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No a imminenti trivellazioni per cercare petrolio nel canale di Sicilia

"Il canale di Sicilia è da sempre interessata da programmi di ricerca di idrocarburi ma le leggi in vigore sono particolarmente rigorose e restrittive"

08 giugno 2011

"E' destituita di ogni fondamento" la notizia circa l'imminente esecuzione di perforazioni per ricerche di giacimenti petroliferi nel Canale di Sicilia ad opera della Northern Petroleum. Ad affermarlo è stato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Catia Polidori, rispondendo ad una interpellanza dell'esponente del Pd, Angelo Capodicasa.
La zona di mare comprendente il canale di Sicilia, precisa Polidori, "è da sempre interessata da programmi di ricerca da parte di numerosi operatori, tuttavia, dal mese di agosto 2010 sono entrate in vigore le rigorose misure restrittive particolarmente incisive sull'attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nei mari italiani, che hanno introdotto il divieto assoluto di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi all'intero delle aree marine e costiere protette e per una fascia di mare di 12 miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette". Inoltre, ha aggiunto Polidori, "le attività di ricerca ed estrazione di olio sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale". Al di fuori di queste aree di divieto dunque, le attività in questione saranno tutte sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, sentiti gli Enti territoriali costieri interessati che potranno esprimere il proprio avviso ed eventuali opposizioni.
A tale proposito, ha sottolineato Polidori, è da evidenziare che "la Regione Siciliana ha manifestato la netta contrarietà al rilascio di titoli per idrocarburi presenti e futuri, e sono inoltre pervenute al ministero osservazioni-opposizioni da parte dei Comuni di Racalmuto e Ragusa. Allo stato degli atti risulta che sono state presentate ventinove istanze di permesso di ricerca di idrocarburi in mare".

Dalla verifica delle possibili interferenze delle aree di ricerca con le zone tutelate dal provvedimento ambientale, è risultato che sedici istanze sono ubicate all'esterno di zone tutelate e quindi la relativa istruttoria può avere seguito, cinque istanze devono essere opportunamente ridotte di area, per tenere conto dei divieti ed infine otto istanze, ricadenti nella zona tutelata, sono state interessate dalla procedura di diniego.
Per quanto attiene le specifiche situazioni evidenziate da Angelo Capodicasa si precisa che "la Northern Petroleum è titolare di due permessi di ricerca per idrocarburi e di nove istanze di permesso di ricerca nel canale di Sicilia. Per quanto riguarda i due permessi vigenti nel canale di Sicilia la società ha ottenuto la sospensione del decorso temporale e, conseguentemente, anche la sospensione delle attività programmate". Per le istanze è stato verificato, ha sottolineato ancora, che una di esse "è completamente interferente con le zone tutelate dal testo unico ambientale e, quindi, è stata oggetto di preavviso di diniego da parte del ministero; sei istanze, le cui aree di ricerca ricadono parzialmente in aree interdette, dovranno essere opportunamente ridotte ed infine un'istanza è esterna al limite delle 12 miglia". Per quest'ultima istanza, denominata convenzionalmente 'd 30 G.R-.NP', presentata dalla Northern Petroleum "è proseguita l'istruttoria in quanto è ubicata esternamente al limite delle 12 miglia".
La direzione competente del ministero sentito il parere favorevole espresso dalla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (Cirm), nella seduta del 23 febbraio scorso, ha provveduto a comunicare alla società richiedente di presentare la documentazione per l'avvio della procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale).

La società Shell Italia E&P ha assunto il ruolo di rappresentante unico di sei permessi di ricerca per idrocarburi in mare, in compartecipazione con Northern Petroleum ltd, ubicati nella zona di mare antistante Trapani. L'area di ricerca di cinque permessi è ubicata all'esterno delle zone tutelate dal D.lgs. 128/2010, mentre un'area di ricerca è risultata interferente con zone tutelate. Per tre dei sei permessi è stata presentata istanza di sospensione del decorso temporale e, quindi, delle attività programmate, mentre per gli altri tre è stato chiesto il differimento del termine di perforazione del pozzo esplorativo al marzo 2012. [Adnkronos/Ing]

- Quelle mostruose trivelle nel mare siciliano (Guidasicilia.it, 09/05/11)

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08 giugno 2011
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