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Non c'è pace in Medio Oriente

Strage in una scuola rabbinica di Gerusalemme. La Città Santa non veniva colpita dal 2004

07 marzo 2008















Era dal 2004 che la Città Santa, Gerusalemme, non veniva colpita da attentati terroristici da parte palestinese. La strage di ieri, purtroppo, sembra aver dato fine a questo periodo di tregua.
Nove morti e sette feriti: è il bilancio dell'attacco terroristico contro il Merkaz Harav Yeshiva, il più importante collegio rabbinico di Gerusalemme, nel quartiere di Kyriat Moshe, noto centro di studi ebraici vicino al movimento dei coloni. Otto gli studenti uccisi, più uno degli attentatori, freddato da uno studente. Otto studenti tutti giovanissimi: due avevano 15 anni, altri due 16 e altri due ancora 18. Tra le vittime, inoltre, un 19enne e un giovane di 26 anni. Gravi le condizioni di tre dei feriti.

La dinamica dell'attacco - Ieri sera, intorno alle 20.00 (le 19 in Italia), un estremista palestinese è riuscito ad infiltrarsi all'interno del collegio e ha aperto il fuoco sugli studenti intenti nella lettura dei libri sacri. L'attentatore ha continuato a sparare raffiche ad altezza d'uomo, falciando chiunque gli si presentasse davanti, fino a quando non è intervenuto Yitzhak Dadon, 40 anni, uno degli studenti: "Sentivo l'eco degli spari dalla biblioteca, un edificio separato da quello dove si studia e si prega. Sono salito sul tetto e mi sono messo in attesa con il fucile spianato". Nel collegio c'erano circa 300 studenti, in parte abitanti a Gerusalemme e in parte provenienti dalle colonie della Cisgiordania. Fra questi, per motivi di sicurezza, alcuni erano armati. Ma nella biblioteca, la maggior parte degli allievi (in prevalenza ragazzi di circa 16 anni) erano disarmati. La polizia è convinta che all'attentato abbia partecipato anche un secondo palestinese che sarebbe però riuscito a fuggire. Una massiccia caccia all'uomo è stata organizzata in tutta la Città Santa.
Pochi istanti dopo la strage una folla di centinaia di persone si è radunata davanti al collegio inscenando una protesta: “Morte agli arabi, morte agli arabi”, hanno urlato i dimostranti, molti dei quali sono religiosi ebrei. La polizia sta tentando di tenere a bada la folla. Nella Striscia di Gaza invece i residenti sono scesi in strada a festeggiare dopo aver appreso la notizia dell'attacco.

La rivendicazione -
L'emittente libanese di Hezbollah, Al Manar, ha detto che l'attentato è stato rivendicato da un gruppo finora sconosciuto, Kataeb Ahrar el Jalil, le "Brigate degli uomini liberi della Galilea - Gruppo del martire Imad Mugnieh e martiri di Gaza". Il riferimento è al capo militare di Hezbollah ucciso a Damasco il 12 febbraio scorso, e alle vittime dell'offensiva israeliana dei giorni scorsi nella Striscia di Gaza. L'attribuzione ad Israele dell'uccisione fatta da Hezbollah è stata negata da Tel Aviv che ha smentito qualsiasi implicazione nell'episodio. Ma il 14 febbraio il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha dichiarato una “guerra aperta” a Israele.
Un portavoce di Hamas ha descritto l'attacco nella scuola rabbinica come un “attacco eroico” in risposta “ai crimini” di Israele. “Questo attacco eroico a Gerusalemme è una risposta normale ai crimini dell'occupante (Israele, ndr) e alle sue uccisioni di civili”, ha detto il portavoce, senza tuttavia espressamente rivendicare a nome del suo gruppo l'azione condotta da due terroristi.

Le reazioni - “Il presidente palestinese Abu Mazen condanna l'attentato di Gerusalemme e ha ribadito la sua condanna a tutti gli attacchi che colpiscono i civili, che siano palestinesi o israeliani”, questa la dichiarazione di Saeb Erekat, collaboratore del presidente palestinese, citato dal sito online del quotidiano israeliano Haaretz.
Israele, tramite il portavoce del ministero degli Esteri Arye Mekel, ha dichiarato che continuerà i colloqui di pace con i palestinesi nonostante l'attentato che ha ucciso nove persone. “Questi terroristi stanno tentando di distruggere le opportunità di pace ma noi per certo continueremo i colloqui di pace”, ha dichiarato Mekel, citato dallo stesso quotidiano online israeliano.
"Gli Usa sono con voi". Il presidente americano George W. Bush ha chiamato il premier israeliano Ehud Olmert, per garantire che gli Stati Uniti "sono fermamente al fianco di Israele" e condannano "nel modo più forte possibile" un "attacco barbaro e malvagio contro civili innocenti".

Dopo il sanguinoso attentato a Gerusalemme il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha convocato una riunione d'urgenza sul Medio Oriente, per mettere nero su bianco una risoluzione di condanna. La Libia si è però opposta all'adozione del testo che aveva bisogno dell'unanimità per essere varato. "Non c'è stato accordo perché la delegazione libica non ha voluto condannare l'attentato senza un riferimento agli avvenimenti a Gaza", ha detto l'ambasciatore americano al Palazzo di Vetro Zalmay Khalilzad, spiegando che un testo del genere sarebbe stato inaccettabile per gli Stati Uniti. Il suo collega russo Vitaly Churkin, che ha la presidenza di turno dei Quindici, ha confermato che il Consiglio non ha trovato l'accordo e ha deplorato la situazione affermando che l'attentato di Gerusalemme "meritava di essere trattato a parte".
Durissimo il commento di Israele. Secondo Tel Aviv il fallimento è frutto dell'infiltrazione di "terroristi" nel Consiglio di sicurezza. L'assenza di una dichiarazione di condanna "fa sì che ci si chieda che cosa faccia il nostro Paese in questo edificio", ha osservato l'ambasciatore israeliano all'Onu, Dan Gillerman.
Il segretario generale dell'Onu, Ban-Ki moon, ha condannato "nei più forti termini il selvaggio attacco" e si è detto "profondamente preoccupato" perché l'attentato rischia di "minare il processo politico che si deve percorrere per raggiungere una pace sicura e duratura tra israeliani e palestinesi".

[Informazioni tratte da Corriere.it e Repubblica.it]

- Una promessa di pace... (Guidasicilia.it 28/11/07)

 

 

 

 

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07 marzo 2008
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