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Molto forte, incredibilmente vicino

Dal romanzo di Jonathan Safran Foer un film toccante sul lutto e l'amore

24 maggio 2012

Noi vi segnaliamo...
MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO
di Stephen Daldry

New York, 11 settembre 2001. Oskar Schell, un bambino di nove anni, riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: "C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". Sarà l'ultimo contatto tra loro. Poi, in mezzo alle cose del padre scomparso, il ragazzo troverà una busta con un nome e una chiave. Oskar deciderà di andare alla ricerca della serratura a cui appartengono i due misteriosi elementi, che diventeranno per lui il mezzo per riallacciare il rapporto troncato e di compensare il pesante vuoto affettivo.

Anno 2011
Tit. Orig. Extremely Loud and Incredibly Close
Nazione USA
Produzione Paramount Pictures, Scott Rudin Productions, Warner Bros. Pictures
Distribuzione Warner Bros. Pictures Italia
Durata 129'
Tratto dal romanzo "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer (ed. Guanda)
Sceneggiatura Eric Roth
Regia Stephen Daldry
Con Tom Hanks, Sandra Bullock, Thomas Horn, Oskar Schell, Max von Sydow, John Goodman
Genere Drammatico


In collaborazione con Filmtrailer.com

L'11 settembre, "un trauma non ancora assorbito dagli Usa"
di Maria Pia Fusco (Repubblica.it, 11/02/2012)

Nella notte degli Oscar l’11 settembre sarà ricordato grazie a "Molto forte, incredibilmente vicino", una candidatura come miglior film e una per Max von Sydow attore non protagonista, che recita accanto a due grossi calibri come Sandra Bullock e Tom Hanks. Nell’adattamento del best seller di Jonathan Safran Foer infatti il regista Stephen Daldry ha scelto di rendere centrale la storia di Oskar Schell, che perde il padre nell’attacco alle Torri, tralasciando la storia parallela del nonno.
«Abbiamo concentrato l’attenzione sul punto di vista del bambino e sull’impatto psicologico della perdita. La vicenda di Dresda è riassunta nel personaggio di Max von Sydow, talmente carismatico da esprimere senza parole il suo drammatico passato», dice il regista.
Secondo lui, «non è stato esplorato abbastanza il “dopo” 11 settembre: come migliaia di bambini rimasti orfani di un genitore hanno affrontato il trauma nel tempo, come migliaia di famiglie hanno cercato di ritrovare l’armonia».
E all’intervento di un giornalista che, tra le conseguenze, gli ricorda la guerra in Iraq e le altre migliaia di famiglie spezzate, Daldry risponde che nel cinema «c’è spazio per mille storie. Spero che questo film sia un incoraggiamento per parlare di più dell’11 settembre. Non c’è stata un’elaborazione nell’opinione pubblica americana. È significativo che nei libri di scuola non ci sia neanche un accenno».

Oskar Schell, protagonista assoluto del film, è un ragazzino particolare, intelligente, dotato di profonda immaginazione e di una logica implacabile, i suoi comportamenti stravaganti, ossessivi lasciano il sospetto di sindrome di Asperger. Legato al padre dall’amore e da una complicità in giochi di indizi per risolvere un problema, quando trova una chiave e un nome, Black, tra le sue, decide di incontrare tutti i Black di New York per scoprire la funzione della chiave sperando di trovare un senso alla tragedia di quello che chiama “il giorno più brutto”. Particolare anche l’interprete, Thomas Horn, 14enne che domina l’incontro stampa, con il suo completo nero e camicia bianca, lo sguardo chiaro, diretto, tipo Harry Potter, e tutte le risposte giuste, adulte: «Non pensavo al cinema, ora comincerò a vagliare le proposte», «Solo a New York, parlando con le famiglie delle vittime ho capito l’enormità della tragedia», «Il messaggio del film è positivo: si può convivere con il dolore, si può andare avanti».
Dall’alto dei suoi grandiosi 86 anni, Max von Sydow lo guarda divertito: «Alla mia età è raro trovare sfide nuove, recitare solo con gli occhi e le mani senza dire una parola lo è stata. Spero di averla superata grazie alla bravura del signor Horn».

La recensione di Silvia Urban (BestMovie.it) - Oskar non è un bambino come tanti. Ha 11 anni, vive con i suoi genitori a New York e nutre una profonda curiosità verso il mondo che lo circonda. La sua spiccata intelligenza, superiore alla norma, porta però con sé manie e paure che Oskar difficilmente riesce a controllare. E che si manifestano soprattutto a livello relazionale, condannandolo a una sorta di autismo nel quale lui si rifugia. Solo suo padre, che lui ama profondamente, sembra avere il potere di convincerlo a sfondare questo guscio e a superare i propri limiti. Quando Thomas muore, vittima dell’attentato dell’11 settembre, Oskar entra in uno stato di totale isolamento, fatto di ricordi, nascondigli segreti, telefonate e silenzi. Che neppure la madre riesce a penetrare. Sarà una chiave misteriosa, trovata per caso tra gli oggetti del padre, a spingerlo a uscire allo scoperto per trovare la serratura cui appartiene, con la convinzione che sia un chiaro messaggio lasciatogli dal genitore.

Molto forte incredibilmente vicino, tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer, è un’originale variante cinematografica sul tema dell’elaborazione del lutto. Che per Oskar passa attraverso un lungo viaggio tra i quartieri di New York, durante il quale bussa a molte porte, fa la conoscenza di personaggi stravaganti, in compagnia solo del suo tamburello (unico strumento in grado di placare le sue ossessioni e di spingerlo ad affrontare le paure) e, per buona parte del percorso, anche di un anziano muto che vive in casa di sua nonna. Come il libro, il film è intriso di emozioni, ma la sua natura artefatta rende la storia troppo finta e troppo perfetta per rimanerne rapiti. Il coinvolgimento scatta nel momento in cui si scava nell’intimità e nel mondo di Oskar (complice uno straordinario Thomas Horn, al suo esordio in una prova tutt’altro che facile) ed emerge il rapporto con il padre Thomas (Tom Hanks).

Del romanzo Stephen Daldry traduce l’immediatezza e l’energia cinetica, ma non la sua essenza sperimentale, quasi discontinua. Nonostante alcune soluzioni particolari a livello sonoro e di inquadrature e montaggio, la regia è tradizionale. La macchina da presa si muove freneticamente tra la strade di New York, ma ciò che rimane impresso è la fotografia dell’universo interiore del protagonista, e una rilettura interessante dell’11 settembre, “il giorno più brutto”, per Oskar e per tutti noi.

Fuori concorso al 62mo Festival di Berlino - Candidato agli Oscar 2012 per: Miglior film e attore non protagonista (Max von Sydow).

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24 maggio 2012
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