Mentre nel Trevigiano è iniziata la vaccinazione di massa anti-meningite in Sicilia ci vorrebbe un vaccino anti-panico

27 dicembre 2007

Il ministro della Salute, Livia Turco, ha tranquillizzato gli italiani sull'allarme meningite scoppiato in queste settimane. “Non c'è assolutamente nessun rischio di epidemia - ha detto - . L'Italia è al di sotto della media europea anche se c'è stato un focolaio particolarmente virulento in alcuni comuni del trevigiano". Il ministro ha invitato quindi i giovani tra i 15 e i 29 anni di quei comuni a vaccinarsi e “alle altre famiglie di stare tranquille”. “A gennaio - ha assicurato - porteremo in conferenza unificata il nuovo piano nazionale di vaccinazione in cui è prevista la vaccinazione attiva per la prevenzione della meningite”.
E intanto è cominciato proprio nel Trevigiano il processo di vaccinazione di massa anti-meningite. L'operazione coinvolge circa 18mila persone tra i 15 e i 29 anni. Ci sono vaccini a sufficienza per tutta l'operazione.
L'inizio del focolaio nell'area interessata è stato fissato tra l'8 e il 9 dicembre. Tre le vittime, Franca Rizzardo, 30 anni, un ragazzo di 15 anni, di origine greca, e un senegalese di 33 anni, deceduto nella sua abitazione. Evoluzione positiva delle condizioni, invece, di Riccardo Huster, il 25enne di Conegliano ricoverato da giovedì scorso all'ospedale Sant'Antonio di Padova.

Intanto in Sicilia sono tre i casi, tra cui si registra un decesso ma, dicono gli esperti, sono diversi da quelli veneti. Nonostante tutte le precisazioni fatte dai medici e dagli specialisti, che hanno più volte affermato che nell'isola non esiste un reale pericolo, la paura che il contagio possa dilagare continua a persistere ed in particolare nel Catanese.
"Sui casi di meningite si è creato una psicosi ingiustificata". E' questa la chiara affermazione del professore Pietro Di Gregorio, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale Cannizzaro di Catania, dove la vigilia di Natale è morto un uomo di 56 anni per una meningite batterica fulminante. Secondo quanto risulta al virologo, a Paternò, paese d'origine del malato deceduto, sono state esaurite le scorte di antibiotici della famiglia della Ciprofloxacina, che serve per curare la patologia, e stanno per finire anche quelli realizzati con molecole di Rifampicina e di Ceftriaxone. “C'è un allarme ingiustificato - ha sottolineato il virologo -, una psicosi immotivata: il batterio ha un periodo di incubazione di 5-7 giorni e se contagio ci fosse stato si sarebbe già manifestato”.
Sarà dimessa prima di Capodanno, invece, la donna ricoverata al Cannizzaro per una forma di meningite virale.

“I due casi di meningite registrati in Sicilia negli ultimi giorni sono tali da non dover destare alcun allarme nella popolazione”. Ha aggiunto Saverio Ciriminna, Dirigente Generale dell'Ispettorato Sanitario della Regione Siciliana. “Non vi è nessun collegamento con quanto avvenuto in Veneto perchè si tratta di due ceppi di meningococco differenti”. “Il meningococco e lo pneumococco sono germi presenti normalmente nelle prime vie respiratorie - aggiunge - di una buona quota di soggetti, detti portatori sani (fra il 10 e il 15 % della popolazione), senza che questi manifestino alcun sintomo o problema. La maggioranza delle persone, quindi, non sviluppa la malattia e solo in casi rari il meningococco supera le difese dell'organismo provocando la meningite. Ciò avviene soprattutto durante il periodo invernale a causa della concomitanza di più fattori”.
“In Sicilia, grazie alla vaccinazione estensiva della popolazione infantile - ha concluso il dirigente - dei soggetti a rischio e degli anziani, rispetto ai casi normalmente attesi, se ne registrano appena un terzo. Gli eventi comunicati oggi rientrano, nella normale casistica annuale. Il decesso avvenuto a Catania, inoltre, è dovuto ad un batterio di origine africana contratto in maniera atipica. È dunque estremamente difficile una replica dell'evento”.

Tra l'altro è stato già appurato che l'attuale  situazione a livello nazionale, rientra in un quadro stabile ormai da 10 anni. Dagli 851 casi registrati nel 1997, si è avuto un leggero aumento nel 1999, con 1.057 casi e, nel 2005 (1.034). Negli altri anni il numero totale delle segnalazioni è stato inferiore al migliaio. In Veneto, secondo i dati del Sistema informatizzato malattie infettive (Simi) dell'Istituto superiore di sanità, il picco è del 2002, con 116 casi (20 in più rispetto all'anno precedente). Ma dal 2003 c'è stata una diminuzione, con 122 casi; tendenza confermata negli anni successivi, con 106 casi nel 2004, 100 nel 2005.

