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Nel Paese dei personaggi misteriosi...

L'ingegner Lo Verde, il Sig. Franco (o Carlo), il "puparo" Mister X: tutti i personaggi misteriosi di Massimo Ciancimino

11 maggio 2011

Nella deposizione fatta ieri al processo al generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento alla mafia (LEGGI), Massimo Ciancimino ha parlato dei candelotti di dinamite recapitatigli nella sua casa a Palermo, dell'archivio segreto del padre Vito, e del "puparo", figura misteriosa in possesso, secondo il figlio dell'ex sindaco mafioso, di svariati documenti redatti dal padre e in grado di malipolarli.
Ricordiamo che ieri Massimo Cinacimino è tornato in tribunale per la prima volta dopo il suo arresto a fine aprile per calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro (LEGGI).

Innanzitutto Ciancimino junior ha confermato la presenza di un "puparo", un suggeritore di cui già sabato mattina in carcere aveva parlato con i magistrati. "Mister X", come lo chiama Massimo Ciancimino, gli avrebbe consegnato alcune carte da consegnare ai pm. "Si è presentato - ha detto in aula - come autista del generale dei carabinieri Paolantoni, una persona che conoscevo bene. Eravamo allo Steri, a Palermo, alla presentazione del mio libro 'Don Vito' e mi disse che aveva del materiale, che avrei dovuto consegnare all'autorità giudiziaria, ma sempre chiedendomi di lasciarlo fuori dalla vicenda". Dopo quella volta Massimo Ciancimino avrebbe incontrato mister X altre tre volte a Bologna e "mi consegnò sempre documenti importanti, tutti manoscritti di mio padre. Mi disse - ha spiegato Ciancimino - che era in possesso di documentazione che riguardava sia De Gennaro che Falcone, consegnata da mio padre, il quale si riteneva vittima di entrambi i personaggi" e che "gli artefici della trattativa erano stati Mancino e De Gennaro".
Tutti gli incontri in cui il misterioso suggeritore avrebbe fornito al figlio di Don Vito documenti relativi alle presunta trattativa tra lo Stato e la mafia, sarebbero avvenuti tra l'aprile dello scorso anno e il febbraio di quest'anno. In un caso il signor X invitò il supertestimone a lasciare Palermo, accennando a "serie possibilità che potessero farmi un attentato".
Nel corso della sua deposizione Ciancimino ha parlato anche della dinamite fatta ritrovare agli investigatori nella sua abitazione palermitana. "Quando mi sono arrivati i candelotti erano accompagnati da una richiesta di soldi proveniente da Messina Denaro - ha detto -. C'era un biglietto con una foto di mio figlio e dietro la scritta 'Stai attento a quello che fai, stai attento a quello che dici. Dai 750 mila euro a chi li devi dare'".
Infine l'archivio segreto del padre, Vito, trovato dalla Dia sabato scorso dopo l'indicazione dello stesso Ciancimino junior (LEGGI). "Prima si trovava in parte nella camera da letto di mio padre a Roma - ha spiegato - è stato trasferito in una cassetta di sicurezza Liechtenstein. Circa tre anni fa ho portato i faldoni a Palermo, nella stanzetta in cui è stato ritrovato che non risulta al catasto".

Dal signor Franco (o Carlo) a Mister X...- Tutto cominciò con 'l'ingegner Lo Verde', il nome di fantasia inventato da Vito Ciancimino per riferirsi a Bernardo Provenzano. Poi arrivò il "signor Franco o Carlo", l'oscuro agente dei Servizi segreti che avrebbe avallato il patto tra Cosa nostra e le istituzioni e che, per anni, avrebbe protetto e garantito l'ex sindaco corleonese. Adesso c'è anche "Mister X", il presunto "puparo" che sarebbe tra le quinte della scenografia degli intrecci tra politica, forse dell'ordine e mafia disegnata da Massimo Ciancimino.
È piena di personaggi misteriosi la vita del figlio dell'ex sindaco che da tre anni racconta i retroscena della storia italiana degli ultimi quarant'anni che, a sua volta, gli sarebbero stati rivelati dal padre morto nel 2002. Ma se il "puparo" ha un nome e un cognome, tanto da aver fornito a Ciancimino jr anche un biglietto da visita, rimane ancora nebulosa l'identità dell'inafferrabile signor Franco, che ogni tanto diventava Carlo nei racconti di don Vito. Dopo mesi di identikit, caccia a foto mai trovate e interrogatori, Massimo Ciancimino aveva rivelato agli investigatori che l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro era un personaggio dell'ambiente del '"signor Franco", salvo poi fare retromarcia, attribuendo tutto al padre che aveva fortissimi motivi di risentimento nei confronti dell'investigatore che lavorò a lungo con Giovanni Falcone. Il nome di De Gennaro era già stato in qualche modo accostato a quello dello 007 in un bigliettino manoscritto dell'ex sindaco di Palermo, poi rivelatosi falsificato. A luglio scorso Massimo Ciancimino aveva infatti consegnato ai magistrati un elenco di investigatori e politici tra cui anche un tale Gross e, accanto, le iniziali "F/C": Franco o Carlo.
Il riferimento a Gross indusse la Procura di Palermo a fare accertamenti su un ex console onorario israeliano, Moshe Gross. Un buco nell'acqua come quello che si è consumato pochi mesi prima, a maggio, quando i magistrati nisseni, sequestrarono alcune copie di un periodico romano in cui, a dire di Massimo Ciancimino, sarebbe stata pubblicata una foto del fantomatico 007, tra gli invitati a un evento mondano. Ma, dopo un primo incerto riconoscimento, sarebbe emerso che il presunto signor Franco era in realtà un alto dirigente di una casa automobilistica che minacciò querela. Del misterioso protagonista della trattativa Ciancimino avrebbe fornito anche un identikit e il numero di cellulare poi risultato inesistente.
Più semplice dovrebbe essere per gli inquirenti arrivare al "puparo", che ad aprile scorso avrebbe avvicinato Massimo Ciancimino per consegnargli documenti e dargli "consigli". La sua identità è stata infatti rivelata ai pm palermitani che sono adesso a caccia di un ex carabiniere, che fu autista del generale dei carabinieri Giacinto Paolantonio. Spunta così "Mister X", come è stato chiamato ieri mattina in aula il "puparo" durante il processo al generale Mario Mori per non rivelarne le generalità. Ciancimino jr, che finora non ne aveva parlato per paura di ritorsioni, spera adesso che almeno lui finisca nelle mani degli inquirenti. Forse non c'è più tempo per un'altra boutade.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it]

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11 maggio 2011
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