Morire di Aids, in Africa è anche una questione di fame: il ''rapporto vitale'' tra fame, salute e Hiv/Aids

01 dicembre 2007

di Alessia Grossi (l'Unità)

In occasione della Giornata Mondiale della Lotta all'Aids il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (Pam) e la Comunità di S. Egidio hanno presentato mercoledì scorso a Roma i rispettivi progetti. ''Fame e Salute'' (World Hunger Series 2007) e ''Dream'' in un seminario che ha analizzato il ''rapporto vitale'' tra fame, salute e Hiv/Aids.
''Le persone che vivono in Africa parlano spesso del cibo come del loro bisogno più grande ed importante''. A dirlo è Elisabeth Mataka, inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per la lotta all'Aids. Eppure gli interventi dei Paesi donatori che investono miliardi nelle cure antiretrovirali (che curano l'Aids) e in altri interventi sanitari per arginare il crescente impatto dell'Aids in Paesi in via di sviluppo non tengono conto che le cure sono molto più efficaci se le persone che le ricevono hanno anche un'adeguata nutrizione. Spesso, infatti questi tipi di cure coinvolgono popolazioni che non hanno né cibo, né acqua potabile.
La cura dell'Aids in Africa - continente in cui risiede il 60 per cento dei malati e degli infetti di tutto il mondo - quindi, è anche e soprattutto una questione di cibo. La lotta alla sieropositività passa necessariamente per la lotta alla fame e viceversa.

''Dream è nato nel 2002 ed è il sogno di sconfiggere l'Aids in Africa e garantire così la sopravvivenza delle madri e dei loro figli - dice Leonardo Palombi, direttore scientifico del programma Dream della Comunità di S.Egidio -. Il progetto ha da allora fornito assistenza a 40mila persone con il doppio obiettivo di prevenire la trasmissione dell'Hiv con l'alimentazione, che è una componente essenziale della nostra cura''. Tant'è che l'acronimo del ''sogno'' sta per Drug Resources Enhancement against Aids and Malnutrition.
In cinque anni ''Dream'' non soltanto si è radicato a livello nazionale nel Mozambico, da dove aveva iniziato il suo sostegno, ma ha esteso il suo progetto ad altri sei Paesi subsahariani come la Tanzania, la Nigeria, l'Angola. E i dati sono stupefacenti: il 95 per cento dei malati curati con ''Dream'' è vivo e con una buona qualità di vita. Il 99 per cento dei bambini nasce sano da madre sieropositiva. Sono 500mila le persone che in questi anni hanno in vario modo usufruito dei benefici del programma, dall'educazione sanitaria al sostegno nutrizionale.

Da parte sua il Pam, l'agenzia dell'Onu che si occupa delle emergenze alimentari, ha presentato come documento annuale ''Fame e Salute'', che è il secondo volume pubblicato dal Programma Mondiale, il primo trattava i temi congiunti di fame ed educazione. Il rapporto fa il punto sulle attuali conoscenza tra denutrizione e salute e dei meccanismi attraverso i quali la fame mina la salute e distrugge la promessa di una vita. ''I numeri degli affamati sono maggiori dei numeri dei malati di Hiv, Aids e tubercolosi - spiega John M. Powell, vicedirettore esecutivo del Pam - ma malnutrizione e Aids vanno di pari passo''.
Il Pam, che è stata una delle prime organizzazioni a fornire assistenza alimentare associata ai trattamenti antiretrovirali nelle zone povere, riconosce il ruolo fondamentale del cibo nell'aiutare le famiglie e le comunità che si fanno carico degli orfani e dei bambini più vulnerabili.
''Molto è stato fatto, ma molto c'è ancora da fare. Questi programmi sono un nuovo modo per affrontare la globalizzazione'' conclude Palombi. ''Globalizziamo la solidarietà''.

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01 dicembre 2007

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