Morire, naufraghi nel mare dell'indifferenza

''Perdono per tutte le vittime sprofondate nel nostro colpevole mare d'indifferenza''

02 dicembre 2005

Quattordici giorni fa, dopo una tremenda nottata di tempesta, sulla spiaggia di Samperi, lungo la costa ragusana, nove cadaveri di immigrati clandestini annunciavano un nuovo giorno. Un altro giorno per molti uguale agli altri, una nuova tragedia, uguale a tante altre, consumatasi nel mare siciliano.
I ''clandestini'' morti in mare, sette uomini e due donne, facevano parte di un gruppo di circa duecento persone, dirette sulle coste siciliane dopo aver affrontato una navigazione con mare forza 6 e vento a 35 nodi.
Il giorno dopo, la Guardia costiera recuperava altri due corpi. Boe umane rigonfie e prive di vita.
Dei duecento, 173 le persone rintracciate sul litorale di Sampieri dopo lo sbarco, tra morti e vivi. Gli Delle altre 20, 30 persone nessuna traccia. Forse morti anche loro in mare. Forse, riusciti a salvarsi, fuggiti chissàdove.

Eppure, gli scampati alla tragedia lo hanno detto e ripetuto: quelli inghiottiti dal mare sono molti di più. Addirittura ottanta, secondo la primissima stima azzardata dai giornalisti. Poi, passano i giorni e si scende a una ventina. Quindi, nemmeno uno.
Quelli che mancano forse si sono salvati, sono riusciti a raggiungere la spiaggia e poi si sono dispersi chissàdove.

Sono passati quattordici giorni, e il mare piano piano ha continuato a ritornarli alla terraferma. Qualcuno sulla battigia, qualche altro incagliato tra gli scogli, altri ancora a galleggiare in mezzo al mare, non distante dalla spiaggia.
Come fantasmi, quegli involucri di carne disgustosamente gonfi, senza nome, senza volto, senza l'onore della cronaca, sono spuntati appena le ''luci si sono spente''. Prima cinque tutti assieme, poi tre, quindi uno e poi altri tre. L'ultimo domenica scorsa, sulle spiagge di Santa Maria del Focallo, tra Ispica e Pozzallo, proprio davanti al Lungomare Kennedy.
Fino a oggi, in tutto sono venticinque i corpi che il mare ha risputato, ma solo i primi nove sono stati messi nelle prime pagine dei giornali. Gli altri sedici hanno ottenuto al massimo qualche ''breve'' nelle cronache provinciali e regionali siciliane.
Tutti questi morti fanno della tragedia di Sempieri una delle più terribili mai accadute nel Mediterraneo. Ma il numero si è raggiunto troppo tardi, soprattutto senza alcun riguardo per i principi della ''notiziabilità''.
Eppure sono tutti morti allo stesso modo, nello stesso giorno e quasi certamente negli stessi istanti.
Ma per la stampa e per la tv sembra non sia così, o meglio è così ma adesso chisseneimporta? Questi ultimi sedici morti c'hanno messo troppo tempo a ritornare fra i vivi, e fra i vivi si sa', nessuno aspetta nessuno...

Ecco, come va. Questi ultimi insieme ai dieci, ai ventimila disgraziati morti senza tombe, che dalla metà degli anni Novanta s'imbarca, affoga, si salva, viene rimandato indietro, seppellito nel deserto...
No, questi ultimi hanno avuto qualcosa, e l'hanno avuto dalla città che li ha purtroppo potuti conoscere già morti. Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, e i suoi concittadini hanno deciso di intitolare una strada alle vittime anonime della tragedia del 18 novembre 2005. Poi un gruppo di cittadini ha affisso sui muri un manifesto in cui si chiede ''perdono per tutte le vittime sprofondate nel nostro colpevole mare d'indifferenza''. E ancora, ieri i sindacati hanno convocato una cerimonia funebre laica, dove la luce fioca delle fiaccole ha illuminato più dei riflettori della televisione.

Federico Modica

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02 dicembre 2005

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