Mauro De Mauro fu ucciso perché attaccava sempre la mafia

Il giornalista de 'L'Ora' di Palermo, con i suoi articoli era venuto a noia al boss Totò Riina. Ecco perché fu eliminato

19 febbraio 2011

Il prossimo 4 marzo comincerà la requisitoria del processo per il sequestro e l'omicidio del giornalista Mauro De Mauro scomparso la sera del 16 settembre 1970 da Palermo. L'unico imputato del processo, che si celebra davanti alla Corte d'Assise di Palermo presieduta da Giancarlo Trizzino è il capomafia Totò Riina.
Al termine dell'udienza di ieri il presidente Trizzino ha dichiarato la chiusura dell'istruttoria dibattimentale invitando il pm Sergio De Montis a iniziare nella prossima udienza, il 4 marzo, la discussione. Si avvia così a conclusione un processo iniziato quasi 40 anni dopo la scomparsa del giornalista.

Ieri è stato sentito, in videoconferenza, per la prima volta il neo pentito Rosario Naimo che ha parlato per più di 4 ore. Con il controesame dei legali di Riina, gli avvocati Luca Cianferoni e Giovanni Anania, quest'ultimo nominato oggi dal capomafia, si è concluso l'esame di Naimo. Quest'ultimo ha fornito alcune precisazioni e raccontato anche che, negli anni '70, a Milano parlò col boss Luciano Liggio, col capomafia Domenico Coppola e col fratello di questi, il prete mafioso Agostino, del golpe Borghese. "Se ne parlò vagamente - ha detto - come di una specie di rivoluzione". Del fallito golpe il pentito ha ampiamente riferito anche nei verbali di interrogatorio resi ai pm di Palermo.
Prima di Naimo ha deposto Guerrino Citton, giornalista che scrisse un libro-intervista con l'ex senatore dc Graziano Verzotto che incontrò De Mauro due giorni prima che questi venisse sequestrato, il 16 settembre del 1970. "Verzotto mi disse - ha spiegato Citton - che De Mauro lo aveva voluto vedere per degli articoli che doveva scrivere sull'Ente Minerario Siciliano".

Il racconto di Rosario Naimo - "Mi sono allontanato da Cosa Nostra perché mi faceva schifo cosa era diventata. Lo dissi a Ferrante, nel 1993, nel dirgli addio". Così il pentito Rosario Naimo racconta la sua delusione "verso la mafia" di cui aveva fatto parte fin dal 1964. Ma nonostante la sua disaffezione verso i clan, Naimo è rimasto latitante e si è pentito solo nel 2010, dopo l'arresto. I suoi rapporti con le cosche, però, si interruppero nel 1993 quando lasciò Palermo per trasferirsi in Corsica. "Quando abbiamo cominciato - ha detto Naimo - non eravamo i terroristi che poi siamo diventati. Facevamo la colletta per aiutare chi aveva bisogno. Poi è cambiato tutto. E a me quella Cosa nostra faceva schifo". Naimo ha anche raccontato la sua permanenza negli Usa e i suoi rapporti con le famiglia mafiose siciliane che erano negli Usa.
"Emanuele D'Agostino mi raccontò che aveva preso De Mauro su ordine dello zio Totuccio (Totò Riina ndr). Lo vide arrivare in auto, aprì lo sportello e non gli diede tempo di scappare. Lo colpì al viso col calcio pistola e, insieme al ragazzo che lo aiutava nella missione, lo mise nel sedile dietro della loro macchina". Questo il drammatico racconto del sequestro del giornalista Mauro De Mauro ucciso dalla mafia. Naimo riferisce cosa del sequestro gli disse D'Agostino, uomo di Bontade, incaricato del rapimento, in un incontro a settembre del 1972. "D'Agostino, proprio per farmi capire che ruolo aveva assunto in Cosa nostra, mi raccontava di De Mauro come fosse una cosa di cui vantarsi", ha proseguito Naimo. "De Mauro, per quello che mi ha detto D'Agostino - ha spiegato il pentito- dopo essere stato colpito era stonato e pieno di sangue. Mentre il ragazzino guidava, D'Agostino gli puntava la pistola per non farlo parlare. Fingeva di averlo confuso con un altro, lo chiamava con altro nome e gli diceva che l'aveva preso perché aveva dato fastidio alla sorella". "Poi quando arrivarono in un terreno dei Madonia - ha spiegato - lo fecero scendere e lì c'era Riina". "A quel punto gli dissero - ha raccontato - 'caro De Mauro' svelando che sapevano benissimo chi avevano rapito e subito lo uccisero forse sparandogli". D'Agostino avrebbe detto a Naimo che fecero sparire il corpo. Il pentito non ricorda se l'amico gli disse che l'avevano buttato in un pozzo. Naimo ha ribadito che l'ordine di rapire De Mauro partì da Riina ma che erano d'accordo anche i boss Ciccio Madonia e Stefano Bontade. "D'Agostino mi disse che avevano ammazzato De Mauro perché attaccava sempre la mafia nei suoi articoli".
"Quando, dopo anni, rividi, nel '72 Emanuele D'Agostino, per farsi bello mi cominciò a raccontare tutto quello che aveva fatto di importante per la mafia negli ultimi anni: come la strage di viale Lazio". "Della strage di viale Lazio (avvenuta nel '69 per eliminare il boss Michele Cavataio ndr) - ha aggiunto Naimo - D'Agostino mi disse che parteciparono il signor Riina, Provenzano, Calogero Bagarella e altri due o tre". "Bagarella - ha proseguito - morì nel conflitto. Il suo corpo durante la fuga del commando fu messo nel cofano di un'auto che poi in corsa si aprì". "Dietro - ha raccontato - c'era un bus e l'autista e anche alcuni passanti videro il corpo di Bagarella. Poi il cadavere fu portato in un terreno del boss Madonia".
"D'Agostino - ha aggiunto il pentito - poi fu ucciso perché nella seconda guerra di mafia non si allineò coi corleonesi. Lo tradì un suo fraterno amico: Saro Riccobono. Me lo disse Gambino" "Mi disse - ha spiegato ancora - che mentre lo strangolava D'Agostino disse a Riccobono: 'solo tu mi potevi tradire'".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

- Cosa nostra, De Mauro e il golpe Borghese (Guidasicilia.it, 15/01/11)

 

 

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19 febbraio 2011

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