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Ma quant'è buona l'arancia di Sicilia... e l'importante è che lo si dica e lo si faccia sapere

Frutta di qualità e promozione di qualità: ecco cosa serve all'arancia di Sicilia

01 agosto 2005

Il tempo non è quello giusto, la stagione delle arance è quella invernale, ma parlando della Sicilia è inevitabile menzionare il succoso e salutare frutto. Tant'è che proprio sull'arancione frutto le novità in Sicilia non mancano nemmeno in questi caldi mesi.
È infatti notizia di poche settimane fa l'istituzione del marchio di qualità dell'Asca, l'Agenzia per la sicurezza e il controllo alimentare (la prima di questo tipo in Italia), a Ispica, in provincia di Ragusa, dove verranno tutelati, oltre al pomodoro ciliegino di Pachino, l'uva nera dalla quale si ricava il corposo Nero d'Avola e alla melanzanina di Comiso, le arance tarocco.
''Alla base di tutto c'è la nostra convinzione che bisogna investire sulla qualità del prodotto'', ha afferma il promotore dell'Asca, Innocenzo Leontini, assessore all'Agricoltura e foreste della Regione Siciliana. ''In un mercato caratterizzato dalla concorrenza al ribasso di frutta e verdura provenienti da stati dove il costo del lavoro è irrisorio, l'Agenzia costituisce un copyright per i prodotti ortofrutticoli e vinicoli dell'isola. È il mezzo per distinguere l'originalità e la tipicità dei nostri sapori''.

In pratica, il ''tarocco'' con il marchio ''Sicilia Agricoltura'' è un frutto che è stato tenuto sotto osservazione durante tutti i passaggi nella filiera agroindustriale, e analizzato in laboratorio per scovare eventuali sostanze nocive od ogm. Il risultato è la collocazione del tarocco in quel mercato di nicchia fatto di consumatori che prima di mettere qualcosa in tavola vogliono vedere il pedigree. ''Ma saper fare non basta. Bisogna far sapere'' aggiunge Leontini, che sottolinea così l'importanza della comunicazione.
Come nella vendita delle arance rosse in Giappone. Dopo aver sperimentato il trattamento a freddo degli agrumi per eliminare la presenza di parassiti mediterranei, ha ottenuto il permesso di esportazione e infine ha scelto il testimonial che farà comprare i tarocchi siciliani nel paese del Sol Levante: il calciatore del Messina Atsushi Yanagisawa, considerato un idolo nella sua patria.
In questo modo il made in Sicily diventa una politica organica: ''Le risorse paesaggistiche, i beni culturali e, d'ora in poi, l'agricoltura di qualità''.

Anche gli agricoltori siciliani sono d'accordo sul fatto che ''saper fare non basta, ma bisogna far sapere''. I produttori dell'Isola lamentano che per le arance siciliane questa promozione manca, e indicano, come esempio da seguire, lo spot realizzato da un noto marchio di bibite per sottolineare l'origine della materia prima impiegata, con protagonista un'arancia che canta ''ciuri ciuri''.
Una tesi condivisa da amministratori locali e addetti ai lavori siciliani, da Palermo a Siracusa, che vedono nell'iniziativa un'opportunità per un settore che da anni conosce una crisi economica davvero importante, ma anche un segnale e un indirizzo per le Istituzioni pubbliche deputate a sostenere il prodotto.
Per Alfio Caracciolo, presidente della Coop Agricar, ''quello che servirebbe è che molte aziende decidessero di puntare sulla qualità delle nostre arance, soprattutto quelle rosse, ampiamente riconosciute come uniche al mondo. Abbiamo il prodotto, ma spesso ci mancano gli strumenti per farlo conoscere. Ecco perché la sicilianità, associata, per una volta, alla qualità e non a situazioni arretrate e negative, rappresenta una grande promozione per le nostre arance e in generale per tutti i nostri agrumi''.

Ciuri, ciuri, ciuriddu ri tuttu l'anno l'amuri ca mi rasti ti lu torno...

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01 agosto 2005
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