Mafia, politica e affari

Nuove informazioni dal neo-pentito Campanella. Accusati uomini di centrodestra e di centrosinistra

13 dicembre 2005

L'ultimo pentito di mafia, più che le cosche ha frequentato i partiti politici e le segreterie dei potenti. Per lo più quelli di centro (prima faceva parte della Dc poi entrò nell'Udeur e aveva molte conoscenze nell'Udc). Francesco Campanella, giovane impiegato di banca,  viveva a Villabate e di questo paese, a 20 chilometri a est di Palermo è stato presidente del Consiglio comunale sciolto per infiltrazioni mafiose. Campanella è stato arrestato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti favoreggiatori del boss Bernardo Provenzano, e dopo l'arresto ha deciso di collaborare con la Giustizia. Il neo pentito ha cominciato a fornire ai Pm della Dda di Palermo tante nuove informazioni in merito a tangenti pagate a politici, affari ''commerciali'' pilotati da boss mafiosi, nonché elezioni di candidati voluti dalle cosche. Come detto all'inizio, Francesco Campanella frequentava i politici e i politici frequentavano lui. Anche quelli che, stando a quanto sta raccontando, facevano accordi e affari con Cosa Nostra. Come lui, del resto. Per questo ora è considerato una mina vagante. Ma prima, i politici non disdegnavano di condividerci discorsi e opinioni. Il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, perfino la casa di Roma.

Al matrimonio di Campanella, l'11 luglio 2000, tra gli ospiti d'onore c'erano Cuffaro, Clemente Mastella, l'attuale deputato Udc e sottosegretario al Lavoro Saverio Romano. Gli invitati festeggiavano a Villa Filangeri, Clemente Mastellama il tavolo dei politici fu presto tempestato di telefonate perché al Palazzo della Regione si stava consumando il rovesciamento della maggioranza dal centrosinistra al centrodestra. Cuffaro cambiò schieramento, Mastella no. I due litigarono, e quando Campanella tornò dal viaggio di nozze organizzò un incontro a Roma. ''Portai Cuffaro da Mastella - racconta il pentito in uno dei tanti interrogatori ai pm antimafia -, che lo ricevette sulle scale, non lo fece neanche entrare a casa. Gli disse: "Cosa vuoi?" e Cuffaro disse: "Sono stato dal Cavaliere, questo ci prende a tutti, vieni con me perché io faccio il presidente della Regione e tu fai il presidente della Camera''. Mastella sgranò gli occhi, mi guardò e mi disse: 'Glielo dici tu che è cretino o glielo dico io?' ''.
L'anno successivo Cuffaro fu eletto governatore della Sicilia per il centrodestra, sotto le insegne del Ccd-Cdu poi diventato Udc. Campanella restò dalla parte di Mastella e divenne segretario giovanile dell'Udeur. Voleva restituire le chiavi della casa romana a Cuffaro, che le rifiutò: ''Per cui io continuavo a dormire a casa di Cuffaro... Continuava questa convivenza, anzi addirittura lui mi chiedeva di dargli tutte le informazioni del centrosinistra relativamente alle elezioni politiche, perché io partecipavo a tutta una serie di riunioni...''.
Le informazioni, un chiodo fisso di Cuffaro, tanto che nel settembre scorso, quando Campanella sta riempiendo i primi verbali considerati attendibili dai magistrati di Palermo, chiese a un comune amico ''se aveva notizie di questa collaborazione e su cosa io stessi dicendo di lui...''.

