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Negli appunti di Mauro Rostagno...

Chicca Roveri, compagna di Rostagno: "Gli appunti svelano complicità tra Stato e mafia"

21 aprile 2011

Ieri il pm Gaetano Paci ha formalizzato alla Corte d'assise di Trapani, davanti alla quale si celebra il processo per l'omicidio del giornalista e sociologo Mauro Rostagno, la richiesta di interrogare per la seconda volta due testi, ritenuti reticenti: si tratta del generale dei carabinieri in pensione, Nazareno Montanti, e del luogotenente dell'Arma, Beniamino Cannas. La procura distrettuale antimafia di Palermo ha accertato che i due militari, autori di informative redatte su notizie fornite da Rostagno, sentiti come testi in aula, avrebbero omesso di parlarne.
Nei giorni scorsi, invece, i pm Paci e Francesco Del Bene hanno ritrovato alcuni appunti di Rostagno che, consegnati da Chicca Roveri - la compagna di Rostagno - ai magistrati di Trapani agli inizi degli anni '90, acquisiti agli atti erano stati del tutto dimenticati. Gli appunti sono stati ritrovati grazie alle indicazioni dell'avvocato Carmelo Miceli, che rappresenta Chicca Roveri, oggi parte civile nel processo contro il capomafia Vincenzo Virga e uno dei suoi fidati sicari, Vito Mazzara.
Fra quegli appunti è emersa l'ultima inchiesta di Mauro Rostagno. Il direttore dell'emittente televisiva Rtc di Trapani indagava sui rapporti fra Cosa nostra e uno strano circolo culturale, lo "Scontrino", il salotto più esclusivo della città dove si incontravano politici, professionisti e mafiosi. La Roveri ha spiegato ieri in aula che Rostagno voleva andare oltre i risultati dell'indagine giudiziaria e puntava a scoprire le coperture che i mafiosi e i loro complici avrebbero goduto nei palazzi delle istituzioni. Per questo, forse, in un foglio aveva annotato a penna: "Trapani, primi anni Ottanta. Questura e Palazzo di giustizia". Rostagno, in quegli appunti "scomparsi", ripercorreva la storia di un'inchiesta che probabilmente riteneva insabbiata. Era la più eccellente delle inchieste di Trapani, che vedeva sotto accusa l'ex pm Antonio Costa per le sue frequentazioni con il clan Minore.
Il sostituto procuratore Gaetano Paci ha detto: "Se gli appunti di Rostagno fossero stati esaminati all'indomani del delitto (il 26 settembre 1988, ndr), probabilmente le indagini avrebbero intrapreso subito la pista della mafia che adesso, dopo 23 anni, è il tema principale di un processo che con molta più difficoltà dovrà essere ricostruito".

Chicca Roveri, in un'intervista a 'Repubblica', riguardo agli appunti ritrovati ha detto: "Gli appunti svelano quali erano le complicità tra Stato e Mafia che Mauro aveva intuito e intendeva raccontare nelle sue trasmissioni. E' rilevante raccontare come e quando Mauro raccoglie quella scheda. Mauro era convinto che Trapani fosse alla vigilia di una 'primavera civile'. Credeva che magistrati e forze dell'ordine si stavano dando da fare e si attendeva che anche la città si sarebbe presto scossa. Poi, qualche mese prima di essere ucciso, Mauro incontrò, era il luglio del 1988, Paolo Borsellino e il giudice raffreddò molto il suo entusiasmo". "Borsellino - ha raccontato ancora - gli disse che era in corso una 'normalizzazione', al contrario, e le inchieste stavano rallentando. Fece anche i nomi dei responsabili di quell'insabbiamento. Gli fece il nome di un giudice dell'ufficio istruzione, di un dirigente della polizia giudiziaria. E' un fatto che Mauro, dopo quell'incontro, annota dei nomi e alcuni nessi con l'omicidio del sostituto procuratore Gian Giacomo Ciaccio Montalto e il potere della famiglia dei Minore". Quelle note, secondo Roveri, "significano che Mauro aveva capito quel che molti sapevano e tutti avrebbero potuto capire: uomini dello Stato proteggevano gli interessi delle famiglie mafiose". [Informazoni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, Repubblica.it]


Torna in aula la compagna di Rostagno, Chicca Roveri
QUELLE MANI RIMASTE SPORCHE DEL SANGUE DI MAURO

di Rino Giacalone (Liberainformazione.org, 20/04/2011)*


Mauro Rostagno con la figlia Maddalena

Un foglio manoscritto, alcuni appunti, sono quelli di Mauro Rostagno a proposito delle vicende trapanesi delle quali si stava occupando: depistaggi su indagini dentro il palazzo di giustizia, loggia massonica, collegamenti tra personaggi all'epoca chiaccherati, come il procuratore Lumia, poi rimosso dal Csm o il magistrato Costa, arrestato per corruzione. Vicende che esploderanno successivamente a quel 1988, Rostagno li aveva percepiti e forse si preparava a denunciarli. Questo è l'annunciato colpo di scena che si attende nell'udienza odierna per il delitto di Mauro Rostagno. L'ottava dall'inizio del processo nel febbraio scorso.
Intanto sta deponendo Chicca Roveri, la compagna di Mauro, sta rispondendo all'avv. Salvatore Galluffo, difensore, con il padre Vito, del killer conclamato della mafia trapanese, Vito Mazzara, accusato in Corte di Assise a Trapani di avere ucciso la sera del 26 settembre 1988 Mauro Rostagno. L'avvocato sta ricostruendo la sera dell'omicidio, gli spari uditi, la visione della Serra, la donna che accompagnava Mauro nel suo ritorno in comunità, la Saman, da Rtc, queste le domande che sta ponendo a Chicca Roveri, le sue risposte non si discostano da quelle fornite già al pm e alle parti civili...
L'avvocato Galluffo chiede se la sera del delitto mangiò, bevve, si fece una doccia? Chicca risponde: non mangiai certamente e non mi feci alcuna doccia, sono rimasta con le mani sporche del sangue di Mauro fino al giorno del suo funerale...

Le domande della difesa continuano a riguardare la vita della comunità: Marrocco (uno dei soggetti indagati per il delitto Rostagno e poi anche lui prosciolto) che camminava armato, che faceva da scorta a Cardella, di soldi dati a Marrocco, di perquisizioni per chi entrava in comunità. Soldi, soldi soldi conti correnti Cardella e il denaro... le firme false apposte da Cardella per conto di Chicca Roveri... la mafia? Nessuna domanda a proposito degli editoriali e degli interventi in tv di Mauro. Almeno fino ad ora, si continua a guardare dentro la gestione della Comunità Saman. "Mauro diede 40 milioni alla Comunità, credo che li versò in un conto corrente, questo accadde quando morì il papà di Mauro, sono i soldi dell'eredità. Questi soldi li riceve dopo la nascita della comunità, credo che con una parte dei soldi li abbiamo spesi per comprare una macchina ci serviva per accompagnare i bambini a scuola, ricordo anche che fece un regalo a Cardella, ed era una cosa bianca, dunque quei soldi arrivarono quando c'era già la comunità. Mauro non chiese mai indietro quei soldi, non era un prestito, servivano al nostro vivere lì..."
La difesa chiede se sia a conoscenza di contrasti tra Rostagno e Cardella sulla gestione della comunità Saman: Chicca risponde che questi contrasti non le risultano, può solo dire che "Mauro rispetto alla comunità di via Plinio a Milano preferiva quella di Lenzi, che preferiva girare in Duna e non Bentley, preferiva le cose semplici; questo lo discostava da Cardella". Le domande tornano a soffermarsi sui suoi rapporti con Marrocco. Chicca sottolinea: "il 26 maggio '96 vengo sentita dal procuratore Garofalo, contenta di essere sentita, con atteggiamento fiduciosa nei confronti della giustizia che nonostante tutto continuo ad avere. I miei rapporti con Marrocco, ci sono stati nel 1986, sono ripresi dopo la morte di Mauro, si sono interrotti nel 1991, in quel verbale venne scritto che io non avevo visto Marrocco dopo una certa data, cosa che io non dissi, quel verbale mi fece finire in carcere per favoreggiamento... Casualmente nel 1993 l'unica volta che lo rivedo dopo tanti anni e l'ultima volta che l'ho visto seppi che gLi avevano regalato una barca, facevo lo skipper..."
Era pagato? "Non mi ricordo che lui mi disse che era pagato..." Di mafia ancora non si parla.
Le domande preguono. Chicca continua a rispondere. Racconta di quando si tentò di installare una comunità a Bonagia. "Chi si occupava di allestirla, tale Taporri, mi disse che vide aggirarsi attorno una Alfetta con dentro un uomo armato di fucile. Il comodato sul terreno stipulato con la Usl risaliva al luglio 1988 e la stessa era proprietaria di quel terreno. L'auto fu vista salire da Bonagia verso Valderice, a bordo c'erano due persone, quello seduto dietro avvicinandosi al Taporri puntò un fucile contro questi. Questo episodio nella mia memoria è collocato dopo la morte di Mauro - continua Chicca. Il verbale è del 31 gennaio 1989."

