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Maxi sequestro al 'cassiere' di Messina Denaro

Sequestrati 700 mln di euro a un prestanome del boss trapanese latitante Messina Denaro

18 novembre 2008

La Direzione investigativa antimafia ha sequestrato beni mobili e immobili per 700 milioni di euro riconducibili o intestati all'imprenditore Giuseppe Grigoli, considerato il "re" dei supermercati in Sicilia e ritenuto un prestanome del boss trapanese Matteo Messina Denaro.
Il provvedimento è stato firmato dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su proposta del direttore centrale della Dia, il generale Antonio Girone.
Secondo gli investigatori, che lo accusano di concorso in associazione mafiosa, attraverso i ricavi della grande distribuzione avrebbe rimpinguato le casse delle cosche e nei suoi tanti negozi avrebbe impiegato uomini vicini ai clan.
L'operazione ha fatto luce su movimentazioni finanziarie delle società del gruppo, la "6GDO" e la "Grigoli Distribuzione", nonché di altre numerose società satelliti della grande distribuzione alimentare con la gestione esclusiva nella Sicilia Occidentale di supermercati a marchio Despar.

Grigoli, 60 anni, era stato arrestato a Castelvetrano (TP) lo scorso 20 dicembre per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione "Mida", con il contestuale sequestro di beni per 200 milioni. Il successivo 31 gennaio erano stati messi i sigilli a un patrimonio di 300 milioni. L'ex re dei supermercati in Sicilia occidentale attraverso la holding "Gruppo 6 G.D.O. srl" riforniva e controllava 60 esercizi commerciali in Sicilia, per la maggior parte supermercati della catena Despar, marchio di cui aveva la gestione in esclusiva per tutti i Comuni delle province di Palermo, Trapani ed Agrigento. L'indagine prese spunto dai 'pizzini' sequestrati al capomafia Bernardo Provenzano al momento del suo arresto l'11 aprile 2006 a Corleone. In particolare, l'operazione che portò il marchio Despar a espandersi in provincia di Agrigento nacque da un accordo tra Messina Denaro e il rappresentante provinciale di Cosa nostra agrigentina, Salvatore Fragapane. Riscontri in tal senso sono venuti recentemente dal collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, che all'epoca, tra la fine degli anni '90 e il 2003, era il reggente del mandamento di Sciacca.

Le dichiarazioni di Di Gati ricalcano il contenuto di un pizzino inviato a Provenzano da Messina Denaro il primo ottobre 2003, facendo emergere il ruolo di Grigoli come braccio economico di Messina Denaro. In quanto tale, i suoi supermercati erano esenti dal pizzo perché, come ha affermato Di Gati, "Grigoli e Messina Denaro erano la stessa cosa". Ma lo sbarco del boss trapanese in provincia di Agrigento non era visto bene dal nuovo capo agrigentino, Giuseppe Falsone, succeduto a Fragapane al vertice delle cosche. Falsone, sempre a mezzo di pizzini si lagnava che Grigoli, non essendo affiliato a Cosa Nostra, fosse esonerato dal pagamento delle estorsioni. Messina Denaro investì del caso Bernardo Provenzano, e gli indicò come tramite per eventuali comunicazioni urgenti, il cognato Filippo Guttadauro designato nei 'pizzini' come "numero 121" e indicato come "al corrente di tutta questa faccenda". La mediazione del patriarca corleonese andò a buon fine e Falsone riconobbe espressamente che l'interesse di Messina Denaro nelle vicende riguardanti Grigoli era un interesse "mafioso" e si sottomise alle decisioni di Provenzano "in comune accordo con l'amico di TP", essendo "tranquillo che gli interessi della nostra società saranno garantiti".
Provenzano nei suoi messaggi attestava che nei supermercati Despar era interessato non solo Messina Denaro, ma tutta l'organizzazione mafiosa e invitava Falsone a comportarsi di conseguenza, senza pretendere di imporre il pizzo. [Informazioni tratte da RaiNews 24, AGI]

- Inchiodati come Al Capone (Guidasicilia.it, 01/02/08)
- Grande distribuzione Mafia (Guidasicilia.it, 22/07/08)

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18 novembre 2008
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