Molte delle dichiarazioni di Campanella sono state depositate proprio nel processo d'appello al presidente della Saverio RomanoRegione siciliana. Cuffaro era stato prosciolto dal gup per concorso nella rivelazione di segreti d'ufficio, ma la procura ha impugnato la decisione del giudice. Oggi si svolge il processo in secondo grado. Cuffaro è anche imputato di favoreggiamento a Cosa Nostra in un altro dibattimento.
Ma Campanella ne ha per molti altri, e non solo per Cuffaro. L'ex politico ha infatti chiamato in causa anche il sottosegretario al Lavoro, Saverio Romano (Udc), il deputato di Forza Italia Gaspare Giudice, i deputati regionali Antonio Borzacchelli (Udc), ex maresciallo dei carabinieri, sotto processo per concussione, e Giuseppe Acanto, eletto nella lista del Biancofiore, che all'Assemblea regionale siciliana fa parte del gruppo Centro democratico, costola dell'Udc. Nei suoi racconti non mancano poi i riferimenti a ''nuove talpe''. Campanella ha indica ai magistrati della Dda, Giuseppe Pignatone, Michele Prestipino, Maurizio De Lucia e Nino Di Matteo, l'esistenza di uomini delle Forze dell'ordine che avrebbero fornito informazioni ai boss di Villabate. Il collaboratore sostiene inoltre che alcuni uomini politici, fra cui il ''solito'' Cuffaro e Beppe Lumia (l'esponente Ds componente della commissione parlamentare antimafia), erano a conoscenza di indagini riservate avviate sulla cosca mafiosa di Villabate, in particolare su se stesso e su Nino Mandalà, l'uomo che dal 2001 ha gestito la latitanza di Provenzano, accompagnandolo nel 2003 anche a Marsiglia.

Campanella ha raccontato di intrecci fra la mafia e la politica regionale e locale. Ha svelato retroscena inediti di ''aggiustamenti'' di voti nelle sezioni di Bagheria per far eleggere il candidato vicino alle cosche e gli affari legati al piano commerciale di Villabate, dove era progettato la costruzione di un grande centro di oltre 30 mila metri quadrati. Il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, secondo quanto dichiarato da Campanella, avrebbe preteso una tangente di cinque miliardi di vecchie lire per far realizzare un centro commerciale a Villabate. Campanella ha spiegato agli inquirenti che stava personalmente portando avanti, anche per conto della cosca mafiosa di Villabate, il piano commerciale della struttura.
In un'altra parte del verbale redatto dopo le dichiarazioni di Campanella si legge che ''Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi nel collegio di Bagheria come precedentemente era stato Gaspare Giudice, perché in questa zona non c'è candidato che non sia espressione della mafia''.
Il collaboratore ha ricordato un pranzo, prima della campagna elettorale, al quale era presente anche il deputato dell'Udc, Saverio Romano, durante il quale il politico avrebbe detto: ''Campanella mi voterà sicuramente perché siamo della stessa famiglia. E guardandomi disse: scendi a Villabate e ti informi. Rimasi molto perplesso da questa battuta di Romano. Però la presi per quello che era: appartenevamo alla stessa famiglia mafiosa. Poi ebbi modo di avere conferme da Nino Mandalà il quale mi disse che Saverio Romano era stato autorizzato a candidarsi''.
Il pranzo si svolse a Roma ed erano presenti, secondo il pentito, oltre a Romano e Campanella, anche Salvatore Cuffaro, Franco Bruno, che era capo di gabinetto di Marianna Li Calzi, quando era sottosegretario alla Giustizia, e con loro a tavola c’era anche un magistrato che lavorava al ministero.

Salvatore Cuffaro, in merito alle dichiarazioni fatte da Campanella ha detto di conoscere l'uomo per la comune militanza politica nell'Udeur. ''I nostri rapporti si sono diradati quando abbiamo scelto percorsi politici Totò Cuffarodiversi per interrompersi definitivamente nel momento in cui iniziarono a trapelare sue strane frequentazioni e comportamenti etici che non condividevo''. ''Quanto alle deliranti dichiarazioni circa mie presunte richieste di tangenti per favorire questo o quell'altro centro commerciale - ha aggiunto -, per me parlano atti politici ed amministrativi dai quali si evince chiaramente la mia assoluta contrarietà all'autorizzazione di insediamenti di grandi centri commerciali sul territorio di Brancaccio e di Villabate''. ''Escludo, inoltre, categoricamente di aver potuto informare Campanella del fatto che era pedinato, fotografato e microfilmato in quanto nel 2003 - aggiunge Cuffaro - già i nostri rapporti si erano del tutto interrotti e soprattutto perché non ero assolutamente a conoscenza di alcunché. Nessuno mi aveva mai fornito informazioni in merito e anche ammesso che io ne fossi a conoscenza, ricordo che nel 2003 ero stato già raggiunto da un avviso di garanzia, e quindi avrei dovuto essere proprio cretino o aver perso ogni cognizione intellettiva per rischiare di commettere un reato per il quale ero già indagato''.

