Maxi sequestro alle cosche Madonia-Di Trapani

Operazione dei Ros: sequestrati beni per 22 milioni di euro tra Palermo, Cinisi, Carini e Isola delle Femmine

15 novembre 2010

I Carabinieri dei Ros hanno sequestrato beni per un valore di oltre 22 milioni di euro riconducibili ai clan mafiosi dei Madonia e dei Di Trapani, del 'mandamento' mafioso palermitano di Resuttana. I provvedimenti di sequestro, disposti dal Tribunale di Palermo su richiesta della Dda, derivano dall'indagine terminata con l'arresto di esponenti di spicco dell'organizzazione criminale, come i figli del capo mandamento Francesco Madonia. Il patrimonio sequestrato è costituito da aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, terreni, numerose autovetture. Sequestrato dal Ros anche un cavallo da corsa a cui era stato dato il nome di 'Irak'.

La famiglia mafiosa Madonia-Di Trapani "è stata protagonista dell'ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra, tanto che i suoi principali esponenti sono stati ritenuti colpevoli degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, dell'imprenditore Libero Grassi, del funzionario di polizia Ninni Cassarà, ma anche del piccolo Giuseppe di Matteo, il bambino sciolto nell'acido", come spiegano gli inquirenti.
I provvedimenti di sequestro sono arrivati a conclusione di un percorso investigativo che dopo avere portato all'arresto degli esponenti di spicco dell'organizzazione mafiosa, ad iniziare dai figli del capo mandamento Francesco Madonia, "ha contestualmente individuato e proposto il sequestro dei patrimoni accumulati".

L'intervento del Ros si è concentrato soprattutto sul capoluogo siciliano, ma anche nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine colpendo il patrimonio riconducibile ai fratelli Madonia e Di Trapani, l'imprenditore Vincenzo Sgadari e Massimiliano Lo Verde, tutti arrestati per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni e altri reati. Le attività d'indagine della Dda di Palermo hanno quindi evidenziato il ruolo dell'imprenditore Sgadari "inserito nella struttura mafiosa, sia per avere svolto il ruolo di intermediario nella soluzione di una controversia tra i 'picciotti' Giovanni Bonanno e Francesco Di Pace, sia per essere stato un tramite attraverso il quale i latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo hanno comunicato le proprie direttive a Cosa nostra".
Le indagini hanno documentato anche il ruolo di vertice della famiglia Madonia nelle strategie di Cosa nostra e l'evoluzione della gestione del mandamento di Resuttana, in cui si erano avvicendati Giovanni Bonanno, Diego Di Trapani e Salvatore Genova, designati da Antonino Madonia in accordo con Salvatore Lo Piccolo, all'epoca principale esponente della mafia palermitana. Secondo quanto accertato dalle indagini, Francesco Madonia (deceduto nel marzo di tre anni fa), i figli Antonino, Giuseppe e Salvatore, e il cognato di quest'ultimo, Nicolò Di Trapani, nonostante fossero sottoposti al regime del 41 bis, continuavano a dirigere il clan, tramite i periodici colloqui con i familiari e un fitto scambio di corrispondenza.

L'indagine patrimoniale ha poi consentito agli investigatori di delineare l'asse economico-imprenditoriale alimentata con conferimenti di 'sospetta provenienza' nel settore edile con la realizzazione di fabbricati a uso privato con la costituzione di imprese di costruzione per la cessione di immobili e in quello commerciale mediante la realizzazione di alcuni negozi di vendita al dettaglio. Gli indagati tentavano di dissimulare i patrimoni illecitamente accumulati da Cosa nostra con la fittizia intestazione di immobili in favore di persone incensurate "nei cui confronti è stata ampiamente dimostrata l'inspiegabile crescita economica e la ridotta capacità imprenditoriale non sufficiente a giustificare l'avvio e la gestione di numerose attività commerciali". I militari del Ros hanno quindi individuato i prestanome del patrimonio occulto delle famiglie Madonia-Di Trapani nella disponibilità dell'imprenditore Sgadari di complessi residenziali, fabbricati rurali, terreni, magazzini e locali commerciali. L'indagine patrimoniale ha, quindi, documentato dettagliatamente le modalità di accumulo di ingenti patrimoni illeciti da parte della famiglia mafiosa di Resuttana "confermandone la pervasività nell'economia legale", spiegano gli investigatori, secondo cui "l'individuazione dei beni di origine illecita si conferma uno degli obiettivi primari dell'attività della Dda di Palermo per depotenziare le organizzazioni di matrice mafiosa e limitarne la pericolosa forza economica".

