No al taglio dei parlamentari in Sicilia

La commissione Affari istituzionali dell'Ars ha respinto il ddl sulla riduzione da 90 a 70 parlamentari

03 febbraio 2011

La commissione Affari istituzionali dell'Ars ieri ha respinto il disegno di legge sulla riduzione del numero dei parlamentari regionali da 90 a 70. Il ddl era stato presentato dal deputato Giovanni Barbagallo (Pd), che ne era il relatore.
Per il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, "la bocciatura è un fatto negativo, perché s'è persa non solo l'occasione per dare un ulteriore segnale in direzione della riduzione dei costi della politica, ma anche per dimostrare la volontà del Parlamento regionale siciliano, sia pur nel rispetto delle nostre prerogative autonomistiche, di adeguarsi alle altre realtà legislative d'Italia". "Tale riduzione - ha aggiunto Cascio - appare opportuna anche alla luce del raffronto con i dati provenienti dalle altre Regioni. Basti pensare che, valutato il rapporto tra abitanti e deputati, il dato siciliano (1 deputato ogni 55.746 abitanti) risulta paradossale rispetto, ad esempio, alla Lombardia, dove, invece, vi è un consigliere ogni 118.440 abitanti". "Credo - ha concluso Cascio - sia venuto il momento che la Sicilia dimostri la volontà di evolversi anche sotto questo versante, perciò intendo ricorrere agli strumenti che il regolamento interno espressamente mi attribuisce, affinché il provvedimento non vada perduto e venga sottoposto all'aula, cosicché i deputati possano esprimere il loro voto alla luce del sole".

Su 11 deputati presenti in I commissione al momento del voto, sono stati otto i contrari al ddl e tre i favorevoli: Giovanni Barbagallo (relatore), Nino Di Guardo e Lillo Speziale, tutti del Pd. "Padre" della norma è stato Barbagallo, che da due anni si batte per fare votare il provvedimento. "La bocciatura della proposta di riduzione dei deputati non mi sorprende, so quanto è forte la preoccupazione di perdere qualche seggio", ha detto il deputato del Pd, secondo il quale "è prevalso, purtroppo, lo spirito di conservazione".
"Dopo le posizioni assunte dal presidente della Regione Raffaele Lombardo e dal presidente dell'Ars Francesco Cascio, pensavo a un orientamento diverso almeno da parte dei loro partiti di riferimento. Evidentemente, quando si devono conservare le poltrone non c'è vincolo di partito che tenga". "L'esigenza di un riequilibrio - ha continuato - è oggettiva e si inserisce nel dibattito in corso a livello nazionale. La riduzione è opportuna, anche in rapporto ai dati delle altre regioni. L'Ars ha il numero più alto (in termini assoluti) di componenti. Con venti deputati in meno la Regione avrebbe risparmiato oltre sette milioni l'anno".
I consiglieri regionali sono così ripartiti: Abruzzo 45, Basilicata 30, Calabria 50, Emilia Romagna 50, Friuli Venezia Giulia 59, Lazio 71, Liguria 40, Lombardia 80, Marche 40, Molise 27, Piemonte 63, Puglia 70, Sardegna 80, Sicilia 90, Toscana 65, Trentino Alto Adige 70, Umbria 30, Valle D'Aosta 35 e Veneto 60.

Contro il ddl hanno votato i deputati di maggioranza Livio Marrocco di Fli, Francesco Calanducci e Nicola D'Agostino per il Mpa e i parlamentari dell'opposizione Rudy Maira e Toto Cordaro del Pid, Vincenzo Vinciullo e Raimondo Torregrossa del Pdl e Giovanni Greco del gruppo Misto.
Secondo il PdL i componenti del gruppo in commissione hanno votato contro rispetto a "una valutazione tecnico-giuridica del testo presentato". "In aula apporteremo le giuste correzioni - ha sostenuto il gruppo del Pdl in una nota - e approveremo un testo che sia compatibile sotto il profilo giuridico. Auspichiamo che il presidente Cascio calendarizzi già per martedì prossimo l'esame del ddl in aula". [Lasiciliaweb.it, GdS.it]

- Ma credevate davvero che passasse? (SiciliaInformazioni.com)

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03 febbraio 2011

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