Riguardo le accuse lanciate contro Beppe Lumia, l'esponente Ds componente della commissione parlamentare antimafia, Campanella ha spiegato che ''Lumia ricattava il sindaco di Bagheria, Fricano, il quale, se non gli dava le cose che gli chiedeva avrebbe insistito, o comunque avrebbe accelerato o determinato per certe vie lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose''.
Giuseppe LumiaCampanella riporta una conversazione avuta con il sindaco di Bagheria, Pino Fricano, che come lui in quel periodo militava nell'Udeur, durante un viaggio in aereo a Roma. Nel corso del colloquio afferma di avere appreso che Lumia era a conoscenza di notizie riservate e avrebbe informato Fricano di indagini che riguardavano proprio Campanella. Secondo il pentito, il sindaco si sarebbe anche lamentato dell'atteggiamento ''politico'' di Lumia, il quale avrebbe avanzato richieste che avrebbero portato Fricano a sentirsi ''protetto'' dal parlamentare dei Ds.
''Fricano - dice Campanella - mi elencò una serie di operazioni fatte per l'onorevole Lumia, come quella di nominare assessore Cipriani (Giuseppe, ex sindaco Ds di Corleone ndr), al quale il sindaco ha dovuto ubbidire perché altrimenti, mi disse, mi sciolgono il Comune; oppure la nomina dell'architetto, una donna che si chiama Marino, a capo dell'ufficio Urbanistica: era un'altra delle cose che gli aveva segnalato Lumia''.
Campanella ha raccontato inoltre, di un'alta serie di ''affari'', presentati dal sindaco di Bagheria Fricano e legati all'onorevole Lumia e ai Ds, che vanno dalla gestione dei rifiuti all'ipotesi di appalti per la costruzione di termovalorizzatori, fino alla costruzione di una beauty farm all'interno di una struttura in cui c'era un servizio di assistenza ad anziani.

Il capogruppo Ds all'Antimafia, Giuseppe Lumia, ha commentato così le dichiarazioni di Francesco Campanella: ''Apprendo che Campanella afferma che io fossi a conoscenza di indagini su lui. Smentisco di essere stato a conoscenza di indagini in corso su di lui ma affermo con forza che ho espresso giudizi netti e precisi sulla sua attività politica, sulle sue parentele e sui suoi rapporti con ambienti mafiosi da prima che si aprisse qualsiasi indagine''. ''La mia talpa è la commissione Antimafia, cosa ben diversa dalle talpe per le quali è sotto processo Salvatore Cuffaro - ha aggiunto - e non permetto a nessuno di accostare il mio nome al suo in queste vicende. Per avere un giudizio politico sulla figura di Campanella era sufficiente leggere gli atti disponibili in Antimafia e le risultanze della relazione prefettizia che chiese ed ottenne il primo e secondo scioglimento del comune di Villabate''. ''Su questi punti ho attaccato pubblicamente, anche in comizi in piazza a Villabate sia Campanella che Mandalà - aggiunge Lumia -, ricordo che di Mandalà si parlò in Commissione Antimafia nel corso di una missione a Catania più di 5 anni fa, e ho svolto un'azione costante affinché la politica fosse in grado di scegliere e di tenere lontane alcune presenze inquinanti''.

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13 dicembre 2005

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