Nessun ''codice segreto'' nella Bibbia di Bernardo Provenzano, solo l'ispirazione per la sua ''missione''

09 giugno 2007

Si sarebbe ispirato alla bibbia il capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano per scrivere ai suoi gregari sparsi in tutta la Sicilia e rendere la propria immagine più autorevole.
A sostenerlo sono alcuni analisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato che hanno esaminato il testo religioso che il vecchio padrino di Corleone conservava gelosamente nel covo sito nelle campagne di Corleone, dove è stato catturato l'11 aprile del 2006.
Il capo di Cosa nostra aveva sottolineato molte frasi e segnato diversi numeri contenuti nel testo e gli investigatori avevano ipotizzato che si poteva trattare di un codice.
La relazione di consulenza sulla bibbia e su alcuni ''pizzini'' è stata firmata da Maurio Ortolan della prima divisione dello Sco. Gli investigatori sostengono che ''non si è trovata traccia di documenti codificati'' e che la ''grafia è incerta e vi sono talune approssimazioni linguistiche''. Nella relazione si legge che ''Provenzano la bibbia la leggeva davvero''.

''Non sono annotate né sottolineate - ha scritto Ortolan - né evidenziate le pagine delle genealogie e del Primo libro delle Cronache ad ulteriore riprova che al capomafia interessa il contenuto, il significato e non singole parole da utilizzare per cifrare altri testi''. Nell'indice analitico della bibbia sono solo quattro le voci che il boss ha evidenziato: pressare, preghiera, ordine e giustizia.
Viene evidenziato, inoltre, che vi sono segnate con le frecce alcuni modi di dire che indicano ''frasi ad effetto da copiare e riscrivere per impressionare e rendere più autorevoli e carismatici i propri scritti e quello relativo ai doveri ed alle responsabilità del Capo''.

Il vecchio capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano, si sarebbe ispirato alla Bibbia non solo per apparire più autorevole e carismatico davanti ai propri gregari mafiosi, ma anche per ricercare le giustificazioni per il proprio modo di fare. Nella relazione dello Sco si legge che ''in generale c'è una certa attenzione per le regole, per le sanzioni, le colpe, le punizioni e le vendette, quasi a ricercare, nel libro, una sorta di ispirazione e di legittimazione in funzione delle responsabilità e delle decisioni derivanti dal suo essere capo di un'organizzazione''.
La consulenza della polizia, che è stata trasmessa anche alla procura della Repubblica di Palermo, conclude l'analisi sostenendo che ''contrariamente a comunicazioni diffuse nel circuito mediatico e fatti salvi gli esiti di parallele analisi (quelle avviate dall'Fbi sulla bibbia. ndr) che vengono altrove condotte, sembra di poter affermare che la Bibbia sequestrata a Bernardo Provenzano non custodisca, almeno sotto il profilo d'interesse della polizia giudiziaria, nulla di rilevante''. [La Sicilia]

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09 giugno 2007

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