Non c'è pace in Medioriente... Mentre torna il terrore in Libano, Israele dichiara Gaza ''entità nemica''

20 settembre 2007

Non c'è pace in Medioriente. Mai. Nel Libano, dopo tre anni, è ripiombato l'incubo terroristico, mentre i rapporti tra Israele e Hamas peggiorano sensibilmente.

Strage a Beirut - A quasi tre anni di distanza dall'assassinio di Rafiq Hariri, nel febbraio del 2005, il Libano precipita di nuovo nel caos. Ieri un'autobomba, esplosa nel quartiere cristiano di Sin el-Fil, alla periferia est di Beirut, ha ucciso nove persone, fra le quali il deputato della maggioranza parlamentare antisiriana, Antoine Ghanem, 64 anni, membro di spicco del partito della Falange Cristiana. L'esplosione è avvenuta nei pressi dell'abitazione dell'ex presidente falangista Amin Gemayel il cui figlio, il ministro dell'Industria Pierre Gemayel, era stato ucciso a colpi di pistola il 21 novembre del 2006. Lo scorso giugno un altro membro del Parlamento, Walid Wido, era rimasto vittima di un'autobomba. E nel febbraio del 2005 un'autobomba uccise anche l'ex primo ministro Rafik al-Hariri, insieme ad altre 22 persone.
L'auto, imbottita di esplosivo, è saltata in aria - probabilmente azionata da un telecomando - al passaggio delle auto di Ghanem e della scorta. Il deputato era tornato appena due giorni fa in Libano da Dubai, dove si era rifugiato lo scorso giugno, dopo l'assassinio di Wido. ''Era tornato per partecipare alla seduta del Parlamento del 25 settembre'', ha spiegato il capo del blocco antisiriano, Saad Hariti. Ghanem aveva espresso a familiari e amici preoccupazioni riguardo alla sua sicurezza, e aveva deciso di dotarsi, nei prossimi giorni, di un'auto blindata.
L'attacco arriva a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, in programma per il 25 settembre, che si svolgeranno nella tensione fra l'opposizione, sostenuta da Damasco e Teheran, e la maggioranza parlamentare antisiriana, e con le quali verrà deciso il successore di Emile Lahoud, esponente della minoranza vicina alla Siria.

Dopo un periodo di ottimismo che aveva fatto seguito all'abbandono del Libano da parte delle forze siriane, la crisi politica si è riacutizzata nel novembre dell'anno scorso, quando le forze di opposizione pro-siriane, guidate dal movimento sciita Hezbollah, avevano ritirato i loro sei ministri dal governo guidato da Siniora. La riunione del Parlamento, convocato per il 25 settembre, avrebbe dovuto porre fine all'impasse politica. Ma l'impossibilità di giungere alla scelta di un candidato alla carica di capo dello Stato, che abbia un consenso notevole, fa temere agli analisti il ripetersi delle condizioni che portarono alla sanguinosa guerra civile durata 15 anni, fra il 1975 e il 1990.

La Gaza di Hamas è ''un'entità nemica'' -  Il gabinetto di sicurezza di Israele ha dichiarato ''entità nemica'' la Striscia di Gaza, conquistata da alcuni mesi da Hamas. Il gruppo fondamentalista islamico ha subito replicato: ''E' una dichiarazione di guerra''. La decisione israeliana potrebbe comportare il blocco delle forniture di elettricità, acqua e carburanti come ritorsione per i ripetuti lanci dei missili Qassam da Gaza verso il territorio israeliano.
Il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, promotore dell'iniziativa, ha precisato al gabinetto di sicurezza di essere favorevole a tagliare l'elettricità ma non l'acqua. Barak è invece contrario a lanciare un'offensiva militare su vasta scala contro i gruppi estremisti responsabili degli attacchi. Le misure approvate all'unanimità prevedono il taglio delle fornitura a Gaza del carburante utilizzato per le centrali elettriche, permettendo solo il necessario per l'alimentazione dei generatori degli ospedali, e la chiusura di tutti i valichi con la Striscia di Gaza, autorizzando solo il passaggio di cibo e medicine.

La decisione di Israele equivale a una ''dichiarazione di guerra'', ha detto il portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum. Il portavoce del premier destituito, Ismail Haniyeh, Taher al-Nunu ha aggiunto che ''la decisione costituisce una punizione collettiva che equivale a un crimine di guerra che la comunità internazionale non deve permettere''. In quanto agli attacchi con razzi Qassam, il portavoce ha detto che ''Hamas ha già offerto una tregua reciproca, ma tocca alla parte israeliana iniziare a rispettarla''. Anche il governo del presidente palestinese Abu Mazen ha condannato la decisione israeliana.
L'Urnwa, l'agenzia Onu che assiste i profughi palestinesi, spera che Israele non attui il taglio delle forniture a Gaza.

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20 settembre 2007

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