Ma Sakineh ancora non è salva

Lettera aperta del figlio della donna iraniana che rischia la lapidazione: "Il caso non è risolto, continuate con le pressioni"

10 settembre 2010

"Chiedo ai Paesi del G8, ai governi di Turchia e Brasile e al mondo intero di continuare a fare pressioni contro la Repubblica islamica e a non pensare che il caso si sia risolto". E' questo l'appello lanciato in una lettera aperta da Sajjad Ghaderzadeh, figlio di Sakineh Ashtiani, in seguito all'annuncio di Teheran di sospensione della condanna della donna (LEGGI).
"Non abbiamo alcun documento ufficiale, se la Repubblica islamica è sincera, dovrebbe fornire le prove" scrive Sajjad. "Noi, i figli di Sakineh Mohammadi Ashtiani - aggiunge - dichiariamo che nostra madre è innocente e deve essere liberata immediatamente e incondizionatamente dalla Repubblica islamica". Il riferimento è alle dichiarazioni del portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Ramin Mehmanparast, in base alle quali Teheran ha bloccato la condanna per adulterio, ma non quella per complicità nell'omicidio del marito. "Al momento non abbiamo ricevuto alcun documento ufficiale e legale sulla sospensione della sentenza di lapidazione e di morte - spiega - e di conseguenza non accettiamo quelle affermazioni. Devono consegnarci dei documenti legali a questo riguardo".
Quanto alla confessione della donna, Sajjad afferma che "dal momento che non si è svolta in presenza del nostro legale, Hootan Kian, ma piuttosto in presenza di Azad Press, non possiamo confermarne i contenuti, dal momento che le circostanze in cui si è svolta questa intervista non sono chiare". "Sulle percosse e ai maltrattamenti relativi a tale intervista - aggiunge - l'avvocato Kian non ha ancora ricevuto alcuna informazione", mentre "sul fatto che mia madre ha detto che ci incontravamo con cadenza settimanale, la Repubblica islamica deve fornire le prove di queste visite settimanali - conclude - il nostro nome dovrebbe essere registrato per dimostrare che ci siamo recati la' a visitare l'internato".

"Propaganda dell'Occidente" - Gli sforzi dell'Occidente per salvare la vita di Sakineh, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione con l'accusa di adulterio e di coinvolgimento nell'omicidio del marito, sono frutto di una propaganda "politica" messa a punto per "fare pressioni sull'Iran": è quanto ha detto ieri il ministro iraniano degli Affari esteri, Manouchehr Mottaki. "Il caso di Ashtiani è chiaramente un copione scritto dall'Occidente per fare pressioni sull'Iran", ha detto Mottaki, secondo quanto si legge sul sito di Press Tv. "Hanno provato a fare scoppiare questo caso, a politicizzarlo e a trasformarlo in una farsa politica", ha aggiunto il ministro. Mottaki ha anche puntato il dito contro "i dubbi standard adottati dall'Occidente". Secondo il capo della diplomazia di Teheran, Paesi che violano i diritti umani fondamentali in prigioni come Guantanamo e Abu Gharib non dovrebbero presentare se stessi come avvocati del diritto umanitario.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Rainews24]

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10 settembre 2010

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