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Martedì prossimo verrano svelati i "segreti" del Lombardo-quater

Il presidente della Regione Siciliana ha annunciato la presentazione del nuovo esecutivo. Finito l'idillio con il Pdl-Sicilia

15 settembre 2010

AGGIORNAMENTO
Il leader dell'Mpa e governatore siciliano Raffaele Lombardo ha incontrato questa mattina Gianfranco Fini. I due hanno parlato del governo tecnico in Sicilia (sostenuto dai finiani) e della rinnovata intesa politica a livello nazionale. Il governatore Lombardo, infatti, che si appresta a varare un nuovo esecutivo regionale, sembra insistere sull'intesa con Fini. E questo nonostante l'incontro dei giorni scorsi con Berlusconi e il corteggiamento dei deputati dell'Mpa da parte del Cavaliere. "Questa mattina ho incontrato Fini e l'Udc. Sono interessati a continuare, nel primo caso, e a riprendere, nel secondo caso, un'esperienza all'interno del governo regionale. Sono disponibili ad entrare" ha sintetizzato Lombardo.
Ma, nonostante le parole del governatore, non tutto sempre definito. "L'Udc in Sicilia è rappresentata dal sottoscritto ed io non lo ho incontrato" ha detto Saverio Romano, segretario regionale centrista. E anche i finiani restano cauti: "Al momento non persistono le condizioni per procedere ad una nuova composizione del governo regionale rimangono forti perplessità sul programma e sulla natura della nuova giunta" ha tagliato corto Pippo Scalia, di Fli.
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Il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo ha assicurato che martedì prossimo, 21 settembre, nascerà il nuovo governo. Il quarto in due anni. Il governatore non ha detto apertamente quale sarà la nuova compagine, ma sembra chiaro che il nuovo esecutivo farà a meno degli uomini di Gianfranco Miccichè, il gruppo del Pdl-Sicilia che al tempo dell'idillio con Lombardo aveva sfidato e mandato all'opposizione il Pdl ufficiale.
L'altro ieri sera il governatore ha lanciato i primi messaggi al sottosegretario del governo Berlusconi, e lo ha fatto difendendo uno dei suoi attuali assessori, il tecnico di area Pd, Pier Carmelo Russo, che era stato definito da Miccichè un "paralizzatore" (Leggi LiveSicilia). Con la difesa di Russo sono arrivati anche gli elogi ai democratici, che finora hanno sostenuto dall'esterno il governo e, nelle dichiarazioni di Lombardo, continueranno a mantenere la stessa posizione: "Non sarà un ribaltone - dice il governatore - Il Pd ha appoggiato le nostre riforme e non intendeva nè intende entrare nell'esecutivo".

Ieri Francesco Rutelli e Bruno Tabacci sono arrivati a Palermo per dare il benvenuto a un ex deputato regionale Udc passato all'Api, Giuseppe Lo Giudice, e incoraggiare l'azione del governatore. Rutelli ha disegnato anche la nuova giunta Lombardo: "Noi ne faremo parte. Questa legislatura può e deve continuare nell’interesse dei siciliani. Siamo nel mezzo di un grande cambiamento".
Ma Lombardo non ama le sigle e le appartenenze e sa che due esponenti dell'Udc potrebbero appoggiarlo. A questi si uniscono i due dell'Api, i 14 del suo Mpa, i 27 del Pd, i 5 finiani e i possibilisti del gruppo misto: quanto basta per superare le insidie dell'Aula. I numeri, insomma, ci sarebbero.

Ma può il leader autonomista guidare un governo senza nessuna componente del pdl, neanche quella ribelle, dopo aver promesso a Berlusconi un incondizionato appoggio a Roma, dove l'Mpa conta su 5 deputati e 4 senatori?

Forse è proprio questa, dicono gli osservatori, la mossa vincente di Lombardo: in cambio dell'impegno a sostenere il premier, potrebbe aver chiesto a Berlusconi di chiudere un occhio sulle vicende siciliane, togliendo dall'imbarazzo Miccichè, che non saprebbe come spiegare al suo elettorato un'alleanza con il Pd.

Secondo il presidente dell’Ars Francesco Cascio, "se Lombardo scegliesse di abbandonare Micciché per fare un governo con il Pd sarebbe una scelta per certi versi clamorosa, un’inversione di 180 gradi". "Abbandonare Micciché - ha aggiunto - significherebbe rescindere l’ultimo legame col Pdl e con la coalizione uscita vincente dalle urne. Scegliere il Pd significherebbe governare con chi ha perso le elezioni. Martedì in aula valuteremo le scelte di Lombardo - ha concluso - è evidente che, tecnicamente, potrebbe esserci un ribaltone".
A Cascio il governatore ha risposto indirettamente spiegando nel suo blog le ragioni della "svolta politica": "Martedì prossimo renderò comunicazioni all’Assemblea. Parlerò di un programma diverso. C‘è bisogno di un programma in cui le riforme siano definite in maniera più netta e più forte e, probabilmente, di uomini che possano meglio interpretare questa volontà riformatrice rinnovata. Credo che il Pd sin dal primo momento di questa assemblea abbia dato un contributo per le riforme, non legato ad una presenza nel governo che non c’è stata e non ci sarà perché non è richiesta dal Pd né altri pensano di imporgliela. Il Pd ha contribuito esclusivamente sul piano delle riforme fondamentali a partire dalla sanità. E quel sistema si è configurato per com’è, grazie all’operato dell’assessore Massimo Russo, contestato anch’esso. Nessun ribaltone, stia tranquillo il cittadino siciliano ancor prima che il presidente Cascio. Nessuno vuole mollare nessuno. Se c’è bisogno di un adeguamento programmatico e organizzativo io vorrei che, insieme, dessimo luogo a questo cambiamento. Miccichè parla di blocco della spesa. Io credo che l’assessore Cimino, con cui Miccichè parla, e che è il protagonista di queste politiche, dica cose diverse: si è occupato di bilancio e anche di fondi strutturali e credo che Miccichè dovrebbe ascoltare anche lui".

Il presidente del gruppo Pd all'Ars Antonello Cracolici, aspetta le parole che Lombardo proferirà la prossima settimana a Sala d'Ercole: "Noi lo chiedevamo da tempo, finalmente è finito il balletto delle dichiarazioni e degli annunci. Martedì conosceremo il nuovo governo e il nuovo programma: l'atteggiamento del PD dipenderà dalla proposta di Lombardo". "Serve un governo di svolta - ha aggiunto Cracolici - ci sono punti da affrontare immediatamente: dalla spesa dei fondi strutturali ai fondi Fas, dalla formazione professionale alla ristrutturazione della macchina regionale, allo scioglimento delle province. Insomma, c'é tanta carne al fuoco, si può fare molto e noi siamo pronti a dare una mano. Ma una cosa è certa, non siamo disposti a fare papocchi: non faremo nessun accordo con Berlusconi né con i suoi seguaci".

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, GdS.it]

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15 settembre 2010
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