Monza: vince Montoya, ma è stata una corsa triste con polemiche

17 settembre 2001
Partire o no?
Partire mettendo da parte i sorpassi per le prime due chicane?
Partire e poche storie.
Due ore di discussioni, riunioni, polemiche e velate minacce poi il Gran Premio di Monza parte. Non è stato un bello spettacolo quello offerto dal circo della Formula 1 a Monza.

Tutto nasce dall'idea di alcuni piloti di testimoniare la solidarietà alla vittime del terrorismo a New York e Washington e ad Alex Zanardi, protagonista del terribile incidente in Germania e che è ricoverato in ospedale con le gambe amputate e un coma farmacologico. Prima si pensa allo stop, poi ad una partenza "al rallentatore". Jarno Trulli è esplicito: "Fosse per me non correrei". Rilancia Michael Schumacher: "Le prime due chicane del circuito sono pericolose e oggi non ce la sentiamo di rischiare". Ma i piloti sono divisi. Jacques Villenueve ribatte: "Dobbiamo correre".

Le polemiche partono prima. Dalle colonne del domenicale "Sunday Times" si fa sentire addirittura Bernie Eclestone. Il "patron" della Formula attacca velatamente Schumacher: "Non è ancora campione del mondo. Non succederà, ma nelle tre gare che restano potrebbe perdere dei punti". Ora, è chiaro che Schumi può perdere punti solo in caso di provvedimento disciplinare con relativa penalizzazione. Nelle parole di Ecclestone tutti leggono una minaccia al campione del mondo: non metterti a fare il caporione di iniziative fuori linea, possiamo sempre squalificarti.

Rincara la dose Briatore (Renault) che per primo ha ordinato ai suoi piloti di non firmare il documento proposto dagli altri e di prendere il via regolarmente.
"Se c'era un problema - spiega il manager della Benetton - bisognava parlarne giovedì. Mi sembra strano che dopo il warm-up si cerchi di cambiare le regole del gioco". Il team manager della Bar-Honda, Pollock, rincara la dose: "Ho ordinato ai miei piloti di correre. So che non siamo soli". Infatti, nel frattempo, anche altri team come la Minardi, la Arrows e la Williams hanno deciso di imporre ai loro piloti "di prendere il via regolarmente".

A questo punto Ecclestone incontra i rappresentanti di alcuni team: Jaguar, McLaren, Williams, Ferrari e Benetton. Alla fine la decisione: "Si corre".

Alcuni piloti non la prendono bene. Jean Alesi attacca Briatore: "E' vergognoso il comportamento di Briatore. Volevamo fare una cosa tra uomini, tra piloti, essere corretti per non aggravare una situazione già pesante. Oggi era troppo importante. Briatore si è permesso di obbligare i suoi piloti a partire normalmente minacciandoli di buttarli fuori dalla scuderia".

Arriva il momento della partenza. La suspence dura poco. Davanti partono quasi normalmente ma senza esagerare, dietro, Button (Benetton) preme l'acceleratore, urta Trulli e lo butta fuori strada. La corsa continua. Due scuderie hanno comunque deciso gesti simbolici per ricordare le vittime degli attacchi terroristici a New York e a Washington. La Jaguar correrà con il cupolino dipinto di nero in segno di lutto. La Jordan, invece, avrà disegnata la bandiera americana. Gesti che seguono l'iniziativa della Ferrari che già da venerdì è scesa in pista con le sue monoposto con il musetto colorato di nero e senza i marchi degli sponsor.

Da registrare alcuni atti di inspiegabile teppismo avvenuti nella notte nell'autodromo. Alla prima curva di Lesmo un gruppo di vandali ha appiccato il fuoco alle gomme poste sulla via di fuga all'esterno della curva stessa. Sul posto si sono recati i vigili del fuoco che hanno avuto il loro da fare per circoscrivere le fiamme che hanno lambito anche il bosco. Sempre alla prima curva di Lesmo sono stati abbattuti e dati alle fiamme sulla pista alcuni cartelloni pubblicitari. Inoltre la pista era ricoperta di bottiglie rotte, lattine e resti del picnic.

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17 settembre 2001

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