Mafia e cemento impoverito

Sequestrati beni per 50 milioni ai fratelli Pellegrino che avrebbero avuto il monopolio nel settore del calcestruzzo con l'aiuto della mafia

30 giugno 2010

La sezione misure di prevenzione del tribunale di Messina ha disposto, su richiesta della Direzione investigativa antimafia, la confisca di beni per un valore complessivo di 50 milioni di euro di proprietà dei fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, ritenuti esponenti di spicco di un gruppo criminale affiliato al clan del boss mafioso Giacomo Spartà. Grazie a questi rapporti i due fratelli avrebbero costruito un impero economico, attraverso il monopolio nel settore della produzione di calcestruzzo e movimento terra a Messina, incrementando il proprio volume di affari del 1000% in pochi mesi.

I beni confiscati erano stati sequestrati il 24 giugno del 2009 dalla Dia di Messina. Si tratta di quote sociali di cinque società, 39 immobili, tra cui terreni, ville e appartamenti, 40 mezzi, tra cui camion, betoniere, trattori, fuoristrada, autovetture e moto di grossa cilindrata, due impianti di produzione di calcestruzzo completi di silos, nastri trasportatori ed altri macchinari, 20 rapporti bancari e polizze assicurative per oltre 200 mila euro, un terreno con annessa una lussuosa villa. Si tratta della più consistente misura di questo genere mai applicata in provincia di Messina.
Nel corso delle indagini, agenti della Dia hanno scoperto anche gravi irregolarità legate alle forniture di calcestruzzo, prodotto negli impianti della Calcestruzzi Messina srl dei fratelli Pellegrino e imposto ai cantieri pubblici e privati della zona sud e nei Comuni della fascia jonica messinese, che in molti casi sarebbe stato "depotenziato". L'ingegner Attilio Masnata, il consulente tecnico nominato dai sostituti della Dda peloritana, Angelo Cavallo e Fabio D'Anna. I due magistrati lo scorso autunno avevano depositato la nota preliminare dell'esperto alla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale che ora si è pronunciata sulla confisca dei beni. L'impianto di contrada Badile, nel rione di Santa Lucia sopra Contesse, era stato sequestrato dalla Dia il 24 giugno 2009 insieme a tutto il resto. Il 23 settembre era seguito un sequestro probatorio negli impianti della Calcestruzzi Messina srl, della Messina Scavi e della Marina srl, dove il consulente tecnico ha potuto esaminare i macchinari e analizzare i campioni di beton, riscontrando "numerose non coformità legate alla natura e ai quantitavivi delle materie prime impiegate rispetto ai dati di qualifica". In particolare l'ingegner Masnata ha constatato come "per quanto riguarda i calcestruzzi a dosaggio è stato individuato un ammanco sistematico di 20 kg/mc per i prodotti 200/300 e 30 kg/mc per il dosaggio 80, ammanco che si configura come frode commerciale". Secondo il consulene tecnico, il cemento "impoverito" sarebbe stato prodotto non solo per realizzare insediamenti abitativi privati, ma perfino grandi opere pubbliche come il nuovo approdo di Tremestieri, il cui molo ha presentato dopo pochi mesi vistose crepe. E di calcestruzzo depotenziato si parla nelle intercettazioni telefoniche dei fratelli Pellegrino nell'operazione antimafia "Lux".

"L'importante confisca di beni per 50 milioni di euro è un grande successo della Dia di Messina e si inserisce nella strategia di aggressione dei patrimoni mafiosi" commenta il sostituto procuratore della Dda, Fabio D'Anna. "È incredibile - spiega il direttore della Dia di Messina, il tenente colonnello Danilo Nastasi - quanto fosse elevata la produzione di calcestruzzo della loro società: 60 mila metri cubi l'anno contro i 25 mila metri cubi della media nazionale. Solo dopo i sequestri del 2009 c'è stato un decremento del volume di affari dei fratelli Pellegrino. Il calcestruzzo, inoltre, era depotenziato, come dissero gli stessi Pellegrino al pentito Salvatore Centorrino e come si evince da alcune intercettazioni. Inoltre, le prove tecniche sul calcestruzzo erano falsate come accertato da analisi sui software degli impianti di produzione".
"Un'altra indagine penale - ha continuato D'Anna - sta andando avanti per capire se gli edifici pubblici e privati realizzati con questo calcestruzzo siano a rischio".
A carico dei Pellegrino è stata adottata la misura dell'obbligo di soggiorno a Messina per i prossimi tre anni.


[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, Repubblica.it]

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30 giugno 2010

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