Niente da nascondere

Michael Haneke ritorna con un film-oggetto misterioso, che inquieta raccontando normalità

17 ottobre 2005







Noi vi consigliamo...
NIENTE DA NASCONDERE - CACHE'
di Michael Haneke

Georges (Daniel Auteuil) è un conduttore televisivo, la cui tranquilla vita familiare viene sconvolta da un personaggio misterioso, che inizia a mandargli strane videocassette con immagini sue e della sua famiglia, inquietanti disegni, messaggi, che diventano via via sempre più personali. Insomma qualcuno che filma tutti i loro movimenti, e che riesce a carpire i più nascosti segreti.
Un ritratto di famiglia sull'orlo di una crisi devastante, diretto dal più spietato osservatore della società contemporanea e interpretato da Daniel Auteil e Juliette Binoche. Premio della giuria a Cannes 2005.


Distribuzione Bim
Durata 114'
Regia Michael Haneke
Con Daniel Auteil, Juliette Binoche
Genere Thriller


La critica
''Un film di Michael Haneke è sempre un oggetto misterioso: disturbante, anche, per il radicalismo e lo sguardo impietoso che proietta sulla realtà. Veterano di Cannes, il regista austriaco ha presentato un grande film, che è contemporaneamente un thriller e una riflessione sul potere dell'immagine, sulla capacità delle immagini di generare sensi di colpa. Non a caso il protagonista, Georges (Daniel Auteuil), conduce un programma culturale alla tv. (...) Più 'scritto' di altri film del regista, Caché (Nascosto) è anche un apologo sul potere della parola. Dove ogni parola ha un suo peso specifico e dove il detto e il non detto scavano un solco sempre più profondo tra Georges e sua moglie Anne, interpretata da Juliette Binoche. Forse il momento più bello è un dialogo tra il protagonista e la madre (Annie Girardot, straordinaria); non manca una scena-shock nel più puro stile Haneke''.
Roberto Nepoti, la Repubblica

''Se Michael Haneke prendesse sul serio il suo talento per l'horror, avremmo un artista di meno e un bravo mestierante in più. Quando si mette d'impegno, come ogni tanto gli capita, i brividi li provoca, con pochi e semplici mezzi''.
Mariarosa Mancuso, Il Foglio
 
''Caché è una trappola per topi, pardon, per spettatori, in cui si cade con perverso piacere''.
Alberto Crespi, L'Unità

''Si suppone forse che lo spettattore frema per quasi due ore aspettando con ansia la rivelazione della terribile verità. Non è così: lo stato du suspence è protratto troppo a lungo, la monotonia dell'esistenza dei protagonisti non ha vitalità, il legame tra i figli non è sufficiente a far presagire una integrazione futura e forte tra immigrati e francesi''.
Lietta Tornabuoni, La Stampa

''Il miglior film visto a Cannes''.
Manohla Dargis, New York Times

''Haneke svela anche una padronanza di stile da regista classico: si prende i suoi tempi, indugia nel contemplare a lungo un'inquadratura vuota, mescola il cineracconto con il videoreferto; ma soprattutto, grazie in particolare a un miniaturista della psicologia qual è Auteuil, ci fa vedere al microscopio come la vita quotidiana può tramutarsi in un incubo. Nascosto dietro la finzione, Caché fa affiorare un problema che coinvolge tutti: chi di noi è veramente innocente, chi non ha nel proprio passato qualcosa di cui porterà per sempre eterno rimorso?''
Tullio Kezich, Il Corriere della Sera

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17 ottobre 2005

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