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Niente quorum

Tra ieri e oggi ha votato per il referendum sulla fecondazione assistita circa il 25% degli italiani

13 giugno 2005

AGGIORNAMENTO (ore 17.13)
Il quorum non si è raggiunto
Dai dati parziali relativi all'affluenza alle urne per i referendum sulla procreazione assistita, emerge che il quorum non è stato raggiunto.
In base ai dati finora resi noti sul sito del Viminale, risulta, infatti, che in Italia  l'affluenza alle urne relativa a un terzo circa delle province, sulle 110 totali, si aggira intorno al 24-26 per cento. Tenuto anche conto del numero degli italiani residenti all'estero che hanno votato (20,28%), emerge, pertanto, che non si è recata al voto la maggioranza degli aventi diritto.
''Abbiamo perso e abbiamo perso pesantemente. Si tratta di un voto che resterà nella storia per qualche decennio, andando ben al di là delle cronache politiche di giornata. E per questo, occorre prepararsi ad una riflessione critica severa, anche spietata, per capire cosa sia davvero successo nel profondo della società italiana''. Questo il primo commento all'esito del voto al referendum sulla fecondazione, del segretario dei radicali, Daniele Capezzone.
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Può risultare insopportabile, ma noi lo diciamo lo stesso:
C'ERA DA ASPETTARSELO!

I dati del primo giorno di voto sull'abrogazione parziale della Legge 40 sono pessimi per i sostenitori del referendum. E che oggi si possa raggiungere la quota del 50 per cento più uno per raggiungere il quorum è una probabilità fantascientifica.
L'andamento dell'affluenza alle urne è stato negativo già ieri mattina: alle 12 aveva votato il 4,6 per cento, alle 19 il 13,3%. In serata, chiuse le urne, la quota si è attestata al 18,7%.
La giornata era bella, giusta per andare al mare e poi a messa. Oggi si ritorna a lavoro, e chi c'è l'ha il tempo per andare a mettere un segno sopra un SI o sopra un NO.

La sconfitta fa male, e forse quella di questo referendum ne fa ancora di più. Vinceranno gli astensionisti e tanti, tanti menefreghisti; questi si sono trovati sul carro del vincitore senza manco accorgersene.
I referendari contestano i dati di ieri, almeno nelle modalità con cui sono state fornite. I radicali e anche il comitato per il SI, attraverso il diessino Lanfranco Turci sostengono che il Viminale ha raccolto le percentuali di votanti ben prima dell'orario ufficiale, falsando l'affluenza a tutto beneficio degli astensionisti.
Insomma, l'ultima polemica prima del vicinissimo verdetto finale.

Gli esponenti politici pro e contro legge 40 si concentrano già sul dopo voto. Primi su tutti i radicali che hanno già fissato per il 17 giugno la tre giorni dell'Assemblea dei 1000 con tutto l'arcipelago scientifico e politico del fronte del SI. Un'assemblea chiamata, se salta il quorum, a gestire la sconfitta e a fare in modo di contrastare la revanche dei vincenti. Con sullo sfondo anche un traguardo politico: il rilancio del dialogo radicali-sinistra.
I leader, ovviamente, aspetteranno la chiusura delle urne per cantar vittoria o ammettere la sconfitta
e i referendari non ci stanno a darsi per sconfitti prima del tempo: "Daremo battaglia fino all'ultimo", dice la Diessina Barbara Pollastrini. "Il monte quorum si può scalare", incita Aitanga Giraldi, della Cgil, ricordando che i dati sono simili a quelli del '91 e che allora si vinse.

Secondo molti esperti, questo referendum è da ritenersi già concluso. Secondo Nicola Piepoli, direttore dell'istituto di ricerca che porta il suo nome, il risultato ''E' catastrofico, peggio di quanto immaginassi''.
Diagnosi infausta condivisa anche da altri colleghi che si occupano di ricerca e sondaggi. Alessandro Amadori, per esempio, direttore del Coesis Research, dice che ''siamo fuori trend, con questi numeri il quorum non ci sarà, la probabilità di superare il 50 per cento sì è molto abbassata. A maggior ragione se si pensa che all'estero hanno votato solo il 20 per cento dei circa tre milioni di aventi diritto. Il che porta il quorum reale oltre il 52 per cento''.
Amadori guarda alle sequenze storiche dei referendum e nota ''che è dal 1995 che un referendum non raggiunge il quorum. E questo sembra segnalare una correlazione fra l'andamento dei referendum e l'introduzione del maggioritario. Quasi che il maggioritario abbia disinnescato questo strumento istituzionale''.
Il direttore del Coesis in questo risultato legge però un elemento inquietante: ''Se non si raggiunge il quorum è un brutto segnale per i paese. Sarebbe il segno di una società che si rifiuta di crescere e rinuncia alla modernità. Infatti nei prossimi anni saremo chiamati sempre di più a prendere decisioni di questa natura. E il non voto sarebbe appunto rinunciare a decidere''.

Nando Pagnoncelli, presidente dell'Ipsos, è un po' meno sorpreso dei colleghi sull'affluenza bassa. ''I dati non mi meravigliano - dice - perché da tempo sono convinto che il quorum non sarà raggiunto. Una convinzione che mi sono fatto sulla base di tre ordine di motivi. Il primo è che i quesiti oggetto del referendum sono troppo complessi e che gli elettori hanno deciso di non decidere. Un dato che è dimostrato dal diminuire della propensione ad andare a votare di fronte all'aumentare dell'informazione. E' come se gli italiani avessero deciso di essere 'inadeguati' a decidere su materie molto complesse che implicano scelte di natura etica. Non fuggono, decidono semplicemente di rinunciare a decidere''.
Secondo Pagnoncelli un altro fattore che incide in qualche misura sull'astensione ''è la contrapposizione fra laici e cattolici, lo scontro che si è innestato fra la Chiesa e settori della società italiana''. E infine, conclude, ''c'è da rilevare un calo della presa dei partiti sugli elettori. Abbiamo rilevato che il 75 per cento degli elettori rispondevano che i partiti dovevano lasciare libertà di coscienza su questi argomenti. Se il quorum non si raggiunge è colpa anche della mancata capacità di mobilitazione dei partiti''.

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13 giugno 2005
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