No Muos tra lotta e diplomazia

Il MoVimento 5 Stelle ha incontrato il console statunitense Donald Moore per discutere della pericolosità del Muos

23 marzo 2013

Una cabina di regia deciderà la reale pericolosità delle antenne del MUOS di Niscemi. E’ stato deciso giovedì scorso nel corso di un incontro a Roma, cui hanno partecipato rappresentati del Minstero dell’Ambiente, il ministro della Salute Renato Balduzzi, il presidente dell’Istituto superiore della Sanità Enrico Garaci, l’assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, quello al Territorio Mariella Lo Bello e il generale Luca Goretti, in rappresentanza del Ministero della Difesa.
Di questo organismo faranno parte l’Istituto superiore della Sanità, l’Agenzia regionale dell’Ambiente, l’Istituto superiore della ricerca e protezione ambientale e il professore Massimo Zucchetti, proposto dal presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampiero Trizzino.

Sempre sul fronte della struttura di contrada Ulmo a Niscemi, c’è stato anche un incontro all’Ars tra Trizzino, il vice presidente dell’Ars Antonio Venturino e il console americano Donald Moore per cercare di avviare un’operazione trasparenza sul destino del Muos.
"Dopo avere ribadito la nostra posizione e la necessità di nuovi rilevamenti - ha detto Trizzino - e di una collaborazione con gli Usa affinché vi sia certezza dell’impatto sulla salute, abbiamo invitato il console a parlare con una delegazione dei comitati niscemesi affinché chiarisca la posizione di apertura nei confronti della popolazione. E’ un’operazione di trasparenza che deve assolutamente esserci per riconquistare la fiducia nelle istituzioni che per troppo tempo è mancata". Trizzino ha anche chiesto di visionare presso la base di Sigonella l’accordo internazionale tra Usa ed Italia con il quale venne siglato, nel 2005, il primo via libera all’impianto radar.
"Un incontro proficuo quello con il console americano Donald Moore - ha dichiarato Venturino - che ha mostrato la disponibilità americana a fare chiarezza sulla questione Muos e a non prendere sottogamba le esigenze della popolazione siciliana".

Niscemi come la Val di Susa? - Due convogli statunitensi scortati da poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, ieri mattina avrebbero forzato il blocco degli attivisti No Muos nei pressi del presidio contro l'installazione del sistema satellitare della Marina Usa. Lo ha reso noto il Comitato di Base Niscemi.
"La tregua seguita agli accordi fatti prima delle elezioni - afferma il comitato - quindi è definitivamente saltata. Continuano sempre più pressanti le prove di forza del governo agonizzante contro cittadini che lottano per il rispetto del proprio territorio e della propria salute". "Si apre una voragine - conclude il Comitato - tra la volontà di un popolo che lotta per la sua autodeterminazione ed uno Stato padrone che non esita ad usare la violenza contro mamme giovani ed anziani mostrando il suo vero volto: servo dei potenti e violento con chi al contrario dovrebbe tutelare".

Ma il commissariato di polizia di Niscemi smentisce che ci siano state azioni di forza per fare transitare gli automezzi diretti alla base Usa di contrada Ulmo. "Una trentina di agenti sarebbero stati schierati per fare "cordone" ed evitare il contatto con i dimostranti. Tranne qualche protesta verbale delle donne No Muos, non ci sono stati atti di intolleranza né dall'una né dall'altra parte. Durante questa fase, la polizia ha chiuso la strada al transito di ogni altro automezzo. Si poteva passare a piedi e con la possibilità di essere identificati dagli agenti in servizio". I comitati No Muos che in giornata sono diventati ancora più numerosi per l'arrivo di tanti attivisti da vari centri della Sicilia, si sono riuniti nella serata a Niscemi in Piazza Municipio, per dare vita a una manifestazione di protesta.

Ed è notizia dei giorni scorsi l’indagine su due donne, di 32 e 35 anni, per violenza privata, resistenza e oltraggio a pubblici ufficiali nell'ambito delle contestazioni a militari Usa davanti la stazione radar Muos avvenuti il 6 marzo scorso. La Procura di Caltagirone ha emesso nei loro confronti avvisi di conclusioni indagini e comunicazioni di garanzia.
Sull'episodio è stata presentata alla magistratura una dettagliata informativa dalla Digos della Questura di Caltanissetta e dal commissariato di polizia dello Stato di Niscemi. Secondo l'accusa, le due donne avrebbero impedito, con violenza e minaccia l'ingresso nella base, per circa un'ora e mezza, di un pullman dove si trovavano militari della marina americana, fra cui l'ammiraglio comandante della Zona Sud Europa di stanza a Napoli, opponendo resistenza alle forze di polizia intervenute per garantire la libertà di accesso alla struttura base e insultando gli operatori con frasi offensive.
Dalla Procura di Caltanissetta hanno sottolineato che deve essere garantita "sia la libertà di manifestazione del pensiero dei cittadini, sia la libertà movimento e l'agibilità completa della base militare e dei componenti delle forze armate Nato nei delicati compiti istituzionali loro demandati, nonchè degli eventuali soggetti privati e pubblici incaricati della manutenzione o dell'esecuzione di lavori nella struttura".

La Procura di Caltagirone ha ricordato che "saranno perseguite penalmente, secondo le forme e le modalità stabilite dalle leggi in vigore, violenze e minacce che trasmodino dall'ambito della protesta pacifica e del diritto di critica e di riunione e di manifestazione del pensiero, o che intralcino le libertà di azione delle truppe militari Nato, la funzionalità della Base o che provochino danni materiali agli impianti e alle installazioni militari".

 

[Informazioni tratte da Sicilia5stelle.it, ANSA, Adnkronos/Ign, LiveSicilia.it]

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23 marzo 2013

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