IL FAX DI CARDELLA CONTRO MAURO - Il fax inviato a Mauro dal guru di Saman, arrivava da Publitalia. Cardella chiamava da Milano, la telefonata durò 5, 10 minuti, non fu particolarmente lunga e fu incentrata sulla cacciata decisa da Cardella di Mauro dal "Gabbiano" la sede dei dirigenti della comunità, alle "nuove" dove erano ospitati i ragazzi della comunità. Il colloquio avvenne di giorno, tra mezzogiorno e le 15, il fax arrivò poco dopo. "Cardella mi disse che mi avrebbe mandato una lettera di spiegazioni di queste cose che avrei dovuto dire a Mauro. Mi dispiacqui molto del fax". La prima parola del fax è "sostanzialmente falso", la difesa chiede considerazioni in merito da parte del teste, Chicca Roiveri, ma la domanda non viene ammessa.
BISOGNAVA PARLAR MALE DI MAURO - "Su Bulgarella, editore di Rtc, che sapevamo essere figlio e fratello di persone coinvolte in storie di mafia e corruzione, ad un certo momento cominciai a pensare male: ebbi dei dubbi, questa persona tanto vicino alla mafia, era particolarmente spaventato dopo il delitto di Mauro. Non ricordo se mai parlai con lui, ero però diffidente nei suoi confronti". Chicca ricorda poi il contesto in cui vivevano a Trapani. "Su Mauro in città giravano tante voci (un verminaio): nella migliore delle ipotesi, quando si parlava bene di lui, si diceva che era un illuso; poi si peggiorava: che era un terrorista, che facevamo fare la fame ai ragazzi in Comunità. E' stato detto di tutto pur di non dire quello che realmente faceva Mauro. Che si occupava di inchieste delicate, che parlava in tv dei mafiosi, della raffineria di droga di Alcamo. Si scelse di parlare di lui come di un pazzo o un "fetente" pur di distrarre l'attenzione dalla sua attività giornalistica. Peppe Bologna, editore di Telescirocco, la tv diretta concorrente di Rtc, ad esempio, mise in giro la voce che i soldi ricevuti dalla comunità dalla Provincia, 250 milioni, erano stati spesi per comprare Rtc".
ULTIMA PARTE DELL'INTERROGATORIO - Convulsa l'ultima parte dell'interrogatorio da parte dell'avv. Salvatore Galluffo. Ad un certo punto quasi stizzito (sempre nelle forme dell'esercizio della professione legale) ha contestato a Chicca Roveri che le sue domande servivano a fare chiarezza sul delitto e che la teste non collaborava, Chicca ha risposto stizzita (sempre nelle forme concesse ad un teste e che è anche parte offesa del procedimento) invitandolo a valutare se non stesse scherzando rispetto alle cose dette, perché fino ad oggi si è dimostrato che Chicca Roveri è stata l'unica a collaborare e a finire in carcere: "sono stata arrestata (disse in una intervista anni addietro) per le cose che dissi contro i carabinieri". Il processo è stato sospeso col presidente Pellino che ha richiamato il difensore ad avere maggiore rispetto della teste rispetto anche al ruolo che la stessa ha nel processo.

PER NON SEGUIRE LA PISTA DI MAFIA - Come era prevedibile, le domande della difesa si sono concentrate sul rapporto sentimentale che ci fu tra Chicca Roveri e Marrocco, ospite dalla comunità. "Una storia rappresentata come una storia da Beatiful o Dinasty" ha risposto Chicca Roveri, poichè dovevano montare la storia della pista interna, molto è stato romanzato e gonfiato, Marrocco, Genovese, Oldrini, tutti chiamati in causa per vicende sentimentali che coinvolgevano Chicca e Maddalena, del tutto esagerate e incosistenti, "tutto questo per non seguire la pista di mafia".
INTERVENTO DI CHICCA SUL BRIGADIERE CANNAS - "Io ho letto per la prima volta le carte di questo processo alla fine del 1994 quando viene chiesta la prima archiviazione. Leggendo scopro che Cannas che diceva di essere amico di Mauro fa delle dichiarazioni l'8 maggio 1989 dipingendo Mauro rispetto al circolo Scontrino come uno che difende l'on. Canino. Citando un redazionale (e non tutti gli altri) che fece quando Mauro capì come andavano nel cose, mi sono chiesto: tu mi hai incontrato e mi hai detto che indaghi sulla mafia e poi nelle carte lo indichi legato ai poteri occulti? Continuo a leggere. Io di Cannas inizialmente non ho brutta impressione, penso che è uno che mi ha detto certe cose, che parlava con Mauro, ho una buona opinione. Poi leggo quello che lui diceva. Nel 1996 leggo che Cannas indica Mauro come un barbone che raccatta i pizzini per terra. Quando nel 1993 con Cannas sono presente all'interrogatorio di Coci non avevo dubbi sulla sua fedeltà a Mauro". Galluffo fa una domanda sull'onorevole Pellegrino. Se ricorda che Pellegrino da assessore alle finanze a Trapani denunciò debiti fuori bilancio al Comune di Trapani. La Roveri non ricorda, Galluffo è stato difensore di Pellegrino nel processo che si è appena concluso per corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, prescrizione e assoluzione, e nel procedimento per l'applicazione della sorveglianza speciale, confernata in secondo grado per due anni.
SPUNTA LA MAFIA, MA QUELLA CINESE - "La teste deve sapere che questo difensore era amico di Mauro". "Ma per cortesia!" Botta e risposta tra il difensore di Vito Mazzara, Vito Galluffo, e la teste Chicca Roveri che poco prima aveva invitato il difensore a non indicare, come ha fatto continuamente durante l'esame, Mauro come "il povero Mauro" ma di indicarlo come il dott. Rostagno. La difesa si inalbera al richiamo, l'esame continua con l'avv. Galluffo che comincia a fare una serie di nomi, presunti amanti della teste. E sui movimenti che alcuni di questi, come Giuseppe Cammisa, ebbero dopo l'omicidio di Rostagno. L'unica mafia indicata dal difensore Galluffo è quella cinese, ricorda alla teste che Rostagno le avrebbe parlato dopo un convegno a Palermo, della mafia cinese, fortemente potente. Galluffo prosegue: Rostagno le avrebbe detto della potenza economica, fatturato da 20 mila miliardi e di una sorta di esercito a disposizione. La Roveri si ricorda, era un convegno a Palermo dove si parlò anche di droga, ma non parlava solo di quella mafia. La difesa replica: signora lo so che lei vuole parlare di un'altra mafia, ci arriveremo, le posso dire che la nostra mafia è ricca prepotente forte e criminale, sono d'accordo con lei. Galluffo però difende Vito Mazzara che fuori da questo processo è stato condannato perché forte, prepotente, criminale, arrogante e assassino.
LE ULTIME DOMANDE DELLA DIFESA DI MAZZARA - L'avv Vito Galluffo si avvia verso la conclusione: le domande sulla mafia trapanese non ci sono state. Le ultime domande riguardano il caso Calabresi e l'avv. Ligotti che in quel processo disse che "Rostagno era stato ucciso per la vicenda Lotta Continua - Calabresi". Anche quello risponde Chicca Roveri al tentativo di depistare le indagini. Domanda sugli arancioni? "Ma quel maestro è quello che ha truffato milioni di dollari in Oregon?". Non so, risponde Chicca Roveri.

