnata per motivi analoghi alla laurea honoris causa ma alla memoria di persone defunte (''in onore'', appunto).

Ebbene, ora che sappiamo cos'è una ''Laurea honoris causa'', possiamo parlare delle tante polemiche che recentemente alcune università hanno suscitato, per la facilità usata nel concedere titoli accademici onorari in cambio di donazioni in denaro o per la mera pubblicizzazione dell'Ateneo. Polemiche che hanno raggiunto il ministero addetto e che ha deciso di non approvare più, almeno per il rimanente 2007, concessioni per altre lauree honoris causa. La decisione è stata presa dal ministro Mussi in persona, visto il numero delle lauree già approvate (95) più 3 non concesse, e di quelle già proposte dagli atenei e in corso di istruttoria (20).
Dunque, fatti i conti, il ministro ''a conferma del prestigio del titolo e del sistema universitario italiano'' ha deciso di non esaminare ulteriori proposte deliberate dagli atenei dopo il 1 agosto 2007.
Mussi, peraltro, già lo scorso 19 dicembre 2006, con una nota relativa ai criteri di conferimento delle lauree ad honoris, aveva provato a tirare le orecchie ai rettori. Ma l'iniziativa non è bastata. Di qui la decisione di mettere un freno alle richieste.
Il provvedimento è arrivato dopo che lo stesso ministro aveva bloccato, lo scorso 24 luglio, il conferimento della laurea honoris causa in economia aziendale da parte dell'università di Torino a Jonella Ligresti, presidente di Fondiaria-Sai e figlia primogenita di ''don'' Salvatore, uno degli uomini più ricchi e potenti d'Italia.

Gli ultimi che sono invece riusciti a conseguirla sono stati: Roberto Ruffino (laurea in scienze pedagogiche, Università di Padova), il dottor Nico Frijda (laurea in psicologia sperimentale, Università di Padova), il dottor Daniel Stern (laurea in psicologia clinico-dinamica, Università di Padova), Valerio Giordano Riello (laurea in ingegneria Meccanica, Università di Padova), il professor Jean Marie Pierre Lehn (laurea in scienze chimiche, Università degli studi della Basilicata), il professor Pietro Rescigno (laurea in teorie e tecniche della normazione giuridica, Università di Macerata), Nuria Schoenberg Nono (laurea in Musicologia e beni Musicali, Università Cà Foscari di Venezia), il dottor Fulvio Conti (laurea in Ingegneria elettrica, Università di Genova), il dottor James Archibald Turrel (laurea in Architettura, dall'Università Iuav di Venezia).

Rientrato dalle ferie il ministro Mussi però, il tormentone delle lauree honoris causa dovrà affrontare di nuovo, perché sul suo tavolo ne sono rimaste 7, tra quelle ancora in istruttoria, e presentate prima del 1 agosto. Sette nomi, sette storie diverse, su cui Mussi dovrà esercitare la sua vigilanza. L'università di Siena conferirà il 17 ottobre la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia alla presidente del Cile, Michelle Bachelet. Tra l'altro il rettore Silvano Focardi ha già ricevuto una delegazione della presidenza cilena che ha visitato la città per organizzare la visita della Bachelet, che verrà premiata per ''il suo impegno politico in difesa della democrazia e dei diritti umani e il suo contributo allo sviluppo della medicina sociale e della salute pubblica''.
La Iulm (Libera università di lingue e comunicazione) di Milano ha deciso di conferire l'onorificenza a Mike Bongiorno dopo la proposta lanciata da Sorrisi e Canzoni. Sempre la Iulm sponsorizza anche un riconoscimento per Luigi Vedovato, presidente del Centro turistico studentesco (Cts). Mussi dovrà poi vagliare la richiesta dell'ateneo di Macerata relativa a Claudio Orazi, sovrintendente della Fondazione Arena di Verona ed ex direttore artistico dell'Associazione Sferisterio Macerata Opera, e si dovrà pronunciare sulla candidatura di Paolo Grossi, maestro riconosciuto degli studi storico-giuridici italiani, avanzata dall'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Inoltre l'ateneo del Piemonte Orientale ha proposto Gregorio Peces, cattedratico di Filosofia del diritto alla Calo III di Madrid, mentre l'università di Palermo vuole dare il diploma al filologo Varneda Villalba, dell'università di Barcellona.

Beh, effettivamente sembrano un po' tante, però visto i nomi qui sopra... meglio a loro (con riserva per Mike Buongiorno) che a Valentino Rossi (Ah, vero! Gliel'hanno già data!)

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

03 agosto 2007
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia