No al Ponte sullo Stretto

Anche La Lega Nord contraria all'opera ''per i possibili rischi economici e politici''

10 marzo 2003
Il Ponte sullo Stretto di Messina non piace alla Lega Nord che vede nel progetto, 'gioiello' del piano di infrastrutture pubbliche del governo, possibili "rischi sia dal punto di vista economico che politico", anche perché verrebbe realizzato "in una delle zone a maggior rischio di infiltrazioni criminose".

La Lega è dunque "critica sulla scelta del governo".
 
Lo schema di decreto che riforma secondo i criteri indicati dalla legge Obiettivo la società 'Stretto di Messina', è arrivato all'esame della commissione Ambiente della Camera, e il dibattito si è subito concentrato sulla questione della realizzazione del Ponte.

E mentre Ugo Parolo (Lega), che condivide "gran parte delle osservazioni" dell'opposizione espresse da Fabrizio Vigni (Ds), pone serie critiche all'opportunità di realizzare il Ponte, il relatore di Forza Italia del provvedimento Basilio Germanà, "respinge le obiezioni espresse dall' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Enzo Boschi", che ha sottolineato il rischio di realizzare un'opera simile in territorio sismico, osservando come "tali argomentazioni siano frutto di meri studi teorici".

Secondo Parolo non si può "esprimere pregiudiziale contrarietà ad un'opera di tale rilevanza" ma è "corretto compiere un'analisi precisa dei costi-benefici e dei rischi che l'opera potrebbe comportare sia dal punto di vista politico che economico".

La stessa Infrastrutture spa, rileva Parolo, "non ha inteso classificare il Ponte sullo Stretto al primo livello fra le opere da realizzare"; sono dunque necessarie "ulteriori ed approfondite valutazioni". Ma il deputato auspica che "la posizione assunta dalla sua parte politica non possa essere strumentalizzata".

Parolo esprime dunque "perplessità sul progetto" e ritiene che "debba essere tenuta nella debita considerazione" anche l'obiezione relativa al fatto che "l'opera non è ritenuta remunerativa". Infine la Lega considera necessario che la società Stretto di Messina abbia ruolo di stazione appaltante per alcune opere secondarie, ritenendo "impensabile che tali opere possano essere realizzate da general contractor".

Fonte: La Sicilia

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10 marzo 2003

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