Morire in zona di guerra, senza battaglie. Un tragico incidente ha ucciso un militare siciliano in Afghanistan

Michele Sanfilippo, di 34 anni, ucciso da uno sparo in camerata

12 ottobre 2005

E' morto in Afghanistan, in una zona di guerra. Ma non è morto in battaglia Michele Sanfilippo, giovane caporalmaggiore di Trabia, un paese in provincia di Palermo.
E' stato ucciso da un colpo alla testa. Uno sparo in camerata. Probabilmente un drammatico incidente.
Michele Sanfilippo, di 34 anni, nell'esercito si era arruolato dopo il diploma di maturità scientifica. Lui, grande appassionato di calcio, nelle Forze armate era entrato cominciando dal gruppo sportivo. Attualmente era in servizio al 4° Reggimento Genio guastatori di Palermo.
In Afghanistan era giunto in il 14 giugno scorso: era dunque a fine mandato e proprio in questi giorni sarebbe dovuto tornare a casa.

I suoi colleghi ne parlano come di un geniere ''molto esperto''. Una descrizione che rende la tragedia ancora più incomprensibile.
Sull'episodio la procura militare di Roma, competente ad indagare sui fatti che riguardano i soldati italiani 'fuori area', ha aperto un'inchiesta. La polizia militare ha già interrogato diversi suoi commilitoni, a cominciare dall'unico militare che, a quanto pare, si trovava con lui in camerata al momento dello sparo: questi atti finiranno nelle prossime ore sul tavolo del procuratore Antonino Intelisano e, anche per questo, viene mantenuto il riserbo sulla dinamica dell'accaduto.

A dare la notizia ieri è stato lo stesso comando del contingente italiano in Afghanistan, con un comunicato: ''Alle ore 13:30 locali è stato rinvenuto gravemente ferito nelle camerate del battaglione Genio il caporalmaggiore capo Michele Sanfilippo''. ''Vista la gravità della situazione - si legge poi nella nota - i medici della base italiana di Camp Invicta, nei pressi di Kabul, avvisati dai colleghi dello stesso militare, prontamente intervenuti, hanno deciso per l'immediato ricovero presso l'ospedale da campo tedesco, sottoponendolo a urgenti interventi di pronto soccorso. Alle ore 14.10 i sanitari hanno constatato il decesso, nonostante tutti i tentativi effettuati per rianimare il ragazzo. Sono in corso le indagini da parte degli organi di polizia militare per verificare la dinamica dell'evento''.

La dinamica di quello che realmente è accaduto in quella camerata non è stata ancora accertata in modo definitivo, anche se più fonti concordano nel parlare di un ''tragico incidente''.
Il commilitone che si trovava con Sanfilippo in camerata (che nei prossimi giorni verrà rimpatriato), nonostante lo stato di choc, ha già fornito la sua versione dei fatti: quanto basta per scartare da subito l'ipotesi del suicidio, che pure era circolata, e per avvalorare quella dell'incidente.
Il colpo che ha ferito mortalmente il caporalmaggiore (trapassando la testa, dopo esser entrato da sopra il sopracciglio sinistro), è esploso da una pistola in dotazione ai militari italiani, un'arma che normalmente i soldati portano sempre al seguito, anche in camerata: hanno però l'obbligo di scaricarla al momento di entrare nella base e il caricatore deve essere disinserito e riposto nella fondina.

A Kabul, nel quartier generale italiano, c'è ''incredulità e disperazione'' per la tragedia. ''Tutti noi - dice un portavoce - ci stringiamo alla famiglia di Michele per il grave lutto che l'ha colpita. Morire così: nessuno se lo poteva immaginare''.
A Trabia, il piccolo paese di mare di dove era originario, Sanfilippo lascia la moglie e due figli piccoli, di 7 e 1 anno. Il rimpatrio della salma è previsto per giovedì sera, non si sa ancora se in Sicilia o a Roma, dove non è escluso che la procura militare decida di far eseguire l'autopsia.
''Il giorno dei funerali proclameremo il lutto cittadino'', ha detto il sindaco di Trabia, Salvatore Piazza. ''Siamo rispettosi - ha aggiunto il sindaco - del dolore che ha colpito la famiglia, la moglie ed i figli. Tutta la comunità è in lutto e si stringe attorno ai familiari del giovane Michele, un'altra vittima di questa nostra martoriata terra di Sicilia. Sono in tanti i giovani che partono non solo per fedeltà alla Patria ma anche perché arruolandosi nell'esercito vedono aprirsi una speranza, vedono la possibilità di affrancarsi dal bisogno''.

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12 ottobre 2005

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