Mafia, politica e affari

A Caltanissetta 42 ordinanze di custodia cautelare. In manette boss, politici e imprenditori

22 novembre 2005

L'ennesimo intreccio tra mafia, politica ed affari è stato scoperto dai carabinieri di Caltanissetta, che all'alba di oggi hanno eseguito 42 ordinanze di custodia cautelare.
I provvedimenti, firmati dal gip Giovanbattista Tona, sono stati richiesti dal procuratore Francesco Messineo, dall'aggiunto Renato Di Natale e dai pm della Dda, Nicolò Marino, Alessandro Picchi e Simona Filoni.
Tra le persone arrestate anche esponenti politici, imprenditori e commercianti. L'inchiesta dei carabinieri ha portato a scoprire il vero volto del mandamento mafioso di Riesi, capeggiato dal clan Cammarata, arrestando le persone che secondo l'accusa ne farebbero parte. L'indagine, denominata  ''Odessa'', ha avuto lo scopo di disarticolare i clan mafiosi oltre che del comune di Riesi, anche quelli di Mazzarino, Butera, Sommatino e Delia, tutti in provincia di Caltanissetta e tutti collegati.
I provvedimenti sono stati eseguiti a Caltanissetta, Catania, Cuneo, Ascoli Piceno, Palmi e Sulmona.
Durante l'indagine sono tante le richieste di pagamento di pizzo registrate dai carabinieri, alcune riguardano anche aziende vinicole di proprietà di imprenditori del Nord.
Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, furto, danneggiamento, ricettazione, detenzione illegale di armi e reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita.

E dell'Udc siciliano continuano a ''cadere'' uomini implicati in affari di mafia, tra le 42 persone arrestate (tra le quali anche un minorenne) c'è anche il presidente del Consiglio comunale di Riesi, Vincenzo Giannone (Udc), con l'accusa di associazione mafiosa. Le indagini hanno infatti portato alla scoperta di forti condizionamenti del clan mafioso dei Cammarata in seno al Consiglio e Giannone è ritenuto dagli inquirenti organico a Cosa nostra. Da settimane la prefettura aveva incaricato una commissione a indagare su ipotesi di infiltrazioni mafiose dentro il Comune.
Nell'ambito dell'inchiesta è emerso anche che il boss Pino Cammarata, rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno, continuava a dare ordini agli uomini del suo clan, sempre a Riesi. Cammarata proseguiva indisturbato la gestione degli affari illeciti della famiglia, restando pur dal carcere capo del clan mafioso del nisseno. Riusciva a comunicare con l'esterno grazie ai colloqui con il figlio Giuseppe, anche lui arrestato per associazione mafiosa. Pino Cammarata è il capo storico del mandamento di Riesi, articolazione periferica di Cosa nostra. Sta scontando condanne all'ergastolo e per associazione mafiosa.

E c'è anche Giuseppe Giovanni Laurino fra le persone finite in carcere, responsabile della Calcestruzzi Spa di Riesi. Secondo gli investigatori vi sarebbe stato ''un forte interesse di Cosa nostra'' per le attività svolte dall'impresa bergamasca in Sicilia. I militari hanno anche sequestrato beni per un valore complessivo di quattro milioni di euro, così come disposto dal gip del tribunale. Si tratta di discoteche, appezzamenti di terreni e immobili che sarebbero frutto dell'attività dell'organizzazione. Disposti dalla procura di Caltanissetta perquisizioni a diversi stabilimenti dell'azienda bergamasca. Carabinieri e Guardia di Finanza stanno controllando le varie sedi della Sicilia e della Lombardia. Secondo gli investigatori, Laurino si sarebbe imposto in alcuni cantieri che stanno eseguendo opere pubbliche o in altri privati per fornire il calcestruzzo. Per l'accusa, in alcuni casi, il pagamento del materiale imposto da Laurino era al di sopra dei prezzi di mercato e ciò potrebbe rappresentare una forma di pagamento del pizzo delle imprese.

L'indagine, avviata lo scorso anno, ha preso il via da danneggiamenti e furti subiti da imprenditori di Riesi. Gli investigatori, attraverso intercettazioni ambientali, hanno così ricostruito gli attuali assetti del clan mafioso dei Cammarata, e hanno individuato una frangia ribelle che stava provando ad assumere con la forza il controllo del territorio. Da qui gli omicidi compiuti nell'ultimo periodo nella zona, l'ultimo dei quali commesso ieri a Mazzarino, che ha visto cadere sotto i colpi dei sicari due netturbini uccisi per vendetta dei clan.

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22 novembre 2005

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