Nessuna indulgenza per l'indulto. Il Csm lancia l'allarme: ''Sono a rischio nove sentenze su dieci''

08 novembre 2006

Beh, francamente, potevano pure risparmiarcelo l'indulto. Il sovraffollamento e tutti i problemi dell'obsoleto sistema carcerario italiano non sono stati, ovviamente, risolti con i tanti sconti di pena,  che hanno aperto i cancelli un po' a chiunque, indiscriminatamente. Fin dal primo momento, tutti sapevano che un indulto senza una seria programmazione politica, sociale e legislativa alla base, non avrebbe portato a niente, anzi.

''Ho dovuto prendere atto della volontà del Parlamento non senza sofferenza'', ha detto il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, riferendosi proprio al decreto lanciato dal Guardasigilli Mastella e voluto da una grande maggioranza bipartisan. ''Troppi delinquenti arrestati - ha aggiunto Amato - vengono scarcerati per mille motivi. Questo determina sfiducia nei cittadini e nelle forze dell'ordine. È una questione che coinvolge evidentemente anche altri ministeri''. ''Ma - ha concluso il ministro - credo che il Governo debba fare una riflessione seria sulle misure che si possono adottare per interrompere questo fenomeno, senza per questo ridurre le garanzie dei cittadini''.
Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha replicato al suo collega, Giuliano Amato, dicendo: ''Anch'io ho partorito l'indulto con sofferenza'', specificando però che si è trattato di una ''sofferenza necessaria''

I ''danni collaterali'' dell'indulto sono veramenti tanti e alcuni destano una sincera preoccupazione, anche questa bipartisan. Il Consiglio superiore della magistratura, per esempio, ha avvertito che il 90% delle sentenze che saranno pronunciate nei prossimi cinque anni saranno vanificate proprio dagli effetti dell'indulto. La legge varata a fine luglio prevede uno sconto di tre anni per la maggior parte dei reati commessi entro il 2 maggio scorso. Esclusi l'associazione eversiva, il terrorismo, la mafia e la riduzione alla schiavitù, tutti i reati sono compresi nell'indulto. Ecco perché su dieci sentenze che giudici emetteranno da oggi fino al 2011, almeno nove condanneranno gli imputati a pene che la legge sull'indulto renderà ''non eseguibili''.
Per risolvere il problema Mastella aveva avanzato nel settembre scorso l'idea di chiedere al Csm l'invio di una circolare agli uffici giudiziari in cui si indicassero nuovi criteri di priorità. Sbagliato, gli ha risposto il Csm: ''Non spetta al Consiglio superiore della magistratura chiedere ai capi degli uffici giudiziari di mettere da parte i procedimenti coperti dall'indulto per concentrare il lavoro su quelli non coperti dallo sconto di pena''. E i consiglieri del Csm hanno ancora ricordato che quando il legislatore riformò il giudice unico, fu una norma legislativa a indicare agli uffici giudiziari i ''criteri di priorità'' a cui attenersi nella trattazione dei procedimenti pendenti, e non il Csm.

Il punto di vista del Csm ha così fatto riemergere le vecchie polemiche all'interno dell'Unione, e Antonio Di Pietro, che si era battuto sino all'ultimo per bloccare il provvedimento, è tornato alla carica chiedendo la convocazione urgente di un vertice nell'Unione.
''Io l'avevo detto'', dice Di Pietro, ministro alle Infrastrutture e leader di Italia dei Valori. ''Spiace continuare a fare la parte della Cassandra del centrosinistra, ma purtroppo siamo costretti a dire che avevamo ragione quando abbiamo avvertito dei pericoli legato all'indulto, una decisione scellerata per la giustizia in generale e per il sistema delle carceri in particolare''. L'ex pm di Mani Pulite è andato giù duro: ''Questo è avvenuto grazie al concorso di maggioranza e opposizione che, per risolvere gli affari poco chiari di persone a loro vicini, non hanno voluto valutare le conseguenze che il provvedimento di clemenza avrebbe portato per il sistema della giustizia italiana e per la sicurezza dei cittadini''.
''Questa è la dimostrazione che l'indulto ha portato l'Italia ad uno stato di illegalità e ha messo in pericolo lo stato di diritto del nostro paese. E' arrivato il momento per i partiti dell'Unione di riunirsi urgentemente e discutere di giustizia'', ha poi concluso Di Pietro.

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08 novembre 2006

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