Maradona di Kusturica

Il 'Pibe de Oro' secondo Kusturica. Due artisti geniali, due rivoluzionari sregolati...

30 maggio 2008

Noi vi segnaliamo...
MARADONA
di Emir Kusturica

Ritratto del celebre calciatore argentino Diego Armando Maradona di cui seguiamo le vicende straordinarie dalle origini umili nella sua città natale, Buenos Aires, alla rapidissima ascesa nell'olimpo del calcio (è giocatore professionista a quindici anni), e poi da Napoli, fino a Cuba, sua patria d'elezione e al momento della sua rinascita. Il regista ci mostra i due volti di Maradona, quello pubblico dell'icona del calcio, divenuto ora anche politicamente impegnato nell'opposizione alla globalizzazione e amico di leader come Fidel Castro, ma anche, per la prima volta, il Maradona privato, la sua vita familiare, le sue speranze, le sue paure. Attraverso i documenti dell'epoca, si rivivono i momenti di felicità che il 'Pibe de Oro' ha regalato a tutti nel corso degli anni, compreso il gol segnato 'dalla mano di Dio' che fece vincere la Coppa del Mondo all'Argentina contro l'Inghilterra nel 1986.

Anno 2008
Tit. Orig. Maradona by Kusturica
Nazione Spagna / Francia
Produzione Estudios Piccaso, Exception Wild Bunch, Pentagrama Films S.L.
Distribuzione BIM
Durata 90'
Regia e Sceneggiatura Emir Kusturica
Con Maradona, Manu Chao
Musiche Stribor Kusturica
Genere Documentario

Kusturica-Maradona: l'incontro
Il 2005, l'inizio - Emir Kusturica annuncia ufficialmente il suo progetto per un documentario su Diego Maradona: "Il primo film", spiega "che racconterà tutti gli aspetti della vita di Maradona".
Il rinomato regista, vincitore di due Palme d'Oro a Cannes e di numerosi altri premi internazionali, intende documentare la vita del più grande calciatore di tutti i tempi! La notizia esce su tutti i giornali del mondo. Le riprese inizieranno a Buenos Aires, per continuare a Napoli, tappa importante nella vicenda sportiva di Maradona, e quindi a Cuba, la sua città adottiva, e a Belgrado, patria del regista: "La mia intenzione nei prossimi cinque mesi è di scoprire la vera personalità di Maradona".
Questo film è testimone dell'incontro unico fra due titani, uniti dall'eccesso, dalla passione e dal genio. Nessun altro regista avrebbe mai potuto comprendere a pieno l'enigmatica miscela esplosiva che Maradona incarna, nessun regista al di fuori di Kusturica avrebbe mai potuto guadagnarsi la fiducia e l'amicizia di questo grande campione: "Ho sempre sognato di fare il calciatore e a modo mio, l'ho fatto". Per la prima volta nella sua vita, Maradona ha accettato una piena e stretta collaborazione con un filmmaker, mettendosi a nudo davanti alla macchina da presa, rivelando l'uomo dietro al mito...


La critica

"Napoli c'è una volta sola. Quando Diego ritorna nel giugno 2005 e la folla lo acclama al grido di 'Chi non salta, Ferlaino è'. Più precisamente, nel docu-film 'Maradona by Kusturica' c'è poco o nulla che riguardi l'orgasmo magico dei giorni radiosi e tutto è calibrato sulle riletture di un rabbioso senno di poi. (...) Il film sterza decisamente e secondo noi abusivamente sulla politica, ricostruendo l'identità di Maradona quasi soltanto sulle prese di posizione degli ultimi anni, una sequela di parate e proclami anti-Usa e pro-Cuba scatenate, purtroppo, tra un arresto per droga e un ricovero di massima urgenza, un pianto in diretta tv, una cura disintossicante e una crisi cardiaca. Il cineasta, in realtà, osa paragonarsi all'idolo e non solo si mette in scena «da pari a pari», ma aggiunge, a mò di verifica di alcuni tratti della sua personalità, gli spezzoni dei propri film. Ora, che l'ego debordante del protagonista sia arrivato a includere la simpatia per i dittatori e l'adesione ai vari caudilli dell'estrema sinistra sudamericana, è un fatto rilevante ed interessante; che Kusturica, però, si metta in posa con lui vomitando fiele non tanto contro gli americani quanto contro gli inglesi, la Nato, la globalizzazione e chi più ne ha più ne metta, non è un dato che meriti metri su metri di pellicola (per di più sgranata). Ciò detto, restano i passaggi più sorprendenti ed estrosi, come quelli dedicati alle esilaranti cerimonie dei fan argentini della Chiesa Maradoniana o quelli in cui il reduce se la prende con quelli che conosce sul serio e sul serio lo hanno perseguitato, dal mafioso Matarrese alle squadre italiane del Nord o s'intenerisce tornando nella favela natia o abbracciando le figlie. Stringi stringi, però, dal magma del narcisismo kusturichiano, a fuoriuscire sono solo e sempre i bagliori infuocati dell'arte del n° 10 per antonomasia."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Scontro fra titani. Sarà più egocentrico Maradona o Kusturica? Nel dubbio il regista di 'Underground' mette il suo nome nel titolo del ritratto dedicato al pibe de oro: 'Maradona By Kusturica', e non se ne parli più. Poi naturalmente la palla la tiene quasi sempre Diego Armando, anche se quando l'amico Emir gli fa visitare lo stadio di Belgrado le due star si concedono un bel palleggio di testa. Il resto rivisita il personaggio Maradona dribblando quasi del tutto l'Italia ma calcando la mano sul mito in Argentina c'è perfino una chiesa maradoniana che celebra matrimoni e sul suo meno sfruttato versante rivoluzionario. (...) Anche nel film di Kusturica volano colpi bassi, altro che pallonetti. Matarrese è un altro mafioso, che aveva già combinato la finale Italia-Germania. Di qui le accuse di doping. 'Come se la cocaina nel calcio italiano la prendessimo solo io e Caniggia...'. Ma Kusturica in Maradona vede anche un poeta e quasi un fratello, come dimostrano le coincidenze fra i film dell'uno e le vicende o le parole dell'altro (la partita nella nebbia in La vita è un miracolo, parallela agli allenamenti notturni di Diego bambino). E dove non arriva il poeta, ecco il ribelle che arringa le folle a Mar del Plata con Chavez e Morales poco prima che la città argentina sia teatro di violenti scontri anti-globalizzazione. Il Sud contro il Nord, insomma, come sempre. Come quando 'infilammo 6 gol alla Juve: ehi, Emir, ma tu lo sai cosa vuol dire in Italia fare 6 gol all'avvocato Agnelli?'"
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"Un'agiografia che andrebbe benissimo finché si parla di Maratona, un genio nel suo settore, ma non va affatto quando Kusturica si mette in scena in modo invadente e narciso, tanto da aprire il film con lui che, in concerto, strimpella due note alla chitarra e un esagitato presentatore che lo definisce 'Il Maratona del cinema'. Emir, ti sei bevuto il cervello? Al massimo sarai lo Dzajic o lo Stojkovic del cinema, e citiamo due fra i più grandi giocatori jugoslavi di sempre."
Alberto Crespi, 'L'Unità'

"Séances de Minuit" al 61mo Festival di Cannes (2008).

INTERVISTA CON EMIR KUSTURICA

Intervista di Stephane Regy per la pubblicazione n. 50 del magazine "So Foot"

Perché ha voluto fare un film su Maradona?
La prima ragione è che sono uno dei milioni di tifosi in tutto il mondo che fece i salti di gioia quando Maradona segnò i due goal contro l'Inghilterra, nel 1986. Quella partita è un esempio di giustizia nel mondo, per la prima e ultima volta. L'Argentina e la Serbia sono due paesi che sono stati annientati dal Fondo Monetario Internazionale, e che lottano contro la sua politica, rappresentativa del potere occidentale. Perciò mi sento vicino a Maradona. Inoltre Maradona è molto popolare in Serbia, e la nostra squadra di calcio assomiglia a quella degli argentini. Qualche volta hanno detto che io sarei il Maradona del cinema. La seconda ragione è che ogni volta che ho letto dei libri su di lui, o articoli di giornale, o ascoltato trasmissioni radiofoniche sulla sua vicenda, mi sono reso conto che gli autori non sanno rendergli giustizia.

Lei è più interessato al ribelle che non al campione?
Sono due aspetti della stessa personalità. L’idea ha preso forma all’epoca del Summit of the Americas, a Mar del Plata, in Argentina, quando Maradona parlò per criticare Bush. Fu un momento di grande impatto. Ma certamente non bisogna dimenticare il magnifico campione. Ricordo ancora quando sentii parlare di lui, nel 1979, alla Coppa del Mondo Giovani, a Tokyo. Faceva cose incredibili. Di recente è venuto a trovarci in Serbia, per raccontarci del goal che ha segnato con il Barcelona contro Belgrado Stella Rossa. Un momento di pura genialità.

In "Black Cat, White Cat", il personaggio di Matko lo zingaro gioca a carte da solo, continua comunque a barare, vince e grida: "Maradona!". Perché?
La mia idea era di dare il senso della vittoria massima. All’inizio l’attore gridava: “Goal!”. Ma più forte di “Goal!”, c’è “Maradona!”, perché un goal di Maradona è al di sopra di tutto, non è un goal qualsiasi.

In quale momento Lei ha optato per un documentario al posto di un’opera di fiction?
La mia decisione è stata dettata dalla necessità di realizzare un ritratto di quest’uomo, un ritratto che racconti la verità. Quello che critico rispetto altri film su Maradona è che lo usano per raccontare qualcos’altro. Non colgono l’impatto che la sua presenza ha avuto in tutto il mondo. Maradona è una storia vera, non c’è bisogno di aggiungere finzione.