Meningite: che cos'è
Come avviene il contagio. Quali sono i sintomi. Come si cura. Che cosa bisogna fare per prevenirla
CHE COS'E' LA MENINGITE?
E' un' infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello. Se non curata in tempo causa disturbi neurologici gravi che, quando non sono letali, possono lasciare un segno profondo: ritardo mentale, epilessia, sordità, paralisi.
BATTERI O VIRUS - La forma più pericolosa è quella provocata da batteri, mentre la meningite provocata da virus in genere è benigna: può passare anche inosservata. I batteri responsabili della meningite li portiamo abitualmente addosso, nelle vie respiratorie, in gola, in bocca; anche il temuto meningococco. Si stima che 5 - 6 persone su cento siano, per periodi più o meno brevi, portatori del batterio e che possano perciò infettare altre persone senza risentirne. Occasionalmente, Questi germi possono dar luogo a infezioni in sedi vicine al cervello: faringiti, tonsilliti, otiti, sinusiti, bronchiti, broncopolmoniti, delle quali approfittano per moltiplicarsi e raggiungere un numero tale da riuscire a invadere il sangue, e attraverso di esso, arrivare alle meningi.
COME AVVIENE IL CONTAGIO - Chiunque, in teoria, può ammalarsi perchè questi germi si trasmettono con le goccioline di saliva, i colpi di tosse e gli starnuti: ma il contagio avviene solo nell'ambito di contatti diretti (per esempio, con un bacio) o molto stretti, nel raggio di 1 - 2 metri al massimo. Questi batteri, infatti, non riescono a superare distanze maggiori e al di fuori del corpo umano sopravvivono per poche ore.

I SINTOMI - Negli adulti i segni tipici della meningite sono febbre molto alta, mal di testa intenso, rigidità del collo, spesso accompagnati da vomito improvviso senza nausea né dolori addominali.
Nei bambini più piccoli i sintomi sono più sfumati, caratterizzati da febbre (che però manca nel lattante) e sonnolenza (o, al contrario, irritabilità). Devono far scattare il campanello d'allarme: una febbre molto alta e un forte mal di testa, soprattutto se gravativo, avvertito come un «peso», e il vomito.
LA DIAGNOSI E LE CURE - La diagnosi sulla natura della meningite, cioè l'identificazione del responsabile, si può fare solo analizzando in laboratorio il liquor (il liquido con cui sono a contatto le meningi, il cervello e il midollo spinale), prelevato con la puntura lombare: ma questi test richiedono tempo, mentre lo spazio per intervenire è di poche ore soltanto. Per questo i medici considerano sempre l'eventualità più grave, quella che si tratti di batteri e iniziano subito, ancor prima che siano disponibili i risultati, a dare per via endovenosa dosi elevate di antibiotici, efficaci su molti batteri e capaci di superare la barriera ematoencefalica, così da colpire tutti i microrganismi che potrebbero essere in gioco. Una terapia ben condotta, che comprenda eventualmente cure intensive e farmaci antinfiammatori per ridurre l' infiammazione delle meningi, nella maggior parte dei casi consente una guarigione definitiva. E' molto importante che il trattamento sia essere iniziato entro poche ore dalla comparsa dei sintomi. Se la terapia non viene messa in atto prima che il batterio abbia invaso le strutture cerebrali provocando danni irreparabili.

LA VACCINAZIONE - L'unica arma sicura per la prevenzione è il vaccino, che non rientra tra quelli obbligatori, ma deve essere richiesto espressamente dai genitori.
CHE COSA BISOGNA FARE - Chi è venuto in contatto con persone colpite dalla meningite, non deve farsi prendere dal panico, perchè il contagio da individui malati è , relativamente raro (avviene nel 2 - 4 per cento dei contatti). Comunque, per ridurre al minimo i rischi, chi è stato vicino per molto tempo alla persona malata nel periodo in cui questa ha manifestato i sintomi o nei due giorni precedenti viene curato per qualche giorno con antibiotici a scopo profilattico. A questo trattamento vengono sottoposti di solito il coniuge, chi lavora nello stesso ufficio, il personale medico e gli infermieri che hanno curato il paziente.

LA DIFFUSIONE - Nel nostro Paese vengono - secondo quanto riporta l'Istituto Superiore di Sanittà -segnalati circa 200 casi, pari a 3 casi ogni milione di abitanti rispetto ad una media europea di 14. È presente «una forte stagionalità con picchi in inverno e primavera. La distribuzione per età dei pazienti indica una maggior frequenza tra i bambini e gli adolescenti». Il 50% di tutti i casi si registra in soggetti di età inferiore a 17 anni, e il 30% ha fino a cinque anni. La mortalità è del 13% circa, simile a quanto osservato in altri paesi occidentali». [Corriere.it]

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27 dicembre 2007

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