L'individuazione dei patrimoni illeciti resta, pertanto, uno degli obiettivi principali della procura distrettuale di Palermo. Tra i beni sottoposti a sequestro nei confronti di Michele Di Trapani il capitale sociale della "In.tra.l. industria trasformazione legno", di Giuseppina Di Trapani "Giuseppina e c.s.n.c.", con sede a Cinisi; immobili a Palermo in via Casalini, e a Cinisi in via Orlando; un terreno a Cinisi, in contrada Margi-Bonanno; a Vincenzo Sgadari sottratti il capitale sociale della Edilmigliaccio s.r.l. con sede a Palermo; le quote societarie della Pietro Sgadari s.a.s. con sede a Palermo; villino a Carini; villino a Palermo, in via Quasimodo e un cavallo da corsa di nome 'Irak'.

"Il clan Madonia-Di Trapani è uno dei più feroci e sanguinari. È ancora oggi potente e ricco, come conferma il sequestro del suo patrimonio". Lo ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia, commentando il sequestro del patrimonio della cosca palermitana. "È inaccettabile – ha aggiunto Lumia – scoprire che gli uomini del clan continuassero a prendere ordini da detenuti in regime di 41 bis. Il governo deve pretendere un’applicazione più rigida e allo stesso tempo dare alla magistratura e alle forze dell’ordine più strumenti investigativi e risorse per smascherare la rete dei fiancheggiatori, aggredire i patrimoni e consegnare i boss alle patrie galere".

Irak, cavallo di mafia - Che la famiglia mafiosa di San Lorenzo avesse nel cuore (economico) i cavalli, già lo si sapeva. A confermare ciò arriva ora l’ulteriore scoperta dei ROS dei Carabinieri.
Tra aziende, autovetture, terreni, abitazioni della famiglia Madonia–Di Trapani salta fuori Irak, cavallo da corsa. I Madonia, alleati dei Lo Piccolo, avevano già da tempo messo mano in uno dei luoghi più famosi dell’antologia mafiosa. L’ippodromo di Palermo. Gare truccate con la complicità dei fantini e finanche il pizzo da esigere al gestore. Inoltre, dopo l’arresto di Salvatore e Sandro lo Piccolo, si trovò un "pizzino" relativo ad una lagnanza circa un cavallo acquistato ed evidentemente non all’altezza del prezzo pagato, ben diecimila euro. Anni addietro, inoltre, nello stesso comprensorio dove poi vennero arrestati i Lo Piccolo, durante un intervento di repressione di una corsa clandestina, venne notato Nunzio Serio, principale tutore della latitanza dei Lo Piccolo. Ora Irak, del mandamento di Resuttana, ieri (vedi articolo GeaPress) la corsa clandestina di cavalli nel bel mezzo del mandamento mafioso di Santa Maria di Gesù, e l’altro ieri (vedi articolo GeaPress) il sequestro di alcune stalle operato sempre dai Carabinieri.
Per capire il tenore del livello mafioso, oltre ai notissimi Lo Piccolo, basta scorrere un veloce curriculum dei Madonia–Di Trapani. Secondo i Carabinieri sono i protagonisti dell’ascesa dei corleonesi ai vertici dell’organizzazione mafiosa "Cosa nostra" tanto che i suoi principali esponenti sono stati giudicati colpevoli - unitamente ad altri - degli omicidi di Pio La Torre, del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa, dell’imprenditore Libero Grassi e del Commissario Antonio Cassarà nonché del piccolo Giuseppe Di Matteo. Lo stesso Lo Piccolo, capomafia di riferimento dei Madonia e secondo solo a Bernardo Provenzano, era, all’inizio della sua carriera criminale, un uomo di fiducia del capomafia Saro Riccobono, sempre di San Lorenzo–Resuttana, finito poi durante l’ascesa dei corleonesi. Di Riccobono, re del boom edilizio nella zona nord di Palermo che fagocitò gli agrumenti della conca d’oro, si narrò pure di un fantastico tesoro, mai ritrovato.
Il sequestro ora comunicato dai Carabinieri riguarda, oltre alla parte nord di Palermo, anche i paesi di Cinisi, Carini ed Isola delle Femmine. Per i Madonia si tratta della terza generazione di "mafia moderna" che continua la tradizione di famiglia. Al capomandamento Antonino (deceduto in carcere nel 2007) succedettero i figli, tra cui Antonino. Con uno dei due figli di quest’ultimo sono imparentanti i Di Trapani. Tutti detenuti in regime di 41 bis, ma che riuscivano a comunicare con accoliti e prestanomi grazie agli incontri con i familiari. Il cavallo da corsa Irak era intestato all’imprenditore prestanome Vincenzo Sgadari. (GEAPRESS).

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Italpress, www.giuseppelumia.it]

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

15 novembre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia