Morire di frontiera

In 20 anni sono stati oltre 9.000 gli immigrati morti per raggiungere un terra chiamata speranza, l'Europa

05 giugno 2007

Una strage silenziosa e costante, che spesso si consuma a poche miglia dalle nostre coste. Parliamo dei ''viaggi della speranza'' finiti in tragedia.
I dati sull'immigrazione sono sempre più allarmanti e il tributo di sangue pagato da chi cerca di raggiungere l'Europa è sempre più caro. Numeri strazianti che sono stati raccolti da Gabriele Del Grande, esperto del fenomeno, nel rapporto mensile del suo Fortress Europe, l'osservatorio sulle vittime dell'immigrazione clandestina.
Nel solo mese appena trascorso, sono stati 135 le vittime dell'immigrazione clandestina. Centoundici le vittime nel Canale di Sicilia, 13 nello Stretto di Gibilterra e 11 sulle rotte per le Canarie. In Libia, nazione/porto da dove partono la maggior parte dei migranti, sono 400 i richiedenti asilo, tra cui 50 donne e 7 bambini. Questi sono detenuti da sei mesi a Misratah e rischiano la deportazione.
Stando alla raccolta dei dati contenuta in Fortress Europe, sono in calo gli sbarchi, rispetto allo scorso anno: meno 25% in Italia, e addirittura meno 67% alle Canarie, in Spagna. Dal primo gennaio al 14 maggio 2007 sono arrivate in Italia 3.022 persone, contro le 4.165 dello stesso periodo nel 2006.
Dimezzano gli arrivi a Lampedusa (1.855 contro 4.021), e aumentano invece i viaggi sulle rotte per la Sardegna (253), e la Calabria (529).
Sempre secondo le cifre di questo dossier, dal 1988 ad oggi sono poco meno di 9000 le vittime della frontiera documentate, quasi 3000 le persone disperse...

FORTEZZA EUROPA

di Gabriele Del Grande (Fortress Europe)

Morire di frontiera. Accade da vent'anni lungo i confini dell'Europa. Sono soprattutto naufragi, ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi da un'esplosione negli ultimi campi minati in Grecia, dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia.
Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 8.995 morti documentate, tra cui si contano 3.087 dispersi.
Nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano Atlantico sono annegate 6.524 persone. Quasi la metà delle salme (3.087) non sono mai state recuperate. Nel Canale di Sicilia tra la Libia, l'Egitto, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono 2.044, tra cui 1.209 dispersi. Altre 35 persone sono morte navigando dall'Algeria verso la Sardegna. Lungo le rotte che vanno dal Marocco, dall'Algeria, dal Sahara occidentale, dalla Mauritania e dal Senegal alla Spagna, puntando verso le isole Canarie o attraversando lo Stretto di Gibilterra, sono morte almeno 3.094 persone di cui 1.285 risultano disperse. Nell'Egeo invece, tra la Turchia e la Grecia, hanno perso la vita 693 migranti, tra i quali si contano 343 dispersi. Infine, nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono morte 553 persone, delle quali 250 sono disperse.
Il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche sui mercantili, dove spesso viaggiano molti migranti, nascosti nella stiva o in qualche container. Ma anche qui le condizioni di sicurezza restano bassissime: 140 le morti accertate per soffocamento o annegamento.

Per chi viaggia da sud il Sahara è un pericoloso passaggio obbligato per arrivare al mare. Il grande deserto separa l'Africa occidentale e il Corno d'Africa dal Mediterraneo. Si attraversa sui camion e sui fuoristrada che battono le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall'altro. Qui dal 1996 sono morte almeno 1.079 persone. Ma stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Pertanto le vittime censite sulla stampa potrebbero essere solo una sottostima. Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto.
In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human Rights Watch e Afvic hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sono stati finanziati dall'Italia. Nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste.

Viaggiando nascosti nei tir hanno perso la vita in seguito ad incidenti stradali, per soffocamento o schiacciati dal peso delle merci 273 persone. E almeno 180 migranti sono annegati attraversando i fiumi frontalieri: la maggior parte nell'Oder-Neisse tra Polonia e Germania, nell'Evros tra Turchia e Grecia, nel Sava tra Bosnia e Croazia e nel Morava, tra Slovacchia e Rep. Ceca. Altre 108 persone sono invece morte di freddo percorrendo a piedi i valichi della frontiera, soprattutto in Turchia e Grecia.
In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, nella provincia di Evros, esistono ancora i campi minati. Qui, tentando di attraversare a piedi il confine, sono rimaste uccise 88 persone.
Sotto gli spari della polizia di frontiera, sono morte ammazzati 87 migranti, di cui 35 soltanto a Ceuta e Melilla, le due enclaves spagnole in Marocco, e altri 28 al confine turco con l'Iran. Ma ad uccidere sono anche le procedure di espulsione in Francia, Belgio, Germania e Svizzera. Infine 41 persone sono morte assiderate, viaggiando nascoste nel vano carrello di aerei diretti negli scali europei. E altre 22 hanno perso la vita viaggiando nascoste sotto i treni che attraversano il tunnel della Manica, per raggiungere l'Inghilterra, cadendo lungo i binari o rimanendo fulminati scavalcando la recinzione del terminal francese, oltre a 12 morti investiti dai treni in altre frontiere e 3 annegati nel Canale della Manica...

Link: Fortress Europe

Gabriele Del Grande - E' nato a Lucca nel 1982. Laureato a Bologna in Studi Orientali, dal 2005 vive a Roma e lavora per l'agenzia stampa Redattore Sociale. Nel 2006 fonda Fortress Europe, l'osservatorio mediatico sulle vittime dell'immigrazione clandestina. Un anno dopo segue le rotte dei migranti in Turchia, Grecia, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali e Senegal. ''Mamadou va a morire'', la sua opera prima, è il racconto di quel viaggio. Suoi i reportage ''Roma senza fissa dimora'' (2005) e ''Biglietti di viaggio dalla Palestina'' (2004).

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05 giugno 2007

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