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Nei Paesi nordafricani l'onda non si ferma

Dopo la Tunisia, l'Egitto, la Libia, rivolte in Bahrein, Marocco, Iran, Yemen e Algeria

22 febbraio 2011

L'onda non si ferma. E ancora una volta sono numerosi gli Stati nordafricani e islamici interessanti da impressionanti rivolte di piazza. La situazione più complessa, oltre che in Libia, si registra in Bahrain : i morti nei recenti scontri sono almeno otto, mentre i feriti sono centinaia. In migliaia, invece, hanno passato la notte nella piazza della capitale Manama: con loro hanno tutto il necessario per rimanerci a lungo, come cucine da campo e tende.
Proprio a causa dei disordini, il principe ereditario del Bahrein, Salman al Khalifa, ha dato l'annuncio ieri che la gara inaugurale del campionato di Formula 1 (in programma il 13 marzo) viene cancellata, così come i test che erano previsti nella settimana precedente. "Rinunciamo a organizzare il Gran premio di quest'anno per concentrarci sui problemi nazionali", ha fatto sapere al Khalifa.

Dal Bahrein al Marocco, dove sono almeno cinque le persone morte in seguito ai disordini avvenuti nella città di Al Hoceima, nel nord del Paese. I cadaveri carbonizzati sono stati trovati all'interno di una banca in cui è stato appiccato un incendio. In migliaia hanno manifestato a Casablanca, Rabat, Marrakech e Lara. La folla ha chiesto una riforma politica e di limitare i poteri del re. Nel corso degli scontri di ieri si sono contati 128 feriti, 115 dei quali agenti di polizia, e 120 arresti.
In Iran invece, centinaia di persone sono state arrestate nel corso delle proteste antigovernative di domenica a Teheran. L'opposizione è tornata in piazza per commemorare la morte di due attivisti nel corso delle proteste della scorsa settimana. L'agenzia d'informazione Herana, che si occupa di diritti umani in Iran, parla di 150 fermi. Secondo diverse fonti, in manette sarebbe finita anche Faezeh Hashemi, figlia dell'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani. La polizia ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti, che per ore hanno assediato diversi luoghi cruciali della Capitale tra cui la strada in cui c'è la sede della Tv di Stato.

Ed è di un morto e diversi feriti il bilancio degli incidenti verificatisi ad Aden, una delle città principali dello Yemen. Nella Capitale Sanaa, migliaia di persone in piazza hanno chiesto la caduta del regime. Il presidente Ali Abdallah Saleh ha affermato che non intende dimettersi prima delle elezioni.

Infine l'Algeria, dove le forze dell'ordine hanno represso violentemente una manifestazione studentesca che si è svolta ieri ad Algeri, davanti al ministero dell'Istruzione superiore. Diversi studenti sono stati picchiati selvaggiamente, come riporta il sito di El Watan, e almeno tre sono stati trasferiti in ospedale. In seguito alla reazione violenta della polizia, i circa quattromila studenti scesi in piazza hanno promesso che continueranno a protestare fino a che le loro richieste non saranno soddisfatte. "Tre dei nostri compagni sono stati trasferiti all'ospedale con diverse ferite", ha spiegato Karima, delegata della scuola superiore d'informatica. "Le barricate della polizia ci hanno impedito di marciare fino al ministero dell'Educazione superiore, ma quando hanno visto che eravamo determinati, hanno applicato le disposizioni", ha aggiunto, mentre il corteo intona slogan contro il governo. In risposta all'azione violenta della polizia, gli studenti hanno deciso di bloccare l'accesso alla strada che conduce al ministero. "Restermo qui fino alla fine della nostra battaglia - hanno dichiarato alcuni studenti al sito arabo - La repressione non ci spaventa, non permetteremo questi comportamenti. La nostra battaglia è solo all'inizio".

Il presidente algerino, Abdelaziz Boutleflika, ha recentemente promesso la revoca entro fine mese dello stato d’emergenza, proclamato 19 anni fa per far fronte all’insorgenza del terrorismo di matrice islamica. Promessa che non ha fermato altre tre persone che hanno tentato di suicidarsi, tre disoccupati che reclamavano per non essere stati richiamati al lavoro, in una società pubblica. Nelle ultime settimane almeno trenta persone hanno tentato di uccidersi dandosi fuoco, e tre sono morte.
A partire da gennaio, l'Algeria ha assistito a varie proteste antigovernative che hanno portato in superficie il malessere che da tempo sobbolle nel più vasto paese del Maghreb. I principali motivi di malcontento sono la disoccupazione e la corruzione diffuse, l'aumento dei prezzi per i beni di prima necessità e il persistere di un quasi ventennale "stato di emergenza" e di pratiche di governo autoritarie. I disordini nel paese continuano, anche se per ora non hanno avuto conseguenze dirompenti come in Tunisia, in Egitto e in Libia. Probabilmente ha il suo peso il ricordo dei massacri che sconvolsero l'Algeria negli anni Novanta, nel corso del conflitto stragista e fratricida (circa duecentomila vittime) seguito all'annullamento del risultato di elezioni vinte dal partito islamista Fis.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Reuters.it, Il Sole24Ore]

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22 febbraio 2011
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