Lei pensa che Diego Maradona sia un vero personaggio da film?
E' un bravissimo attore. E’ nato per lo spettacolo. Ma è anche più di questo. Se Andy Warhol avesse vissuto nella nostra era, avrebbe dipinto Diego invece di Marilyn. Se  Maradona non fosse stato un calciatore, avrebbe trovato un altro modo per affermarsi e diventare una star, e ci sarebbe senza dubbio riuscito. Maradona è un’icona, senza dubbio la più grande icona degli ultimi venti o trenta anni. E non si tratta di una popolarità manipolata dai media, o dalla Coca Cola o dalla Pepsi, come succede ai calciatori di oggi. Oggi non si può più neanche andare in un bagno pubblico senza vedere una pubblicità della Coca o della Pepsi.

Si, ma anche Maradona  ha girato pubblicità per la Pepsi e per la Coca...
Forse, ma in modo meno visibile. Ciò che voglio dire è che Maradona è diventato un’icona, grazie al suo gioco e ai suoi goal. Non per quello che faceva fuori dal campo. Certamente aveva i suoi sponsor, faceva le pubblicità, ma questo è arrivato dopo. Per un calciatore come Beckham - che è un bravo giocatore - è il contrario: è ciò che fa al di fuori del campo a renderlo così famoso. Il suo gioco è meno importante.

Come è entrato in contatto con Diego?
Attraverso la produzione. All’inizio non era molto ben disposto. Penso sia un po’ stufo dei media e delle loro richieste. A volte gli piace stare tranquillo. Ma c’è anche un altro lato della sua personalità che è attratto inesorabilmente al mondo dello spettacolo, quindi alla fine ha accettato.

Conosceva i Suoi film?
Nessuno, no. Ma credo che avesse sentito parlare di me.

E' stato facile girare con lui?
Un po' complicato, a dir la verità. Qualche volta dimentica i suoi doveri e le sue responsabilità. Una volta siamo andati in Argentina, e lui se ne era dimenticato, e non lo abbiamo trovato. E’ il motivo per cui ho impiegato tanto a realizzare questo film, ci sono voluti diversi anni. Con Diego, una volta è sì e l'altra è no.

Dopo averlo incontrato, ha scoperto qualcosa che l’ha sorpresa?
Intuivo che fosse intelligente, e ora ne sono certo. Parlando con lui - ancora ci sentiamo regolarmente - ho scoperto che è molto più maturo di quanto la gente non creda. Specialmente per quanto riguarda la politica. Ha sostenuto la candidatura di Christina Kirchner alle elezioni argentine, non perché ama il potere ma perché pensa che il precedente governo abbia fatto bene a cacciare il Fondo Monetario Internazionale. Pensa che il paese stia migliorando e che debba continuare così. Ha una forte consapevolezza politica e sa come analizzare le cose.

Qual è il suo lato oscuro?
Maradona ha una personalità davvero scissa. Questo è vero per tutti noi, ma nel suo caso questa scissione è più intensa. Può essere grande sia nel positivo che nel negativo. Abbiamo parlato prima delle sue pubblicità per la Pepsi e per la Coca, o del suo impegno politico. Diego non ha problemi a criticare gli Stati Uniti e a prendere i soldi della Coca Cola il giorno dopo. O a barare sul campo. Alla fine torniamo sempre a quella famosa partita con l’Inghilterra. Un goal angelico, un goal diabolico. Queste sono i due lati del suo genio. Maradona è una specie di santo. Ha visto la morte in faccia diverse volte, una volta si è quasi ucciso, ma la verità è che penso che Dio non abbia voluto prenderlo accanto a sé.

Le è sembrato felice?
Dipende dai periodi. Un giorno lo abbiamo portato a Villa Fiorito, fra le baracche dove è nato, e abbiamo filmato la casa della sua infanzia. Era felicissimo. In altri momenti è stato più difficile. Maradona mi fa pensare a Marlon Brando, o ad altri grandi attori del cinema. Fuori dalla pubblica arena, non sanno come vivere. Per Diego, la sua vita ideale sarebbe stata un gioco in cui l’arbitro non fischia mai la fine della partita.

Come interpreta il fatto che il Marlon Brando dei nostri tempi sia un calciatore?
E’ normalissimo. Maradona è diventato ciò che è diventato anche perché giocava a calcio e non a un qualsiasi altro sport e poi perché giocava negli anni ’80, il decennio in cui lo sport è diventato molto popolare, soprattutto in televisione. L’era di Maradona è stato l’apice dell’individuo nel football. Maradona, con la sua dribblante presenza telegenica, il potere di cambiare da solo il destino di una partita, era perfetto per questa epoca. Inoltre questo periodo è finito precisamente con il secondo goal di Maradona contro l’Inghilterra. Da allora, nel calcio come nella società, le cose sono molto cambiate.

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30 maggio 2008

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