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Marcello Dell'Utri tirato in ballo da Perla

L'ex assistente parlamentare Perla Genovesi ha raccontato ai magistrati di Palermo...

11 novembre 2010

Come se qualcuno potesse sentirne ardentemente la mancanza, il nome del senatore Marcello Dell'Utri è comparso recentemente in un'altra storia torbida. A fare il nome del senatore Pdl siciliano, condannato lo scorso giugno a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa (LEGGI), la 'pentita' Perla Genovesi, ex assistente parlamentare del senatore del Pdl Enrico Pianetta, arrestata dai pm di Palermo, a luglio, nell'ambito di un'indagine su un narcotraffico (LEGGI).
La donna, che ha fatto ai magistrati il nome di Nadia Macrì, la escort che ha raccontato di presunti rapporti sessuali a pagamento col premier Silvio Berlusconi (LEGGI), ha raccontato i retroscena di un vero e proprio "mercato" delle candidature che sarebbe ruotato attorno a Marcello Dell'Utri e a Forza Italia: una compravendita di candidature organizzata da un'agenzia pubblicitaria vicina a Marcello Dell'Utri e a suo figlio. Gli aspiranti parlamentari in cambio di 100-150 mila euro avrebbero avuto l'assicurazione di essere candidati alle elezioni del 2006. Ma i soldi, formalmente versati alla società per l'organizzazione della campagna elettorale, sarebbero andati a Forza Italia.

Questo il racconto di Perla Genovesi ai Pubblici ministeri di Palermo: "Mi avvicinò una persona e mi disse che il figlio aveva lavorato con il figlio di Dell'Utri in un'agenzia di pubblicità e mi riferì praticamente che quelli che volevano una candidatura buona pagavano dai 150mila euro più o meno [...] Mi sfugge il nome dell'agenzia che è sicuramente conosciuta. E' un'agenzia pubblicitaria dove praticamente facevano risultare questi soldi come una campagna elettorale per il politico. Sui soldi si poteva trattare, si poteva scendere anche a 100 dipendeva dalla candidatura, da quanto poteva essere buona". La pentita ha spiegato che i soldi venivano formalmente imputati alle spese sostenute dall'agenzia per la pubblicità. Invece, parte sarebbe andata realmente alla campagna elettorale - ad esempio all'allestimento dei cartelloni -; il resto, la somma maggiore, sarebbe stata, invece, il corrispettivo versato in cambio della candidatura. "Il figlio di Dell'Utri lavorava in questa agenzia, però comunque c'erano molti ragazzi che lavoravano per dell'Utri - ha raccontato ancora - e allora dissi al senatore (Pianetta ndr.) che c'era questa possibilità che avrebbe dovuto pagare sui 100-150mila euro. Lui era un taccagno. Non lo vidi interessato. Aveva l'atteggiamento di chi non ha nessuna intenzione di spendere quei soldi, ma come se sapesse che lui non ne aveva bisogno, come se fosse abbastanza ammanicato per avere un'altra candidatura senza pagare".

Al pm che le ha chiesto a chi andavano i soldi, Genovesi ha risposto: "I soldi andavano al partito. Alla fine veniva pagata la candidatura. Era un'agenzia che faceva capo comunque a Dell'Utri o a Forza Italia". "Sarebbe stato legittimo - ha detto la donna - se uno decideva di investire questi soldi per una campagna elettorale, ma non per avere una candidatura. E invece non era solo per la campagna pubblicitaria; era per avere la candidatura principalmente". La donna ha sottolineato infatti che con la legge elettorale del 2006 fondamentale per l'elezione è la posizione nella lista. Essere nei primi posti garantisce di fatto il seggio. "La campagna pubblicitaria era una conseguenza, - ha concluso la Genovesi - anche perché se era una candidatura non c'era bisogno della campagna pubblicitaria, perché la campagna serviva per avere i voti, ma se loro mi davano una candidatura in una buona posizione non servivano i voti perché entravano comunque poi a far parte dei senatori. Insomma per come è la legge elettorale non e più tanto in base ai voti ma in base alla posizione nella lista".

Il senatore Dell'Utri ha smentito le rivelazioni della donna. "Resto allibito, ma purtroppo non mi stupisco data la fonte, nel leggere dalle agenzie di stampa questa nuova propalazione di veleni attraverso la pubblicazione di verbali nei quali sono raccontate delle assolute falsità, delle quali dovranno rispondere non solo gli autori ma anche coloro che le diffondono impunemente".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it, GdS.it]

 

 

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11 novembre 2010
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