Nessun pericolo ma è sempre meglio non mangiare uova e carni crude dei volatili. Il buon senso contro l'influenza aviaria

26 ottobre 2005

AGGIORNAMENTO
Non c'è nessuna prova che faccia pensare ad un rischio di infezione da virus dell'influenza aviaria dal consumo di carni avicole ben cotte, ne dal consumo di uova anche crude. Ad affermarlo è stato Philip Tod, portavoce del commissario alla Salute e alla Sicurezza dei consumatori Markos Kyprianou. Il portavoce ha inoltre sottolineato che i controlli veterinari garantiscono che comunque non arriva sui mercati carne infetta da influenza aviaria.
Da Bruxelles spiegano che il consiglio dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare di non consumare uova crude, si riferisce al rischio di contrarre infezioni diverse dall'influenza aviaria, prima fra tutte la salmonellosi.

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Sottolineando l'importanza dell'attenzione ma escludendo (per ora) qualsiasi tipo di allarme, l'Unione europea da ai consumatori il consiglio di non mangiare uova crude e di far cuocere bene la carne dei volatili, per evitare ogni rischio di contagio del virus dell'influenza aviaria. E' quello che ha scritto il ''Financial Times'' nell'edizione di martedì. Secondo il giornale, tale avvertimento precauzionale sarà emanato dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma.
''Non abbiamo alcuna prova che il virus possa essere trasmesso attraverso il cibo. Ma, teoricamente, non possiamo neppure escludere che sia possibile che ciò avvenga'', ha dichiarato il direttore scientifico dell'Efsa, Herman Koeter. Tuttavia - ha aggiunto - ''se non si mangiano uova crude e si cuoce con cura il pollame non dovrebbero esserci problemi''.
''Non abbiamo alcun elemento che indichi che le persone potrebbero contrarre il virus per via alimentare'', ha dichiarato al Financial Times Herman Koeter, ma ha aggiunto: ''Non possiamo comunque escludere che, in teoria, ciò potrebbe essere possibile''.

Intanto la Commissione europea ha deciso il blocco dell'import nell'Ue degli uccelli selvatici provenienti dai paesi terzi. La misura, si legge in un comunicato della Commissione europea, ''punta a rafforzare ulteriormente le difese dell'Unione europea contro l'influenza aviaria''. Il divieto, prosegue la nota, riguarda ''gli uccelli selvatici in cattività escluso il pollame importati per motivi commerciali''. Con una decisione separata, l'Ue ha inoltre definito le regole sul ''movimento degli uccelli che viaggiano insieme ai loro proprietari''.
Le misure entreranno in vigore immediatamente dopo la loro adozione da parte della Commissione europea, prevista nei prossimi giorni. Riguardo al movimento degli uccelli che viaggiano con i proprietari, gli stati membri hanno deciso che ogni individuo può entrare nell'Ue da paesi terzi con un massimo di cinque volatili, a condizione che essi siano stati sottoposti a un periodo di 30 giorni di quarantena in paesi terzi riconosciuti. In alternativa, gli uccelli dovranno essere sottoposti a un periodo di 30 giorni di quarantena nel paese membro di ingresso.

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26 ottobre 2005

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