My Son, My Son, What Have Ye Done

Herzog, coprodotto da Lynch, per un film "fantarealistico" che parla dell'orrore nella realtà

23 settembre 2010

Noi vi segnaliamo...
MY SON, MY SON, WHAT HAVE YE DONE
di Werner Herzog

Brad MaCallum è un aspirante attore scritturato per recitare in una tragedia greca. Completamente assorbito dal suo personaggio, Brad arriva a commettere anche nella realtà il crimine che è chiamato a compiere sul palcoscenico, ovvero uccidere la propria madre. Dopo il matricidio, Brad si barrica in un edificio insieme ad alcuni ostaggi mentre la polizia, con l'aiuto di alcuni vicini e di amici del ragazzo, cerca di capire quale sia stata la causa scatenante del folle gesto scavando nella vita di madre e figlio...

Anno 2009
Nazione Usa
Produzione Industrial Entertainment, Defilm Paper, Street Films
Distribuzione OneMovie
Durata 90'
Regia Werner Herzog
Ispirato a fatti realmente accaduti
Sceneggiatura Werner Herzog, Herbert Golder
Con Michael Shannon, Willem Dafoe, Chloë Sevigny, Udo Kier, Grace Zabriskie, Brad Dourif, Michael Peña
Genere Horror


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Herzog (e il coproduttore David Lynch) sembrano accontentarsi di raccontare la follia del mondo circostante - una fidanzata succube, una madre castrante, amici dementi, uno zio megalomane - senza affrontare le responsabilità morali del protagonista. E senza trovare uno stile adeguato a far emergere l'urgenza di quei temi. "
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'

"'My Son, My Son, What Have Ye Done?' è migliore di 'Bad Lieutenant'. Più ambizioso, più personale, più da Festival'. Anche perché unisce le due anime di Herzog: il cineasta della realtà, sia pure trasfigurata a modo suo (c'è dietro una storia vera), e il regista che si impadronisce del suo nuovo paese, l'America, esplorandola sia in senso geografico che per così dire "mentale" (il film è prodotto da David Lynch e si vede). La struttura è semplicissima: c'è una casa assediata dalla polizia, con dentro un folle che ha trafitto a colpi di spada sua madre (lo straordinario Michael Shannon, già quasi-Oscar come figlio pazzo in 'Revolutionary Road'). E ci sono i flashback che illustrano, senza chiarirla naturalmente, la sua discesa nella follia. Nessuna suspence, qualche tocco di ironia e un puzzle magistrale che fonde piste diverse. Una psicologica; una 'cronologica'; e una diciamo 'fenomenologica', sicuramente la più cara a Herzog, che alle voci misteriose udite dal folle unisce le suggestioni provenienti dall'esterno, dai grattacieli di San Diego alla giungla peruviana, dall'allevamento di struzzi dello zio ai fenicotteri rosa del giardino della madre. Puro Herzog, a pensarci bene. Come se cambiando paese il regista non cambiasse la sua capacità di trasformare ogni paesaggio in una mappa della nostra psiche e dei suoi più oscuri recessi."
Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"La follia del mito antico intrecciata alla follia postmoderna: un tema suggestivo che Herzog coglie nei simbolismi figurativi (la natura selvaggia della California meridionale solo in apparenza domata dal lindore consumistico), ma poi spreca nella didascalica e un po' goffa piattezza narrativa."
Valerio Caprara, 'Il Mattino'

"Tutti e due i film americani di Herzog, questo come 'Il cattivo tenente', sembrano esercitazioni in un ambito di ricerca: molto fedeli al rispettivo genere, ben fatti, senza un dettaglio errato, senza emozioni."
Lietta Tornabuoni, 'La Stampa'

"Un film tira l'altro nello stesso flusso immaginario e si specchia con Abel Ferrara o con David Lynch, più che produttore di 'My son'. Cromatismi messicani, fanta-realismo, magie, alterazioni psichiche, un nano che misteriosamente attraversa il set, distorsioni visive, sogni, delitti... Un po' il (cattivo) tenente Colombo, un po' 'Twin Peaks', un po' i fratelli Coen con il killer robotico e visionario in missione per conto di Dio, il film si apre su una fiammeggiante San Diego con il taccuino squadernato del detective Willem Dafoe, che da solo basta a suscitare grandi passioni per il caso di un ragazzone suonato, barricato in casa dopo l'assassinio di sua madre. (...) La scatola colorata di 'My Son' assomiglia alle palle di vetro che se le giri piovono neve, variazione hollywoodiana delle avventure herzoghiane in capo al mondo, dall'Alaska al Polo sud. Senza nostalgia, meglio il losangelino Herzog che il muscolare teutonico, adesso sensibile alla pena di morte («non mi sento americano finché ci sarà»), ma dal supereroe di Monaco a quello dei fumetti il passo è lungo."
Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto'

"'My Son, My Son What Have Ye Done' fonde in un puzzle inquietante le due anime di Herzog: il cineasta che trasfigura la realtà in allucinazione (è una storia vera) e il regista che esplora il suo nuovo paese, l'America, in senso geografico e insieme mentale (produce David Lynch, e si vede). Niente suspense, un pizzico di ironia (...). E tre piste diverse, tutte suggestive, nessuna definitiva. (...) Puro Herzog insomma. Come se cambiando paese il regista non cambiasse la sua capacità di trasformare ogni paesaggio in una mappa della nostra psiche e dei suoi più oscuri recessi."
Francesco Alò, 'Il Messaggero'

Film a sorpresa della 66ma Mostra Internazionale d'Arte cinematografica di Venezia (2009)

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23 settembre 2010

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