PROCESSO SOSPESO

Il processo in Corte di Assise è ripreso alle 15:40. Chicca Roveri sta rispondendo alle domande dell'avv. Stefano Mezzadini difensore di Vincenzo Virga accusato di essere il mandante del delitto. "Mauro nella prima fase di lavoro ad Rtc ebbe una visione ottimistica, una sorta di primavera della città" dichiara la Roveri. "In quel periodo ci sono alcune indagini in corso a Trapani, Borsellino era procuratore a Marsala e si occupava della mafia mazarese. Poi si scoprì dell'Iside 2 loggia che aveva dentro personaggi mafiosi, della prefettura, istituzioni, il potere politico e nel contempo c'è in corso un'indagine per la raffineria di droga scoperta ad Alcamo: c'è questa situazione specifica "droga e mafia" e dunque l'arricchimento di Cosa nostra con il traffico di droga. "C'è poi - continua - una seconda fase, successiva ad una intervista al procuratore Borsellino (e ad un convegno a Palermo cui si reca per ascoltare) e lui percepisce quello che sta succedendo a Trapani, e la direzione in cui stanno andando tutte le cose. Io ho prodotto al dott. Garofalo e al dott. Pampillonia uno schema scritto da Mauro sui possibili rapporti tra poteri e mafie dietro le quinte della Iside 2. In quello schema lui fa un ragionamento: 'tutto quello che a me sembrava una primavera, un risveglio, non è lo è'. A Palazzo di Giustizia di Trapani ci sono una serie di indagini ferme, la raffineria di droga di contrada Virgini, il processo vecchia mafia, la stessa Iside 2, il delitto di Ciaccio Montalto e Rostagno che coglie in questo l'esistenza di intrecci. Mauro aveva capito questo sistema di collusioni: per questo mio marito è morto. Un dato di fatto è che questi processi vennero svolti nei primi anni '90. Dopo che l'intervento del Csm mutò gli assetti dirigenziali a Palazzo di Giustizia di Trapani. Nel 1988 questi processi risultano rallentati, processi nel quale si faceva già il nome del capo mafia, Vincenzo Virga. Virga per la prima volta fu raggiunto da un ordine di cattura nel 1994. Virga oggi è imputato di mandante del delitto Rostagno".
SONO STATA DISATTENTA E STUPIDA - "Non hanno mai indagato sulla mafia, indagavano sui nostri amori, sulle nostre spese, vicenda per la quale - io ho ammesso - sono stata condannata per essere stata disattenta e stupida. Nessuno che ha indagato ha mai letto i redazionali di Mauro, lui qui faceva il giornalista in una città che conviveva con la mafia, forse ancora oggi se si pensa che l'attuale capo mafia latitante Messina Denaro vive attorno a noi". L'avv. Mezzadini però insiste: e tocca nuovamente l'aspetto dei finanziamenti ottenuti dalla Saman dagli enti pubblici. Questione molto lontana dall'ipotesi che Rostagno fu ucciso della mafia.
LE MINACCE A ROSTAGNO - L'avv. Ingrassia (altro difensore di Virga) introduce il tema dei politici attaccati in tv da Rostagno. Ingrassia chiede notizie sui Manuguerra, padre e figlio, consiglieri comunali ad Erice e Trapani. La Roveri ricorda le vicende processuali dei due e del fatto che il marito realizzò in tv una sorta di ricostruzione tipo Dinasty. Ingrassia chiede notizie sull'editore, Puccio Bulgarella, editore di Rtc. "Rtc ogni giorno era seguita più che altro dalla moglie di Rtc". Ci sono state mai pressioni da Puccio Bulgarella? "No, mi pare di no, Mauro non sarebbe rimasto se avesse subito pressioni. La collaborazione con Rtc è durata da settembre 1987 fino al 1988. Nell'86 fece solo alcune cose con Rtc". Minacce e lettere contro Mauro. "Io - dice Chicca Roveri - ho memoria solo di una lettera, non ricordo se anonima, prima la fece vedere a Cardella e a me, Cardella disse che quella lettera era stata scritta da uno tosto, ti consiglio di farla vedere a un magistrato. La lettera è dell'aprile 1988, Rostagno la consegnò alla magistratura".

* Cronaca in diretta dall'aula del tribunale di Trapani

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21 aprile 2011
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